Storicamente. Laboratorio di storia

Dossier

Le relazioni culturali e intellettuali tra Italia e Francia dalla Grande Guerra al Fascismo. Introduzione

PDF

Abstract

L’articolo presenta i risultati di un progetto di ricerca italo-francese triennale sui rapporti culturali intellettuali tra Francia e Italia dalla Prima guerra mondiale al Fascismo. I contributi raccolti nel dossier analizzano le politiche culturali francesi in Italia soprattutto a partire dall’Istituto francese di Firenze, il primo degli istituti culturali fondati dalla Francia all’estero, e dalle relazioni che Julien Luchaire, ideatore e fondatore dell’IFF, coltivò con gli intellettuali italiani durante la sua direzione. Attenzione particolare è riservata all’anno della neutralità dell’Italia, in cui gli interventi per promuovere la mobilitazione interventista a fianco della “sorella latina” furono particolarmente intensi. Sono inoltre osservati gli sviluppi avvenuti con la rottura sociale e politica che investì i due paesi nel 1917, quando in Francia si consumava la crisi dell’Union sacrée, mentre l’Italia era attraversata da proteste sociali e subiva la disfatta di Caporetto. Vengono infine considerate le trasformazioni innescate della Prima guerra mondiale negli anni di ricostruzione morale e civile del primo dopoguerra, una fase densa di conflitti, caratterizzata tanto dall’emergere di nuovi ideali e nuove utopie, quanto dal riesplodere di vecchie tensioni internazionali.

Nei decenni che precedettero la Prima guerra mondiale, le reti e le iniziative culturali vissero una internazionalizzazione di ampiezza e soprattutto di frequenza senza precedenti, facilitate da nuovi “dispositivi” amplificatori e acceleratori di transfert culturali come i congressi e le riviste internazionali. Come è noto, già prima della guerra i momenti di incontro internazionale avevano offerto occasioni non solo di collaborazione e confronto amichevole tra intellettuali di vari paesi, ma anche di rivalità[1]. Le spinte nazionalistiche e le rivalità imperialistiche maturate nel corso dell’Ottocento esplosero e si ridefinirono con la Grande Guerra. L’agosto del 1914 segnò un momento di svolta generale che aprì una fase di profonda ridisposizione anche nell’ambito delle relazioni intellettuali e culturali europee. Sotto i colpi della guerra, amicizie e alleanze istituzionali e personali talora si lacerarono, talora si rinforzarono, producendo effetti che avrebbero condizionato a lungo la vita intellettuale e culturale europea. La trasformazione dei rapporti tra istituzioni culturali e tra intellettuali italiani e francesi nel decennio 1914-1924, su cui si concentra il nostro dossier, permette di osservare un segmento particolarmente significativo nello schema delle relazioni tra i vari paesi europei.

I saggi qui proposti[2] sono il frutto della rielaborazione delle comunicazioni presentate e discusse durante le giornate di studio e i seminari realizzati nell’ambito del progetto di ricerca su Le relazioni culturali e intellettuali tra Italia e Francia negli anni della Grande Guerra, coordinato da Caterina Zanfi e diretto da Patrizia Dogliani (Dipartimento di Storia, Culture, Civiltà dell’Università di Bologna), Roberto Bianchi (Dipartimento SAGAS dell’Università di Firenze) e Frédéric Worms (École normale supérieure, Parigi), finanziato su bando competitivo della Mission du Centenaire de la Première guerre mondiale (Francia), sostenuto dall’Institut Français Firenze e patrocinato dalla Missione per il Centenario della Prima guerra mondiale (Italia). Nel triennio 2014-2016 il progetto ha coinvolto una ventina di studenti, dottorandi e giovani ricercatori di varie discipline dell’École normale supérieure di Parigi e delle università di Bologna e di Firenze. Le diverse fasi della ricerca sono state presentate nel corso di tre incontri seminariali organizzati presso il Dipartimento di Storia, Culture, Civiltà dell’Università di Bologna il 30 maggio 2014 (Relazioni intellettuali e culturali tra Italia e Francia negli anni della Grande Guerra: l’anno della neutralità), l’Istituto francese di Firenze il 27 marzo 2015 (La Grande Guerra e le sue conseguenze sulle relazioni intellettuali e culturali tra Francia e Italia) e l’École normale supérieure di Parigi il 12 marzo 2016 (1914-1924 tra Francia e Italia: dalla Grande Guerra al Fascismo)[3].

L’interesse principale è rappresentato dalle politiche culturali francesi in Italia, svolte soprattutto attraverso l’Istituto francese di Firenze, il primo degli istituti culturali fondati dalla Francia all’estero, e le relazioni che Julien Luchaire, ideatore e fondatore dell’IFF, coltivò con gli intellettuali italiani durante la sua direzione, soprattutto nell’anno della neutralità dell’Italia, per promuovere la mobilitazione interventista a fianco della “sorella latina”. Sono inoltre rilevanti gli sviluppi avvenuti con la rottura sociale e politica che investì i due paesi nel 1917, quando in Francia si consumava la crisi dell’Union sacrée, mentre l’Italia era attraversata da proteste sociali e subiva la disfatta di Caporetto. Le trasformazioni innescate della Prima guerra mondiale avrebbero prolungato i propri effetti negli anni di ricostruzione morale e civile del primo dopoguerra, una fase densa di conflitti, caratterizzata tanto dall’emergere di nuovi ideali e nuove utopie, quanto dal riesplodere di vecchie tensioni internazionali. Le fratture diplomatiche emerse nel corso delle trattative di pace avviate nei dintorni di Parigi, e in particolare lo scontro tra Italia e Francia sulla ridefinizione dei confini sul Mar Adriatico, ebbero pesanti ricadute sulle relazioni culturali, all’indomani di un conflitto totale che aveva visto una parte rilevante del mondo intellettuale partecipare pienamente e convintamente alla mobilitazione culturale.

L’eco della guerra e dell’immediato dopoguerra era ancora riconoscibile nelle relazioni italo-francesi fino al 1924, un anno politicamente significativo per ambedue i paesi, sia sul piano prettamente politico – l’Italia, dal 1922, era governata da Mussolini – sia su quello intellettuale, e per molti versi diametralmente opposto. Mentre muovevano i primi passi la Società delle nazioni e la Commissione internazionale per la cooperazione intellettuale, al cui interno entrambi i paesi avrebbero svolto ruoli importanti, la cultura francese si allontanava dall’impegno morale nella guerra europea per sperimentare nuove forme di espressione intellettuale ed artistica, a partire dalla rivoluzione surrealista, e dal ripensamento da parte di militanti ed artisti rispetto alla prima fascinazione per la rivoluzione russa e per il Parti Communiste Français. Nel maggio 1924 le elezioni in Francia portarono al successo il Cartel des gauches, ponendo fine ad un periodo di egemonia delle destre Bleu Horizon, segnato da un duro revanchismo e da una chiusura sia diplomatica che culturale nei confronti della Germania weimariana. L’Italia fascista, al contrario, si preparava ad un periodo di conformismo intellettuale, solo percepibile nel 1924. Dopo anni di violenza squadrista che, con scontri, omicidi e assalti a sedi pubbliche e abitazioni private avevano portato alla disarticolazione delle organizzazioni democratiche e sindacali, con le elezioni dell’aprile 1924 e la crisi politica e morale che seguì l’assassinio del deputato socialdemocratico Giacomo Matteotti nel giugno, si assiste all’ultimo anno di vita dell’Italia liberale prima della costruzione del regime fascista.

Il ruolo fondamentale svolto dall’Istituto francese di Firenze per tutto l’arco di tempo considerato fa da sfondo e da cornice al nostro dossier ed è osservato in due fasi storiche differenti dagli articoli di Monica Pacini ed Elisa Sanna. L’attività di Julien Luchaire viene analizzata da Monica Pacini dalla fondazione dell’Istituto nel 1907 sino ai primi anni del dopoguerra. Le strategie politiche che attraversarono le iniziative culturali del direttore dell’Istituto per orientare le élite italiane e l’opinione pubblica vengono ricostruite con precisione sia attraverso programmi culturali ed editoriali come la rivista «France-Italie» e la «Revue des nations latines», sia mediante le reti di relazioni personali intrattenute da Luchaire con intellettuali italiani come Ferrero, Salvemini, Barbagallo e alcuni “vociani”, il ruolo dei quali andò sempre più politicizzandosi durante la guerra.

Una simile difficoltà a separare gli aspetti politici da quelli intellettuali nelle attività dell’Istituto emerge anche dal saggio di Elisa Sanna, dedicato alla fase del dopoguerra, quando avvenne una riorganizzazione dei programmi accompagnata dall’allontanamento di Luchaire dalla direzione nel 1920. Come era avvenuto sin dalla fondazione del Grenoble, la missione e le funzioni dell’istituzione culturale francese a Firenze venne definita anche nel dopoguerra per controbilanciare la presenza culturale tedesca e le attività del Kunsthistorisches Institut, rinforzando le attività di ambito musicale, archeologico e soprattutto storico-artistico, che sarebbero state investite da censure e attacchi già nei primi anni del fascismo.

Nel quadro della diplomazia culturale francese, viene considerata per la prima volta anche l’attività svolta dall’Istituto francese di Firenze e di Milano nei primi anni della guerra, in particolare dal filosofo francese di origine genovese Dominique Parodi, di cui Stéphan Soulié ripercorre la “mobilitazione spirituale” nella propaganda culturale in Italia a partire dallo spoglio di documenti inediti del suo lascito, oltre che dalle conferenze di guerra e dagli articoli della «Revue des nations latines». I temi letterari della latinità si intrecciarono in Parodi a letture filosofiche della guerra, del diritto, della democrazia e della pace per giustificare l’antica famigliarità delle sorelle latine e la necessità della loro unione contro la Germania.

La storia culturale e politica tedesca entra spesso in gioco per comprendere in modo più ampio alcune articolazioni e transizioni dei rapporti franco-italiani. Le relazioni sia della Francia che dell’Italia con la Germania ebbero infatti un peso determinante nel passaggio italiano dall’alleanza con gli Imperi centrali all’entrata in guerra a fianco dell’Intesa. I rapporti tra due paesi quasi sempre condizionarono il loro atteggiamento nei confronti del terzo: così la vicinanza alla Francia comportò spesso l’esacerbarsi dell’ostilità verso la Germania, e viceversa la prossimità alla Germania accompagnò posizioni non interventiste e di diffidenza verso la Francia. Ciò avvenne tanto sul piano politico quanto su quello filosofico, letterario e artistico, dove il tema della latinità fu svolto sempre di più in senso antigermanico.

La triangolazione italo-franco-tedesca viene trattata da Caterina Zanfi nel suo riverbero sulle dispute filosofiche che opponevano molti intellettuali fiorentini filofrancesi e interventisti alla cultura tedesca, il cui emblema nell’Italia di quegli anni era il neohegelismo napoletano. Gli attacchi dei vociani a Croce e attraverso lui alla tradizione filosofica tedesca, la partecipazione di Croce e altri germanisti al gruppo neutralista «Pro Italia Nostra», gli interventi del filosofo sulle pagine de «La Critica» e i suoi rapporti non lineari con Georges Sorel tracciarono fin dall’anno della neutralità italiana un fronte franco-tedesco nella cultura filosofica italiana.

Il rilievo dell’influenza tedesca nelle tensioni politiche italo-francesi è descritta invece da Elisa Marcobelli dal punto di vista dell’evoluzione politica del socialismo nell’anno della neutralità. A partire da una descrizione della situazione del socialismo a inizio agosto 1914 in Francia e in Italia, dove emersero rispettivamente le personalità di Jaurès e di Mussolini, viene ricostruito l’incontro dei due partiti alla riunione della II Internazionale alla fine di agosto 1914, e la successiva tensione con i socialisti tedeschi, anche a causa dell’impegno di questi ultimi in una missione in Italia per portare i socialisti italiani ad appoggiare un intervento a fianco della Germania.

La propaganda culturale si svolse anche attraverso mezzi artistici innovativi come il cinematografo, di cui Luchaire aveva esplorato nell’anteguerra l’uso nell’insegnamento e di cui entrambi i paesi fecero ampio uso per rappresentare la guerra e per mobilitare l’opinione pubblica durante il conflitto e negli anni successivi. Selezionando numerosi esempi di pellicole degli anni 1915-1925 Enrico Gaudenzi instaura un paragone tra cinema francese e italiano, interpretando i diversi effetti formali anche alla luce delle diverse disponibilità tecniche e soprattutto delle diverse direzioni di propaganda e censura imposte dai due paesi. L’evoluzione del film bellico viene considerata anche nelle trasformazioni storiche che intervennero per entrambi i paesi dopo il 1917 e nel dopoguerra con l’imporsi della questione dei reduci.

Sul linguaggio cinematografico verte anche il saggio di Erik Pesenti Rossi, che osserva le corrispondenze e le attività parigine del critico e teorico del cinema Ricciotto Canudo. Trasferitosi a Parigi già nel 1902, Canudo vi fondò le riviste «Montjoie!» e «Gazette des sept arts» con l’intento di confederare un “cinema latino” a scopi propagandistici. Inizialmente vicino agli ambienti artistici futuristi, durante la guerra Canudo si avvicinò a futuri ammiratori del fascismo come il portoghese esule a Parigi Francisco Homem Christo, e si appropriò di temi tipici dell’Action française.

Nel loro insieme, i saggi offrono dunque un contributo analitico e sintetico alla storia dei fenomeni culturali che attraversarono Italia e Francia nel decennio 1914-1924, puntando l’obiettivo su definiti centri geografici (Firenze, Milano, Napoli, Parigi), su linguaggi artistici come il cinema, su particolari movimenti politici o dibattiti filosofici, e mettendo a fuoco anche alcune tendenze di breve e di più lungo periodo che si fanno eco nell’insieme dei contributi.

Si aggiungono alcuni tasselli inediti alla storia delle relazioni intellettuali internazionali, particolarmente arricchita dall’ultimo quadriennio di commemorazioni[4], traendo profitto dal contesto internazionale e transdisciplinare del dibattito nel quale sono maturate le ricerche stesse di questo dossier, permettendo di combinare le voci della storiografia politica, sociale, culturale, filosofica ed artistica. Emerge così una vicenda comune, nella quale la storia italiana e francese rivelano la profondità della loro connessione. Persino nel contesto della Grande guerra che segnò l’apertura del secolo, si rivela il ruolo rilevante svolto dalla circolazione, dall’incontro e dallo scambio culturale e intellettuale internazionale, che non si interruppe nonostante le ostilità e i conflitti, ma anzi vi partecipò con un coinvolgimento e con ripercussioni politiche rilevanti.

Teniamo a ringraziare le istituzioni che hanno promosso il progetto di ricerca italo-francese sulle relazioni intellettuali e culturali tra Italia e Francia durante la Grande Guerra, permettendoci di organizzare gli incontri di Bologna, Firenze e Parigi e di pubblicare i testi qui raccolti: il Laboratoire d’Excellence TransferS (PSL), l’École normale supérieure di Parigi, l’USR 3608 République des Savoirs (CNRS/ENS Paris/Collège de France) nell’ambito del suo programma «L’Europe intellectuelle et la Première Guerre mondiale», l’Istituto Francese di Firenze, il Dipartimento di Storia, Culture, Civiltà dell’Università di Bologna, il Dipartimento SAGAS (Storia, Archeologia, Geografia, Arte e Spettacolo) dell’Università di Firenze, l’Università italo-francese, l’Alliance française di Bologna, la Missione per il Centenario della Prima guerra mondiale che ha concesso il patrocinio, la Mission du Centenaire de la Première Guerre mondiale che ha promosso e sostenuto il progetto sin dalla fase di ideazione. Rivolgiamo infine un ringraziamento particolare a Benoît Tadié, attaché de coopération scientifique et universitaire all’Institut français d’Italie nel periodo di realizzazione del progetto, Isabelle Mallez, direttrice dell’Istituto Francese di Firenze, Frédéric Worms dell’École normale supérieure di Parigi, oltre che a Romain Jalabert, agli organizzatori e a tutti coloro che hanno partecipato agli incontri e nutrito un dialogo italo-francese che ci auguriamo di proseguire in futuro.


Note

1. Sulla storia dei Congressi internazionali nel XX secolo si rinvia a Wolf Feuerhahn – Pascale Rabault-Feuerhahn (a cura di), La fabrique internationale de la science. Les congrès scientifiques de 1865 à 1945, numero monografico, «Revue germanique internationale», XII (2010) e a Frédéric Worms – Caterina Zanfi (a cura di), L’Europe philosophique des congrès à la guerre, numero monografico, «Revue de métaphysique et de morale», CXXII (4/2014).
2. Ad eccezione del contributo di Erik Pesenti Rossi, aggiunto successivamente.
3. I resoconti delle attività sono pubblicati sul carnet hypothèses https://1418frit.hypotheses.org.
4. Tra i contributi più recenti sulla storia culturale e intellettuale degli anni investiti dalla Grande Guerra ricordiamo Posman, Sarah, Cedric Van Dijck, e Marysa Demoor (a cura di), The Intellectual Response to the First World War: How the Conflict Impacted on Ideas, Methods and Fields of Enquiry, Brighton, Portland, Sussex Academic Press, 2017; Xavier Pla, Maximiliano Fuentes, Francesc Montero (a cure di), A Civil War of Words. The Cultural Impact of the Great War in Catalonia, Spain, Europe and a Glance at Latin America, Oxford, Bern, Berlin, Bruxelles, Frankfurt am Main, New York, Wien, Peter Lang, 2016, con saggi di José Alvares Junco, Patrizia Dogliani, Vita Fortunati et al.; Roy MacLeod, ‘Science and Scientists,’ in Jay Winter (a cura di) Cambridge History of the First World War, Cambridge, Cambridge University Press, 2014, vol. 5, pp. 434-459.