Storicamente. Laboratorio di storia

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Pierre Donadieu, Michel Périgord, Le Paysage. Entre natures et cultures

Questo libro costituisce una sintesi efficace e originale sul tema del paesaggio e sul ruolo che esso ha rivestito, e ancor oggi riveste, nell’ambito della cultura europea. I due a. fanno il punto di una riflessione di lungo corso sulle dinamiche spaziali e territoriali, che li ha visti protagonisti di un innovativo filone di studi sulla socio-geografia dei paesaggi urbani, periurbani e rurali francesi e europei a partire dagli anni Ottanta.

Partendo dall’assunto che l’idea di paesaggio è una costruzione individuale e collettiva che traduce il rapporto tra uomo, spazio e natura (pp. 24-25), sottolineano come nella sua definizione ciò che si vede (e il modo di guardarlo) e i modelli culturali che ne producono la rappresentazione svolgono un ruolo sincronico e paritario. Da qui una serie di questioni destinate a chiarire le trasformazioni della nozione di paesaggio attraverso la lente dei ricercatori, degli artisti, degli scrittori e delle società: i paesaggi sono semplicemente le risultanti dell’economia mondiale di mercato? Li si può ridurre all’idea di un patrimonio pubblico da tutelare? A cosa può condurre la strumentalizzazione di tale nozione quando essa entra all’interno del dibattito pubblico?

Per rispondere, gli a. si soffermano inizialmente sulla storia del concetto di paesaggio, a partire dalle origini artistiche e letterarie fino alla definizione scientifica grazie all’apporto delle scienze geografiche e dell’ecologia. Ampio spazio è attribuito anche alla nascita della nozione di paesaggismo, termine ambivalente che rimanda sia all’idea del paesaggio rappresentato che del paesaggio materialmente progettato, e al ruolo che in questo processo ha giocato lo spazio del giardino nel quale, a partire dal XVIII secolo, la pittura di paesaggio ha cominciato ad acquisire una concretezza progettuale, divenendo il modello di organizzazione dello spazio.

I capitoli seguenti si concentrano invece sulla contemporaneità. Si affrontano le politiche messe in atto dal governo francese per la tutela, la patrimonializzazione e lo sviluppo dei paesaggi nazionali. La riflessione viene poi allargata all’intero spazio europeo; qui i due a. si sono avvalsi della supervisione di Lionella Scazzosi, docente al Politecnico di Milano, che ha collaborato alla redazione della Convenzione Europea del Paesaggio (2000). Vengono presentate le radici culturali  delle diverse politiche di tutela applicate nei paesi del nord e del sud dell’Europa e le prospettive che si stanno aprendo per i nuovi Stati membri. Segue una riflessione sulle dinamiche sociali e operative per la costruzione delle identità paysagères e i loro modelli di riferimento. Donadieu e Périgord partono dal presupposto che «il processo di costruzione dell’identità, soprattutto quando esso è gestito e manipolato dal potere politico, trasforma lo spazio geografico in spazio sociale, in luoghi e territori» (G. de Méo, P. Buléon, p. 63). Dunque la natura identitaria dei paesaggi dipende dagli attori dei progetti locali, dalle tecniche impiegate, dai valori sociali e dalla maniera di coinvolgere gli abitanti.

I capitoli 5 e 6 sono dedicati agli strumenti e ai principi del paesaggismo con particolare riferimento agli approcci sia epistemologici che operativi adottati nella progettazione e nelle relazioni che i paesaggisti stabiliscono con i vari attori territoriali.

Il testo si conclude con alcune riflessioni fortemente ancorate al dibattito attuale: «il paesaggio, progetto culturale delle società, non è solamente la conseguenza visibile dell’organizzazione di un territorio geograficamente localizzato» (p. 101), dunque i progetti per la sua gestione variano a seconda delle culture nazionali e locali e implicano un dialogo costante tra gli attori sociali, le comunità che vivono sul territorio e i professionisti. Dal dialogo nascono le proposte paesaggiste e i principi che ne regolano l’applicazione (qui delineati attraverso alcuni casi di studio). Tale azione è fondata sul desiderio di concepire il territorio quale prodotto di un progetto cosciente di paesaggio culturale che prevede luoghi propizi alla creazione o al recupero dei legami sociali che regolano la vita quotidiana delle comunità (p. 101).

Ben strutturato, efficace, di facile lettura eppure denso di concetti, di esempi e di un apparato bibliografico che fa il punto sulla più recente letteratura francese, Le Paysage si configura come un utile strumento, seconde le stesse intenzioni degli a., per quanti – insegnanti, studenti, professionisti e ricercatori – si vogliono avvicinare al tema del paesaggio e alle politiche per la sua tutela e trasformazione.