Storicamente. Laboratorio di storia

Dossier

Guerra e rappresentazione del nemico

Un forte nesso lega la guerra alla figura del nemico. Così, al variare delle forme dell’una corrisponde il mutare delle rappresentazioni dell’altro. La figura del nemico – così fortemente ambigua, perché fondamentale ai fini della costruzione della nostra stessa identità – ha sempre goduto di un eccesso di rappresentazione. Essa, specie quando più fortemente percepita come simile a noi, è stata dipinta secondo tratti di grande forza espressiva: sia che sia abbozzata in forme simili a quelle umane, sia che non lo sia.
Nell’Iliade l’inimicizia fra Achei e Troiani non porta alla disumanizzazione di Ettore. Poco dopo, però, una chiara separazione fra amico e nemico apparirà in Eschilo. In generale, tuttavia, nel mondo greco l’ostilità fra greci e barbari si sarebbe presentata nella forma di “ostilità naturale”. Al contrario, nel mondo romano il nemico divenne un nemico convenzionale, da integrare – anche quando palesamente “inferiore” - all’interno della comunità civile. Solo verso la fine dell’Impero il terrore spingerà a rappresentare il nemico secondo tratti zoomorfi. Il cristianesimo trasformò la teoria e la pratica della guerra. Così pure avvenne per l’immagine del nemico. Nel medioevo cristiano essa si arricchì attraverso l’apporto fornito da nemico di religione (l’Islam all’esterno, gli eretici all’interno). Il nemico assoluto da quel momento divenne nemico diabolico, capace di confondersi con grande abilità perché tanto simile all’amico. La nuova attenzione e la nuova asprezza verso il nemico interno fu all’origine del fenomeno delle crociate contro gli eretici e dell’inquisizione (ma anche della stigmatizzazione della figura dell’ebreo).
L’età moderna si aprì con la scoperta dell’esistenza di un Altro estremo (gli amerindi) e con il riconoscimento del definitivo tramontare della respublica christiana. Il mondo era ormai popolato di nemici assoluti, da raffigurare nel modo più disumanizzante possibile (per denotarlo circolano le immagini, tratte dal linguaggio mitico e religioso, dell’Idra, del cinghiale che devasta la vigna del Signore, della puttana di Babilonia). L’affermazione dello stato nazionale coincise con la modificazione dell’immagine del nemico: non più indeterminata, ma sempre più stabilizzata. Soprattutto, imponendosi una netta distinzione fra “interno” ed “esterno” della vita nazionale, i nemici finirono per perdere il connotato della criminalità. Poiché la guerra era ora combattuta fra Stati, il nemico si fece nemico convenzionale. La guerra fuori d’Europa, però, era altra cosa: essa poteva sempre trasformarsi in genocidio di popoli “inferiori”.
La Rivoluzione francese aggiunse un nuovo dato: la guerra ideologica, combattuta da un popolo armato di fede politica oltre che di fucili. Il nemico, poiché ostile all’unica verità accettabile, fu quindi fortemente esposto al rischio di venire criminalizzato, screditato moralmente, e disumanizzato. E ciò senza che vi fosse distinzione fra nemico interno e nemico esterno. Nel Novecento si sarebbe realizzata la piena crisi della politica moderna. E sulla base della sua piena ideologizzazione venne meno anche la distinzione fra nemico e criminale. Come pure quella, correlata, fra civile e militare. Oltre a essere criminalizzato, quindi, il nemico – sia per i totalitarismi, sia per l’età della guerra fredda - finì per essere anche disumanizzato.