Storicamente. Laboratorio di storia

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Vincent Maroteaux, Jacques de Givry, Versailles, Le Grand Parc, Les Loges-en-Josas

Questa è un'opera innovativa perché mette al centro della narrazione il presente, piuttosto che il passato di Versailles. I due autori, che nell'ambito dei rispettivi campi disciplinari - Maroteaux è stato conservateur alle Archives Nationales, Givry è un esperto di paesaggio - hanno già fornito importanti contributi agli studi su Versailles, concentrano la loro attenzione sulla grande riserva di caccia, chiamata nel XVIII secolo Grand Parc, che circondava come una cintura verde il palazzo reale e il suo giardino. Ai loro occhi la reggia costruita da Luigi XIV nella seconda metà del XVII secolo è prima di tutto un sistema territoriale complesso, connubio riuscito fra un castello, una città e un giardino che organizza all'interno dei suoi tracciati regolati tutta la regione circostante.

Gli autori ripercorrono le tappe salienti della storia del parco di Versailles e individuano sul territorio le tracce che ancora testimoniano l'esistenza dell'immensa riserva. Di fronte alla rapida urbanizzazione che negli ultimi trent'anni ha interessato il territorio a sud-ovest di Parigi, al mutamento di culture e tecniche agricole e alla presentazione di vari progetti di investimento immobiliare, essi rivendicano la necessità di «tutelare e trasmettere alle generazioni future un patrimonio paesaggistico considerato come una delle meraviglie del mondo e di permettere ai suoi abitanti di fruire pienamente dei vantaggi offerti dal fatto di vivere in un ambiente che conserva ancora, in maniera sorprendente, il suo aspetto rurale e le vestigia di una storia lontana» (p. 7). La messa in opera di una grande campagna di restauro dei giardini (1990) e la classificazione della valle della Bièvre e della piana di Versailles fra i siti d'interesse storico (2000), rendono infatti particolarmente urgente una riflessione comune che produca progetti concreti per la tutela di queste terre fortemente segnate dalla presenza della riserva reale.

Alla luce di tale proposito il libro si divide in tre parti che mettono in luce la storia passata e presente del parco e abbozzano proposte operative per il futuro. La narrazione si articola attorno ad un ricco apparato iconografico, all'interno del quale si segnalano le suggestive fotografie di Givry che costituiscono la sezione centrale dell'opera. La raccolta di documenti cartografici, che copre un lungo arco temporale (dal 1662 a oggi), si configura inoltre come uno strumento fondamentale non solo per la ricostruzione storica del territorio, ma anche per delinearne i futuri interventi di tutela.

Nella prima sezione Maroteaux affronta le tappe dell'«ostinata conquista» (p. 29) che portò Luigi XIV a trasformare un modesto casino di caccia in una proprietà di circa 10.000 ettari all'interno della quale il Grand Parc, con i suoi 8.600 ettari di boschi, giardini e fattorie, aveva una predominanza spaziale assoluta. Organizzata sulla base delle esigenze della caccia - molti terreni furono destinati all'allevamento della selvaggina o attraversati dai viali destinati agli equipaggi del re - la riserva fu più di ogni altro luogo del regno «lo spazio del re» (p. 79): Luigi XIV vi era presente come sovrano, come signore feudale e, avendo acquisito più di due terzi delle terre, come proprietario terriero. Le comunità rurali, chiuse all'interno delle mura del domaine, dovettero ridurre le loro attività economiche. Le vie di commercio che, passando per Versailles, collegavano la Normandia a Parigi, furono interrotte. Durante la Rivoluzione, la proprietà reale, esclusi il castello e il giardino, fu lottizzata e messa all'asta. A nulla valsero i tentativi di Napoleone e di Luigi XVIII per ricostituire l'insieme: le campagne di acquisizione riuscirono a ricomporne "solo" 1.500 ettari.

Nella seconda parte Givry individua sul territorio della piana di Versailles le tracce ancora visibili della presenza della monarchia. Novanta fotografie documentano la sopravvivenza di parte delle mura di recinzione, dei canali, degli stagni-serbatoio del sistema idraulico e dei tracciati dei viali.

L'ultima parte presenta tre saggi che, analizzando lo stato attuale del patrimonio paesaggistico di Versailles, individuano gli strumenti per garantirne la tutela e i possibili scenari operativi. Particolarmente rilevante è il contributo di Y. Perillon, inspecteur des Sites, che illustra i termini della futura gestione - e riqualificazione - delle terre classificate come sito storico e i progetti elaborati dall'Ecole du Paysage per riorganizzare, «in un ottica globale» l'antica proprietà reale.