Storicamente. Laboratorio di storia

Editoriale

Il Dipartimento di Discipline Storiche ha messo a punto, grazie soprattutto all’impegno di una nuova generazione di studiose e di studiosi, un nuovo strumento di lavoro, per dare conto dell’intensa attività di ricerca che si sviluppa al suo interno e per aprire il dialogo con l’intera comunità scientificasulle prospettive degli studi storici e umanistici.

Come ogni scelta, anche questa comporta la consapevolezza di un rischio – quello dell’inadeguatezza e del fallimento – ma anche una buona dose di “ottimismo dell’intelligenza”, che non è presunzione sulle proprie forze e capacità, ma che scaturiscedalla convinzione di aver individuato un bisogno culturale non pienamente soddisfatto, al quale ci si fa carico di rispondere: una risposta, tra le tante possibili, che va affinata con il tempo e con la capacità di coinvolgere interlocutori interessati a collaborare a un progetto tanto impegnativo.

Un progetto appunto, perché Storicamente non vuole essere un bollettino dipartimentale, che faccia il punto sulle ricerche in corso, né un Annale deputato a fare circolare gli studi dei giovani ricercatori. Storicamente vuole essere, invece, a tutti gli effetti una rivista, cioè un laboratorio di ricerca e di progettazione scientifica che nasce sia da una convinzione teorica e metodologica, sia da una valutazione sullo stato degli studi storiciin Italia. La rivista infatti è stata costruita su tre idee forza: la prima consiste nel ritenere storia e scienze umaneun campo fortemente integrato di ricerche e studi, nel quale le diverse ermeneutiche disciplinaririescono valorizzate e arricchite dal confronto e dalla contaminazione continui; la seconda investe specificamentela ricerca storica e riguarda la necessità di superaregli steccati disciplinari accademici,fondati su rigide separazioni cronologiche, per assumere invece il tempo storico come campo unitarionel qualelunghe e brevidurate diventanochiavi euristicamente significative solo in un intreccio permanente, perché, come ci ha insegnato Braudel,i fatti della storia sono inintellegibili se non come costrutti pluritemporali.Al di là quindi dei diversi specialismi, il lavoro storiografico più fruttuoso è quello che sa utilizzarli come parzialità, come limitida superare: sonostrumenti d’indagine, non l’oggetto dell’indagine.

La terza idea forza riguarda il dialogo tra le generazioni di studiosi. La rivista lo fa proprio, come elemento di stimolo all’innovazione scientifica, come prassi che assume nei fatti e non solo nelle dichiarazioni di intenti. La ricerca storica eumanistica è per noi un cantiere sempre aperto, con il cartello “lavori in corso” sempre ben visibile sulla porta di ingresso.

Le rubriche della rivista costituisconosemplicemente una bussola per orientare il lettore nell’articolazione delle attività del laboratorio. Queste ultime ruotano attorno ad un fulcro tematico – ilDossier – che ogni sei mesi definirà un ambito di temi nel quale fare vivere concretamente quelle idee forza di cui si è parlato prima. Ma le stesse attività attraversano anche le altre rubriche dedicate alla ricerca specialistica, al dibattito scientifico, alla presentazione di fonti e di strumenti per la ricerca, agli usi pubblici della storia e delle scienze umane. Un’attenzione particolare viene poi dedicata ai problemi della formazione universitaria e della comunicazione/divulgazione delle conoscenze scientifiche in ambito storico, geografico, antropologico,politologico.

La rubrica dedicata alla “tecnostoria” tematizza il rapporto tra ricerca umanistica e strumenti informatici da un lato e rete dall’altro: essa esprime la consapevolezza che la rivoluzione informatica ha modificato profondamente il lavoro dello storico e in generale dell’umanista non solo dal punto di vista tecnico, ma anche metodologico. E dai saggi qui presentati emergerà come non occasionale ed estrinseca la scelta di fare di Storicamente una rivista on line invece che cartacea.“On line” per noi significanon solo fare ricerca con la rete, ma usarla per comunicare i risultati del lavoro d’indagine e dialogare su di esso con la comunità scientifica, secondo intensità e latitudini irraggiungibili da una rivista cartacea. E’ poi innegabile che “l’on line”comporti una implicita scelta antiaccademica, ed enfatizzi una immagine del ricercatore come intellettuale curioso e aperto al dialogo interdisciplinare, estraneo aivincolidi appartenenze ideologiche o di scuola troppo ristrette e fossilizzate,interessato alla sperimentazionepiuttosto che alla difesa di presunti canoni interpretativi.

Oggi la nostra impresa comune, come un’agile imbarcazione, lascia il suo bacino di carenaggio e entra in mare aperto, per iniziare un viaggio che ci auguriamo lungo e denso di scoperte e incontri stimolanti, da cui speriamo derivi un effettivo contributo all’avanzamento degli studi e delle conoscenze: un viaggio ovviamente senza meta, come ogni viaggio della mente.