Storicamente. Laboratorio di storia

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Massimo Firpo, Dario Marcatto, Il processo inquisitoriale del cardinal Giovanni Morone. Nuova edizione critica, vol. I: Il processo d’accusa, con la collaborazione di Luca Addante e Guido Mongini, Roma, Libreria Editrice Vaticana, 2011, CXXV-1379 pp.

La prima edizione del Processo Morone (Istituto storico italiano per l’età moderna e contemporanea, Roma 1981-1995, 6 voll.) fu una iniziativa editoriale estremamente preziosa ed innovativa, scaturita dall’intento di contribuire ai vivaci dibattiti apertisi a partire dagli anni ’60 e soprattutto ’70 sulla storia religiosa del ’500 italiano, e particolarmente sul Beneficio di Cristo. I curatori erano inoltre mossi «dall’esigenza di capire le matrici del radicalismo degli esuli religionis causa che Delio Cantimori aveva lasciato in larga misura irrisolte» (p. V). Il cardinal Giovanni Morone (1509-80) rappresentava d’altronde una figura chiave per penetrare in quel tornante: vescovo di Modena, dove si sviluppò una comunità di eretici verso la quale fu particolarmente tollerante, capofila insieme al cardinal Reginald Pole della potente fazione degli «spirituali» che fu ferocemente avversato da Gian Pietro Carafa (Paolo IV, 1555-59) e dagli «intransigenti», perseguitato da quest’ultimo che lo fece incarcerare a Castel Sant’Angelo, poi riabilitato da Pio IV e inviato a presiedere le ultime sessioni del Concilio di Trento. La corposa edizione, insieme ai vari studi di Massimo Firpo che la accompagnarono (in particolare Inquisizione romana e Controriforma. Studi sul cardinal Giovanni Morone e il suo processo d’eresia, Bologna, il Mulino, 1992; II edizione riveduta e ampliata: Brescia, Morcelliana, 2005), fece nuova luce sui conflitti interni alla Curia romana negli anni centrali del ’500. Queste ricerche permisero in particolare di scardinare il paradigma jediniano della «riforma cattolica», mostrando in modo inconfutabile gli enormi conflitti e rivalità che attraversarono la Curia pontificia in quei decenni fondamentali per la riorganizzazione della Chiesa romana di fronte alla sfida protestante ed «eretica» (cfr. in proposito anche il più recente lavoro dello stesso M. Firpo, Vittore Soranzo vescovo ed eretico. Riforma della Chiesa e Inquisizione nell’Italia del Cinquecento, Roma-Bari, Laterza, 2006). La vecchia edizione del Processo moroniano fu il frutto di ampi scavi svolti nei vari archivi in cui era sparsa la documentazione, inquisitoriali e non solo: per es. nel vol. V, pubblicato nel 1989, erano compresi estratti dai dispacci dei vari ambasciatori sul caso Morone, che rappresentano un preziosissimo elemento di confronto e di verifica. Ma essa, conclusasi col vol. VI pubblicato nel 1995, allorché i due curatori già avevano iniziato a lavorare all’edizione di un altro fondamentale processo (I processi inquisitoriali di Pietro Carnesecchi. Edizione critica, Città del Vaticano, Archivio Segreto Vaticano, 1998-2000, 2 voll.), non poteva tener conto dei documenti conservati presso l’Archivio dell’ex Sant’Uffizio romano, la cui apertura, com’è noto, avvenne solo nel 1998. Subito emerse nuova documentazione relativa al Processo Morone, per cui, come Firpo e Marcatto scrivono (forse eccedendo in modestia): «Ancor fresca di stampa, insomma, l’edizione del processo moroniano diventava parziale, imprecisa, obsoleta» (p. XI). Questa nuova edizione, prevista in tre grandi volumi, di cui in questa sede si dà conto dell’unico recentemente apparso (dei due seguenti è prevista la pubblicazione entro il 2014), integra la vecchia documentazione con la nuova, e la riordina secondo uno schema logico e cronologico migliore rispetto alla pur pregevolissima precedente edizione, che risentiva del suo «carattere di work in progress» e del continuo «emergere di nuove fonti nel corso della ricerca» (p. XII). Il volume è corredato da una introduzione storica sul processo sotto Paolo IV e da una ricca e esaustiva nota critica, corredata da grafici e tabelle che aiutano non poco il lettore ad orientarsi in questa ostica e abbondante documentazione. Questo «ritorno» sul Processo Morone da parte di Firpo e Marcatto testimonia il loro «senso di responsabilità nei confronti del mestiere dello storico» (p. XI). Il risultato finale è uno strumento preziosissimo per gli studiosi, base di partenza obbligata per ogni lavoro che voglia riaffrontare in modo serio e documentato le origini della Controriforma in Italia, nonché le dinamiche e i conflitti dell’età tridentina. Su questi argomenti non sono mancate sintesi, piccole e grandi, talvolta di successo (almeno sul piano editoriale), ma, spesso e volentieri, troppo accattivanti e/o «ideologiche», e fondate su «pregiudizi» inaccettabili: per es., da parte cattolica, su una visione apologetica tendente a sminuire le divisioni interne alla Curia romana o a presentare come «positivo» o «modernizzatore» l’operato della Chiesa; da parte laica, sulla ricerca aprioristica di una via italiana alla modernità e/o di una specifica «religione italiana». Opere non a caso troppo spesso avulse da uno studio scrupoloso delle fonti, al contrario delle sempre ben documentate ricerche di Firpo, che partendo da una solida ipotesi storiografica ne ha trovato convincenti conferme in una vastissima documentazione.