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Fonti e documenti

“Sollevazione di Tommaso Aniello di Napoli“. Il manoscritto di Alessandro Molini (BUB, ms 2466)

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Abstract

This is a diplomatic-interpretative edition of the manuscript Sollevazione di Tommaso Aniello di Napoli, written by Alessandro (Fra’ Sebastiano) Molini in the 17th Century. The introduction highlights the importance of the engravings inserted in the codex by the author. Since the end of the 19th Century many historians had been interested in those images because they depict main characters and places of the Neapolitan uprisings. The paper also offers a manuscript’s bibliography and the list of catalogues owned by Biblioteca Universitaria di Bologna.

Fortuna del manoscritto

Il manoscritto seicentesco di Alessandro (Fra’ Sebastiano) Molini, Sollevazione di Tommaso Aniello di Napoli,[1] è stato sovente citato dagli storici per una peculiarità che lo contraddistingue rispetto ad altre testimonianze coeve ai tumulti napoletani di metà Seicento: la presenza di numerose immagini, sia incisioni che acquarelli, nel corpo del volume.

Il primo a esaminare il materiale iconografico e testuale fu Bartolomeo Capasso. Nel 1884 stava infatti intraprendendo studi in tema masanielliano a seguito del ritrovamento, da parte dell’allora direttore del Museo di San Martino Felice Nicolini, di una testa di legno depositata nei magazzini del museo e che, erroneamente, si presupponeva rappresentasse il volto del capopopolo. In quell’occasione Capasso venne a sapere che nella Biblioteca Universitaria di Bologna era conservata la cronaca di Molini, e Nicolini ne commissionò una copia da inserire nella collezione napoletana, oltre a disporre l’inclusione delle riproduzioni fotografiche di stampe e dipinti presenti nell’originale. Nel saggio del 1897 Masaniello ed alcuni di sua famiglia effigiati nei quadri, nelle figure, e nelle stampe del tempo, Capasso descrisse il manoscritto come «affatto sconosciuto ai nostri scrittori», e si fece inviare l’originale presso la Biblioteca Nazionale di Napoli per poter meglio giudicare il materiale visuale [Capasso 1993, 158-160].

Lo studioso non esitò a definire le immagini da subito «figure allusive» degli avvenimenti narrati, e si convinse del loro essere un’aggiunta successiva avvenuta in concomitanza alla trascrizione, databile attorno al 1680, degli appunti annotati trentatré anni prima dal frate. Negò anzi che fossero state tutte raccolte e conservate al tempo dei tumulti e asserì che parecchie erano in realtà «appropriate agli avvenimenti e ai personaggi» di cui parlava l’autore, per quanto non vi fosse reale corrispondenza con «ciò che l’epigrafe appostovi dal copista pretendeva indicare» [162-163].

Capasso riportò diversi esempi a suffragio della sua tesi. Ad esempio, tacciò di non autenticità il ritratto di Perrone e la riproduzione delle due galere; si soffermò a valutare la vera provenienza delle ultime tre incisioni; si sorprese dell’opera di assemblaggio di più stampe che rendono la c. 24 r un collage prodotto con mezzi quanto mai artigianali. Considerò poi alcuni primi piani di Masaniello e della famiglia, rilevandone anche in questo caso la natura spuria. Al contrario, per quanto concerne l’acquarello di Tommaso Aniello, i mezzi busti della moglie, della sorella e del cognato, non ne mise in dubbio l’autenticità e genuinità, confermate come erano, a suo parere, dalla «napoletanità delle fisionomie delle due donne» e dalle scritte, coerenti con l’argomento trattato nel testo, vergate sul memoriale impugnato dal cognato [164-173].

Concludeva dunque il Capasso:

per quanto poi riguarda la parte artistica tutte queste figure sono, come chiaramente si vede, lavori dozzinali incisi in legno da artisti di poco valore, forse non napolitani, ma che lavoravano pel popolo desideroso di conoscere o di tener ricordo del suo Capitan Generale. Esse per la poca abilità degli esecutori, non danno che un’approssimativa idea del personaggio che intendevano rappresentare. Sembra inoltre che miseramente finita la rivoluzione, sparissero dal commercio, o perché distrutte per timore degli Spagnuoli, o perché poco curate dalle persone intelligenti e da coloro, che per altro non avevano mancato di raccogliere notizie e di narrare i fatti di cui erano stati testimoni. E poiché niuna di esse, si trova inserita nei tanti Mss. e nelle non poche raccolte di fogli volanti e di stampe riguardanti quell’avvenimenti ed appartenenti a quell’epoca, dobbiamo essere grati al buon frate rocchettino, che forastiere e curioso non disdegnò di raccogliere e conservare questi singolari ricordi che altrimenti sarebbero andati al certo perduti [173-174].

Qualche anno dopo, nel 1900, Vittorio Spinazzola ribatté agli argomenti di Capasso con l’articolo Masaniello e la sua famiglia secondo un codice del Secolo XVII. Mosso dalla volontà di «completare», «rettificare» e «contraddire» quanto sostenuto dal collega che, a suo dire, era giunto a «conclusioni acute, quanto non esatte», Spinazzola si dedicò ad una capziosa e «più oculata ricerca» sulle immagini del manoscritto. Con l’intenzione di definire precise categorie in base alle quali suddividere le stampe, si chiese quale fosse stato il sistema utilizzato da Molini per selezionare ed inserire le raffigurazioni. Suo scopo era quello di stabilirne il valore in modo corretto e univoco [Spinazzola 1900, 1-2].

Nella sua ripartizione Spinazzola metteva le sette incisioni di alta qualità delle cc. 5 r, 24 r, 75 v-76 r, 103 r, 139 v-143 r, su piani differenti rispetto alle restanti ventitré, di fattura più dozzinale e sicuramente di minor pregio artistico.

Per quanto riguarda la prima delle acqueforti della prima categoria, c. 5 r, Spinazzola interpretò quanto non era riuscito a decifrare Capasso, ovvero la scritta aggiunta a posteriori «T. A. Perr. F. S. T. Pescha», sciolta da lui nella didascalia esplicativa «T(ommaso) A(niello) P(errone) F(ra’) S(ebastiano) T(ommaso) A(niello) Pescha» [6]. A entrambi gli storici sfuggì però l’origine della rappresentazione: la scena del pescatore che svolge l’attività presso una riva è un rifacimento, non pedissequo, della sezione di destra di un’incisione dell’artista francese Jacques Callot, Le petit port, appartenente alla serie dei Paysages gravés pour Jean de Mèdicis [Russel 1975, 298: fig. 245].

Ancora, rispetto alla stampa ottenuta dal «mosaico di altre stampe» di c. 24 r, Spinazzola obiettò a Capasso di non aver notato come «la parte inferiore del lato dritto non vi manchi […] per consunzione o altro accidente, ma […] fu proprio ritagliata così come oggi si vede, seguendone il disegno» [Spinazzola 1900, 6].

Le due seguenti, La deroute des Espaignols dans la ville de Naples a l’arrivee de M. le Duc De Guise, cc. 75 v-76 r, e il l’effige di Carlo della Gatta unita alla mappa dell’assedio di Orbetello, c. 103 r, furono da entrambi gli studiosi apprezzate per la loro finezza, ma non vennero ulteriormente indagate. Si notò come fossero state inserite senza subire mutamenti [8].

Sono poi interessanti le correzioni apportate da Spinazzola al saggio di Capasso riguardo le ultime tre acqueforti che occupano le cc. 139 v-143 r. Riconobbe gli autori delle «tre belle incisioni fiorentine» che rappresentano altrettanti scenari del tutto avulsi dalla Campania. Le prime due erano state composte da Orazio Scarabelli, mentre la terza riportava invece la firma di Stefano della Bella. Spinazzola ebbe quindi il merito di aver migliorato gli appunti del Capasso, per il quale «la prima, lavoro di un tal Filippo Succhiello da Siena, rappresenta un arsenale, forse quello di Venezia […]. La seconda, firmata da Orazio Scarabelli fiorentino, rappresenta un torneo assai probabilmente organizzato a Firenze» [8]. Se, però, secondo Spinazzola Capasso non si era accorto che entrambe le incisioni erano opera dello stesso autore, egli stesso non si rese a sua volta conto che nella prima non si era voluto rappresentare l’arsenale di Livorno, ma si era riprodotta la Naumachia allestita a Palazzo Pitti nel 1589 in occasione del matrimonio tra Ferdinando I e Cristina di Lorena [Garbero Zorzi 2007, 116-117].

Nella stessa occasione si era celebrato anche il Torneo riproposto nell’immagine seguente, dove l’ambientazione fiorentina è testimoniata dalla facciata della Chiesa di Santa Croce sullo sfondo.[2]

Livornese, come dimostra la statua dei Quattro Mori posta nell’angolo a sinistra, è invece lo scenario della stampa di Della Bella. Spinazzola, anche in questa occasione, avvertì i lettori dell’errore di Capasso, che aveva parlato di una «nave veneziana» e non si era accorto dello stemma mediceo posto sui legni. Il titolo esatto è Uomini in piedi presso la riva di una galera, e sicuramente non rappresenta, come vorrebbe far credere Molini nella sua prosa, il vascello francese affondato presso l’Isola di Procida nel 1648.[3]

Delle altre ventitré immagini ripartite in gruppi Spinazzola disse che «originariamente eran tutte stampe colorate rappresentanti persone molto in vista, come ora si direbbe, o costumi». Capì che alcune di esse erano rimaste intatte, mentre le altre erano state oggetto di adattamenti compiuti dall’autore del manoscritto. Definì addirittura «diabolico» il lavoro eseguito da Molini per modellare le sembianze di personaggi e cavalli secondo le sue esigenze. Quello che «mago Molini» aveva intrapreso era stato un assiduo susseguirsi di ritocchi e mascheramenti al fine di ottenere una «ricca iconografia» partendo da un repertorio iniziale di poche stampe. Una «industre fantasia» aveva portato quindi il frate, sempre secondo Spinazzola, a inventare storie per inserire le immagini possedute e giustificarle. «Egli, come nel suo racconto, non ci dà che l’impressione sua» e «non ebbe un solo ritratto autentico e contemporaneo», ma aveva acquistato le incisioni in un periodo successivo agli eventi su qualche piazza non necessariamente napoletana [Spinazzola 1900, 9-19].

Spinazzola riesaminò anche le raffigurazioni di Perrone, della moglie, della sorella e del cognato di Masaniello riconosciute come «genuine» da Capasso. Dopo averne messo in luce rimaneggiamenti e contraddizioni, concluse il suo saggio con un ragionamento intuitivo:

la verità è che se stampe di tal genere fossero state fatte dei personaggi di quella rivoluzione esse sarebbero certamente venute in possesso del nostro frate ‘cercatore’, e se si fossero stampate ne avremmo fra le adoperate da lui alcune, almeno alcune delle persone più importanti di essa: di Masaniello, di suo fratello, di don Giulio Genoino e così via. Invece, per Masaniello e Don Giulio egli fu costretto al supremo sforzo di far degl’interi acquarelli, pel cognato e per gli altri, ad usare stampe di personaggi del tempo e, assai probabilmente, di ‘costumi’ [25-26].

I saggi di Capasso e Spinazzola rimasero per lungo tempo gli unici studi sul diario di Molini.

Solo circa un secolo dopo, nel 1994, l’editore Elio De Rosa attirò l’attenzione sull’importanza del manoscritto, inserendo una generosa selezione di immagini all’interno del secondo numero della collana Protagonisti nella storia di Napoli. Grandi napoletani, curato da Aurelio Musi e dedicato, giustappunto, a Masaniello. Le stampe furono poste qui a illustrare i saggi dei diversi studiosi che contribuirono al volume, per quanto nessuno facesse esplicito riferimento al manoscritto bolognese né alla copia partenopea.

Stessa cosa accadde, se si eccettua una breve esposizione introduttiva e la trascrizione della c. 3 r, nei due prestigiosi volumi pubblicati nel 1998 Masaniello nella drammaturgia europea e nella iconografia del suo secolo [De Simone et. al. (eds.) 1998], e Masaniello [D’Esposito (ed.) 1998]. Anche in questi casi l’attenzione fu dedicata alla parte iconografica, tralasciando pressoché del tutto il vero e proprio racconto.

Negli ultimi anni si sono intensificati i riferimenti alle illustrazioni del manoscritto Molini.

Nel 2009 il codice è stato di nuovo ricordato per i suoi «muchisimos dibujos iluminados a la acarela» da Maria Teresa Cacho [Cacho 2009, 324].

Nel 2011 Alain Hugon ha arricchito il libro Naples insurgé 1647-1648. De l’évenement à la mémoire con alcune riproduzioni delle incisioni, per le quali il manoscritto è definito «superbe illustré» [Hugon 2011, 281. Hugon 2014, 352].

L’ultima pubblicazione che richiama alcune delle figure contenute nelle pagine di Molini è recentissima, del 2016. Si tratta del saggio di Joana Fraga e Joan-Luís Palos Trois révoltes en images: la Catalogne, le Portugal et Naples dans les années 1640 contenuto nel volume miscellaneo Soulèvaments, révoltes, révolutions dans l’Empire des Hasbourg d’Espagne XVIe-XVIIe Siècle [Fraga, Palos 2016].

A differenza di alcune immagini, il testo del diario di Molini è invece pressoché sconosciuto. Le uniche eccezioni sono costituite da Bartolomeo Capasso, che aveva sottolineato la singolarità della prosa dell’autore «poco culto ma curioso all’eccesso» e delle sue «confuse e sgrammaticate parole», nonché la persistenza di una marcata «subiettività» nel racconto [Capasso 1993, 160-161], e molto più recentemente da Silvana D’Alessio, che ha riportato interi brani della cronaca nella monografia Masaniello. La sua vita e il mito in Europa [D’Alessio 2007]. I riferimenti al testo di Molini sono qui peraltro tratti, come si desume dalla bibliografia, dal manoscritto napoletano.

Il valore di questa fonte pare dunque insito nella sua natura di ‘composito organizzato’, somma finale di materiali eterogenei: una sezione in prosa[4] e una in ottava rima[5] che riassume e commenta gli avvenimenti dei nove mesi di conflitto; una copiosa raccolta di bandi, avvisi e lettere stampate acquistati in loco e a proprie spese da Sebastiano Molini; nonché, soprattutto, un ampio assortimento iconografico che ancora oggi stimola l’immaginario dei contemporanei.


Bibliografia del manoscritto

Abbreviazioni:
  • BNN: Biblioteca Nazionale di Napoli;
  • BUB: Biblioteca Universitaria di Bologna;
  • SNSP: Società Napoletana di Storia Patria.
Copie del manoscritto Molini A., “Sollevazione di Tommaso Aniello di Napoli”, BUB, ms. 2466 (sec. XVII).

Molini A., Memorie della rivoluzione del 1647, SNSP, ms. XXVI C 1, sec. XIX.
Copia del sec. XIX del manoscritto Molini A., Sollevazione di Tommaso Aniello di Napoli, BUB, ms. 2466.
Il manoscritto napoletano è citato in Di Franco S. 2007, Le rivolte del Regno di Napoli del 1647-1648 nei manoscritti napoletani, («Archivio Storico per le Province Napoletane», CXXV), Napoli: SNSP, 80-81, nr. 88.
Lo stesso manoscritto è citato in D’Alessio S. 2007, Masaniello: la sua vita e il mito in Europa, Roma: Salerno Editrice, 62, 76, 88, 173, 317, 322, 325, 330, 343, 344, 374. Il titolo fornito nelle indicazioni bibliografiche è però differente: Racconto preceduto da Nova osservatione sopra il prodigioso mostro apparso in Polonia interpretato sopra li successi di Tommaso Aniello d’Amalfi, occorsi nella città di Napoli l’anno 1647, lungo 35 piedi: largo 4 cubiti e mezzo: alto 10 cubiti e mezzo: con scaglie al collo e alla coda: tutto il resto è rosso di color carne, e con faccia humana.

Capasso B, appunti sulla rivolta di mano del Capasso (carte sciolte non numerate), SNSP, ms. Capasso 08.09, (I-III).
Copia parziale del manoscritto Molini A., Sollevazione di Tommaso Aniello di Napoli, BUB, ms. 2466.
Manoscritto citato in Di Franco S. 2007, Le rivolte del Regno di Napoli del 1647-1648 nei manoscritti napoletani, («Archivio Storico per le Province Napoletane», CXXV), Napoli: Società Napoletana di Storia Patria, 406, nr. 88; 423, nr. 107.

Fonti manoscritte che fanno riferimento a Molini A., “Sollevazione di Tommaso Aniello di Napoli”, BUB, ms. 2466, o a copie dello stesso

Relatione del tumulto di Napoli principiato li 7 luglio 1647 essendone stato l’inventore Tomaso Aniello di Amalfi pescivendolo, copiato da me Gio. Battista Denti in gran parte da quello scriveva persona, quale stava con Mons. Nuntio in Napoli a Mons. Governatore nostro di Forlì, e il medesimo govern., dava a me soprascritto Gio. Battista, BNN, ms. XVIII.130.
Presente una riproduzione della Nova osservazione sopra il prodigioso mostro aparso in Polonia.
Manoscritto adespoto citato in Di Franco S. 2007, Le rivolte del Regno di Napoli del 1647-1648 nei manoscritti napoletani, («Archivio Storico per le Province Napoletane», CXXV), Napoli: Società Napoletana di Storia Patria, 397, nr. 73; 406, nr. 88.
Di Franco riporta solamente la prima parte del titolo: Relatione del tumulto di Napoli principiato li 7 luglio 1647 essendone stato l’inventore Tomaso Aniello di Amalfi pescivendolo.

Gualandi M. 1841, Biblioteca della Deputazione di storia patria per la Toscana, Lettere all’ASI, 5, 2017.
Lettera a Giovan Pietro Viesseux, Bologna, 5 maggio 1841, contenente una descrizione del manoscritto Molini A., Sollevazione di Tommaso Aniello di Napoli, BUB, ms. 2466.
Scheda tecnica del documento disponibile al link: http://manus.iccu.sbn.it//opac_SchedaScheda.php?ID=0000116121.

Studi che fanno riferimento al manoscritto Molini A., “Sollevazione di Tommaso Aniello di Napoli”, BUB, ms. 2466, o alle copie

Capasso B. 1897, Masaniello ed alcuni di sua famiglia effigiati nei quadri, nelle figure, e nelle stampe del tempo, Napoli: Giannini.
Il saggio è confluito nella raccolta del 1919:
– 1919, La casa e la famiglia di Masaniello. Ricordi della storia e della vita napoletana nel sec. XVII, Napoli: Giannini.
La pubblicazione del 1919 è stata riproposta nelle seguenti edizioni:
– 1993, Masaniello. La sua vita e la sua rivoluzione, Torre L. (ed.), Napoli: Luca Torre, 136, 158-174, 181.
– 2013, La casa e la famiglia di Masaniello, 143-156; 191-197, figg. 15-21, <http://www.liberliber.it/mediateca/libri/c/capasso/la_casa_e_la_famiglia_di_masaniello/pdf/capasso_la_casa_e_la_famiglia_di_masaniello.pdf>. Ultima consultazione il 28/11/2016.
Citati i manoscritti:
Molini A., Sollevazione di Tommaso Aniello di Napoli, BUB, ms. 2466, indicato col titolo La vera solevatione di Masaniello.
Descrizione del manoscritto e riproduzioni fotografiche delle cc. 5 v, 15 v, 22 r, 13 v, 21 r, 22 v, 23 v;
Memorie della rivoluzione del 1647, SNSP, ms. XXVI C 1, sec. XIX.

Spinazzola V. 1900, Masaniello e la sua famiglia in un codice del secolo XVII, «Flegrea. Rivista di lettere, scienze ed arti», 5 dicembre, 3-26.
Citati i manoscritti:
Molini A., Sollevazione di Tommaso Aniello di Napoli, BUB, ms. 2466.
Presenti anche riproduzioni fotografiche delle cc. 5 r, 24 r, 136 v, 137 r, 26 r, 126 r, 32 v, 13 v, 15 v, 126 v, 125 v, 22 r, 10 v, 23 v, 21 r;
Memorie della rivoluzione del 1647, SNSP, ms. XXVI C 1, sec. XIX.

Fulco G. 1994, La fortuna letteraria, in Musi A. (ed.) 1994, Masaniello, Napoli: Elio de Rosa Editore, («Protagonisti nella storia di Napoli. Grandi Napoletani», II), 42-47: 43, figg. 81-84.
Riproduzioni fotografiche tratte da Molini A., Sollevazione di Tommaso Aniello di Napoli, BUB, ms. 2466, cc. 22 r, 126 r, 15 v, 77 r.

Leone N. 1994, La vita quotidiana nella città eccessiva, in ivi, 26-31: 28, fig. 56.
Riproduzioni fotografiche tratte da Molini A., Sollevazione di Tommaso Aniello di Napoli, BUB, ms. 2466, cc. 75 v-76 r.

Musi A. 1994, Masaniello nella storia e nel mito, in ivi, 2-25: 4-5, figg. 6-10; 9-11, figg. 17-21; 14-15, figg. 26-30.
Riproduzioni fotografiche tratte da Molini A., Sollevazione di Tommaso Aniello di Napoli, BUB, ms. 2466, cc. 5 r, 22 v, 21 r, 9 v, 23 v; (c. non presente nel manoscritto: 9, fig. 17), 49 r, 3 r; 5 v, 1 v, 26 r, 44 r, 32 v.

Travi S. 1994, Masaniello tra oblio e rievocazione in alcune cerimonie napoletane, in ivi, 48-51: 49, fig. 99.
Riproduzione fotografica tratta da Molini A., Sollevazione di Tommaso Aniello di Napoli, BUB, ms. 2466, c. 8 v.

Bacchi M. C., Miani L. 1998, Vicende del patrimonio librario bolognese: manoscritti e incunaboli della Biblioteca Universitaria di Bologna, in Emiliani A., Pepe L., Dradi Maraldi B. (eds.) 1998, Pio VI Braschi e Pio VII Chiaramonti. Due pontefici cesenati nel bicentenario della Campagna d’Italia. Atti del convegno internazionale, maggio 1997, Bologna: Clueb, 421, nr. 271.
Citato Molini A., Sollevazione di Tommaso Aniello di Napoli, BUB, ms. 2466, poiché menzionato e descritto in: Catalogo dei codici della biblioteca di S. Salvatore, colla ricevuta dei commissari francesi, BUB, ms. 4122, sec. XVIII, c. 31 r, nr. 271.

De Simone R. et al. (eds.) 1998, Masaniello nella drammaturgia europea e nella iconografia del suo secolo, Napoli: Gaetano Macchiaroli Editore, 2, 7, figg. 4-5; 55-56, figg. 41-43; 57, fig. 45; 64, fig. 55; 68, fig. 63; 69, fig. 66; 76-77, fig. 76; 78, fig. 78; 81, figg. 83-84; 83, figg. 86-87; 84, fig. 88; 101, fig. 104; 321.
Citato e descritto Molini A., Sollevazione di Tommaso Aniello di Napoli, BUB, ms. 2466.
Riproduzioni fotografiche delle cc. 1 v, 26 r; 21 r, 13 v, 22 v; 23 v; 5 v; 15 v; 22 r; 3 r; 10 v; 7 v, 8 v; 6 v, 32 v; 9 v; 24 r.

D’Esposito F. (ed.) 1998, Masaniello, Roma: Editalia, 22, 44, 59, 60, 73, 76, 80, 96, 101, 113, 114, 120, 121, 141, 143, 145.
Riproduzioni fotografiche tratte da Molini A., Sollevazione di Tommaso Aniello di Napoli, BUB, ms. 2466, cc. 22 r (rappresentata sulla custodia rigida e ripetuta alle pag. 60, 101, 114, 143, 145), 125 r, 32 v, 26 r, 9 v, 7 v; 5 v, 10 v; 15 v; 21 r, 22 v; 44 r, 126 r, 77 r.

Antonino B. (ed.) 2004, Tesori della Biblioteca Universitaria di Bologna. Codici, libri rari e altre meraviglie, Bologna: Bononia University Press, 168-169.
Citato e descritto Molini A., Sollevazione di Tommaso Aniello di Napoli, BUB, ms. 2466.
Riproduzione fotografica della c. 5 v.

D’Alessio S. 2007, Masaniello: la sua vita e il mito in Europa, Roma: Salerno Editrice, 317.
Citato Molini A., Sollevazione di Tommaso Aniello di Napoli, BUB, ms. 2466.
Ivi, 62, 76, 88, 173, 317, 322, 325, 330, 343, 344, 374, è altresì citato Molini A., Memorie della rivoluzione del 1647, SNSP, ms. XXVI C 1, indicato da D’Alessio col titolo Racconto preceduto da Nova osservatione sopra il prodigioso mostro apparso in Polonia interpretato sopra li successi di Tommaso Aniello d’Amalfi, occorsi nella città di Napoli l’anno 1647, lungo 35 piedi: largo 4 cubiti e mezzo: alto 10 cubiti e mezzo: con scaglie al collo e alla coda: tutto il resto è rosso di color carne, e con faccia humana.

Di Franco S. 2007, Le rivolte del Regno di Napoli del 1647-1648 nei manoscritti napoletani, («Archivio Storico per le Province Napoletane», CXXV), Napoli: Società Napoletana di Storia Patria, 397, 405-406, 423.
Citati e descritti i manoscritti:
Relatione del tumulto di Napoli principiato li 7 luglio 1647 essendone stato l’inventore Tomaso Aniello di Amalfi pescivendolo, copiato da me Gio. Battista Denti in gran parte da quello scriveva persona, quale stava con Mons. Nuntio in Napoli a Mons. Governatore nostro di Forlì, e il medesimo govern., dava a me soprascritto Gio. Battista, BNN, ms. XVIII.130;
Molini A., Memorie della rivoluzione del 1647, SNSP, ms. XXVI C 1;
Capasso B, appunti sulla rivolta di mano del Capasso (carte sciolte non numerate), SNSP, ms. Capasso 08.09, (I-III).

Cacho M. T. 2009, Manuscritos hispánicos de las Bibliotecas de Parma y Bolonia: Biblioteca Palatina de Parma, Biblioteca Universitaria de Bolonia y Biblioteca del Archiginnasio de Bolonia, Kassel: Reichenberg, 324-325.
Citato e descritto Molini A., Sollevazione di Tommaso Aniello di Napoli, BUB, ms. 2466.

Hugon A. 2011, Naples insurgé 1647-1648. De l’évenement à la mémoire, Rennes: Presses Universitaires de Rennes, IX, figg. X-XI; 281, 313-316: 314, fig. 8.
Descrizione del manoscritto Molini A., Sollevazione di Tommaso Aniello di Napoli, BUB, ms. 2466.
Riproduzioni fotografiche delle cc. 21 r, 13 v; 5 v.

Villari R. 2012, Un sogno di libertà. Napoli nel declino di un impero 1585-1648, Milano: Arnoldo Mondadori Editore, 626.
Il manoscritto citato è sicuramente Molini A., Sollevazione di Tommaso Aniello di Napoli, BUB, ms. 2466. Tuttavia è stato, presumibilmente a causa di un refuso, riportato con la segnatura «Biblioteca Universitaria di Bologna, ms. R. G. 2231, f. H».

Hugon A. 2014, La insurrección de Nápoles 1647-1648. La construcción del acontecimiento, Zaragoza: Prensas de la Universitad de Zaragoza, 352; 353, figg. 3-4; 394, fig. 11; 395, 396, 397.
Descrizione del manoscritto Molini A., Sollevazione di Tommaso Aniello di Napoli, BUB, ms. 2466.
Riproduzioni fotografiche delle cc. 21 r, 13 v; 5 v.

Fraga J., Palos J. L. 2016, Trois révoltes en images: la Catalogne, le Portugal et Naples dans les années 1640, in Hugon A, Merle A. (eds.), Soulèvaments, révoltes, révolutions dans l’Empire des Hasbourg d’Espagne XVIe-XVIIe Siècle, Madrid: Casa de Velásquez, 129, 133, 138.[6]


Cataloghi della Biblioteca Universitaria di Bologna

Abbreviazioni:

BUB: Biblioteca Universitaria di Bologna.

Cataloghi manoscritti.

Index codicum manuscriptorum Bibliothecae SS. Salvatoris, BUB, ms. 2321, 1762, c. 245 v, nr. 51.
Citato come La sollevazione di Napoli da Tommaso Aniello descritta da Fra Sebastiano Molini Bolognese de’ Can(oni)ci Reg(ola)ri di S. Salvatore allora dimorante in Napoli, con i proclami, editti, manifesti e originali stampati che uscivano in quel tempo, a che rendevano più pregevole questa storia, perché altrove non si troverebbero.

Catalogo dei codici del Convento di S. Salvatore, BUB, ms. 4122, sec. XVIII, c. 31 r, nr. 271.
Citato come Sollevazione di Tommaso Aniello di Napoli descritta da Fra Sebastiano Molini.

Caronti A., Catalogo dei codici provenienti da S. Salvatore, BUB, ms. 4118, sec. XIX, c. 3 v, nr. 488.

Elenco dei codici della canonica di S. Salvatore trasportati in Francia nel 1796 e riavuti nel 1815, restituiti ai canonici di S. Salvatore nel 1828, BUB, ms. 4119/1, c. 10 r, nr. 271.
Citato come Sollevazione di Tommaso Aniello di Napoli descritta da Fra Sebastiano Molini.

Elenco dei codici della canonica di S. Salvatore trasportati in Francia nel 1796 e riavuti nel 1815, restituiti ai canonici di S. Salvatore nel 1828 (appendice), BUB, ms. 4119/2, c. 4 v, nr. 271.
Citato come Sollevazione di Tommaso Aniello di Napoli descritta da Fra Sebastiano Molini.

Caronti A., Indice per materie a schede dei codici della Biblioteca di S. Salvatore in Bologna, compilato da Andrea Caronti, BUB, ms. 4123, sec. XIX, c. 58 v.
Citato come Sollevazione di Tommaso Aniello di Napoli.

Catalogo a schede dei codici della biblioteca di S. Salvatore, BUB, ms. 4124, sec. XIX, nr. 2466.
Citato come Sollevazione di Tommaso Aniello di Napoli descritta da fra Sebastiano Molini.

Cataloghi a stampa

Frati L. 1915, Indice dei codici italiani conservati nella R. Biblioteca Universitaria di Bologna, V, Firenze: Olschki, («Inventari dei manoscritti delle biblioteche d’Italia», XXIII), 99-100.
Citato come Sollevazione di Tommaso Aniello di Napoli.

De Tata R. 1994, Tavole di concordanza fra le antiche e le nuove segnature dei manoscritti della Biblioteca Universitaria di Bologna, Bologna [dattiloscritto], 155.

Moscatelli P. (ed.) 1996, Catalogo delle provenienze dei manoscritti, Bologna: BUB, 49-50: 50.

Miani L. 2004, Sebastiano Molini, in Antonino B. (ed.) 2004, Tesori della Biblioteca Universitaria di Bologna. Codici, libri rari e altre meraviglie, Bologna: Bononia University Press, 168-169.
Citato come Sollevazione di Tommaso Aniello di Napoli.

Merita qui di essere ricordato che, in occasione della visita dell’allora Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano alla Biblioteca Universitaria, il 16 marzo 2007, tra i codici miniati e volumi antichi presentati al Capo dello Stato fu scelto anche quello contenente la Sollevazione, come si può leggere dal resoconto dell’incontro: http://www.bub.unibo.it/it-it/bublife/maggio-2007/accade-in-biblioteca/tutti-i-libri-del-presidente.aspx?idC=61692&LN=it-IT&stampa=1.


Bibliografia

  • Antonino B. (ed.) 2004, Tesori della Biblioteca Universitaria di Bologna. Codici, libri rari e altre meraviglie, Bologna: Bononia University Press.
  • Cacho M. T. 2009, Manuscritos hispánicos de las Bibliotecas de Parma y Bolonia: Biblioteca Palatina de Parma, Biblioteca Universitaria de Bolonia y Biblioteca del Archiginnasio de Bolonia, Kassel: Reichenberg.
  • Capasso B. 1993, Masaniello. La sua vita e la sua rivoluzione, Torre L. (ed.), con scritti di Russo L. et. al., Napoli: Luca Torre.
  • D’Alessio S. 2007, Masaniello: la sua vita e il mito in Europa, Roma: Salerno Editrice.
  • De Simone R. et al. (eds.) 1998, Masaniello nella drammaturgia europea e nella iconografia del suo secolo, Napoli: Gaetano Macchiaroli Editore.
  • D’Esposito F. (ed.) 1998, Masaniello, Roma: Editalia.
  • Fraga J., Palos J. L. 2016, Trois révoltes en images: la Catalogne, le Portugal et Naples dans les années 1640, in Hugon A, Merle A. (eds.), Soulèvaments, révoltes, révolutions dans l’Empire des Hasbourg d’Espagne XVIe-XVIIe Siècle, Madrid: Casa de Velásquez, 119-138.
  • Garbero Zorzi E. 2007, L’Argonautica, battaglia sull’Arno per le feste nuziali del 1608, in Fagiolo M., Coccioli G. (eds.) 2007, Le capitali della festa. Italia centrale e meridionale, Roma: De Luca Editori d’Arte, 116-127.
  • Hugon A. 2011, Naples insurgé 1647-1648. De l’évenement à la mémoire, Rennes: Presses Universitaires de Rennes.
  • – 2014, La insurrección de Nápoles 1647-1648. La construcción del acontecimiento, Zaragosa: Prensas de la Universitad de Zaragoza.
  • Russel H. D., Blanchard J., Krill J. 1975, Jacques Callot. Prints & related drawings,Jeffrey Blanchard theater section, John Krill technical appendix, Washington: National Gallery of Art.
  • Spinazzola V. 1900, Masaniello e la sua famiglia in un codice del secolo XVII, «Flegrea. Rivista di lettere, scienze ed arti», 5 dicembre, 3-26.

Ringraziamenti

I primi ringraziamenti sono rivolti alla professoressa Angela De Benedictis e al professor Gian Mario Giusto Anselmi per aver suggerito l’oggetto della tesi di laurea magistrale[7] dalla quale questo progetto nasce, e aver contributo, con numerosi interventi, ai suoi successivi sviluppi.

Esprimo inoltre la mia riconoscenza alla professoressa Sonia Cavicchioli, che ha saputo suggerire utili spunti per valutare la parte iconografica del manoscritto.

Un ringraziamento particolare a tutti i bibliotecari e al personale della Biblioteca Universitaria di Bologna che tra il 2015 e il 2017 mi sono stati di grande aiuto sia durante il periodo di trascrizione del testo di Molini che durante la fase di completamento delle riproduzioni e alla autorizzazione alla pubblicazione.

La dottoressa Maria Gabriella Mansi, responsabile della segreteria della direzione della Biblioteca Nazionale di Napoli, e la dottoressa Paola Milone, responsabile della Biblioteca della Società Napoletana di Storia Patria, hanno offerto utili informazioni riguardanti i manoscritti napoletani citati.

Grazie, infine, anche al dottor Vittorio Caporrella e alla redazione di «Storicamente» per l’aiuto fornito durante le fasi di lavorazione della pubblicazione.


Trascrizione del manoscritto

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RIPRODUZIONE DEL MANOSCRITTO

Riproduzione del manoscritto di Alessandro Molini Sollevazione di Tommaso Aniello di Napoli (Biblioteca Universitaria di Bologna, ms. 2466). Su concessione della Alma Mater Studiorum Università di Bologna – Biblioteca Universitaria di Bologna.

È vietata la riproduzione, anche parziale, non autorizzata.


Note

1. Come si apprende dalla c. 3 v, Alessandro Molini nacque a Bologna il 7 gennaio 1620. La data di morte non è indicata nel testo e non è stata resa nota da studi successivi. Sempre a detta dell’autore (c. 4 r) il manoscritto fu redatto trentatré anni dopo la conclusione dei fatti narrati; dunque si può far risalire il testo, indicativamente, al 1680.
2. Tramite il sito del Museum of Western Art di Tokio è possibile osservare le rappresentazioni della Naumachia e del Torneo. Sebbene non si possa riportare il link preciso, la ricerca è fattibile al seguente indirizzo: http://collection.nmwa.go.jp/artizewebeng/search_3_artistart.php. Scegliere la lettera ‘S’ alla voce «Browse by artist» e selezionare «SCARABELLI, Orazio» dall’elenco.
3. Molini A. sec. XVII, 142 r.
4. Molini A. Sollevazione di Tommaso Aniello, cc. 3 v-142 r.
5. Ivi, cc. 143 r-176 r.
6. Forse per errore, a pag. 129, n. 26, è stata indicata la stampa di c. 76 r, La deroute des Espaignols, come appartenente a c. 76 v. La stessa è accostata, a pag. 138, alle «estampes de bandits très populaires parmi la plèbe» benché i soggetti rappresentati siano di altro genere.
7. Insegnamento “Storia e racconto storico dell’età moderna”, corso di laurea magistrale in Italianistica, Culture Letterarie Europee, Scienze Linguistiche. Scuola di Lettere e Beni Culturali, Alma Mater Studiorum, Università Di Bologna. La tesi è stata discussa in data 11/11/2016.