Storicamente. Laboratorio di storia

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Simone Neri Serneri (a cura di), Verso la lotta armata. La politica della violenza nella sinistra radicale degli anni Settanta, Bologna, il Mulino, 2012, 408 pp.

Il testo curato da Neri Serneri ha come obiettivo dichiarato quello di ripartire dalla ricerca storica per ridefinire «categorie e periodizzazioni» fino ad ora troppo spesso legate a memorie, individuali e collettive. Il volume raccoglie 12 saggi: alcuni scritti ex novo, altri frutto di rielaborazioni rispetto agli interventi presentati al convegno Violenza politica e lotta armata nella sinistra italiana degli anni Settanta (Istituto storico della Resistenza in Toscana, Firenze 27 e 28 maggio 2010).

Come sottolinea il curatore i contributi si occupano quasi esclusivamente di sinistra radicale e del rapporto fra quest’aerea, la violenza politica e la lotta armata: scorrendo l’indice si apprezza una divisione in sezioni che può rappresentare una mappa per ricerche, approfondimenti, analisi.

La prima parte, Discutere il caso italiano, raccoglie saggi che si occupano di analizzare contesti, definizioni e percorsi legandosi alla specificità italiana. Vengono messe sul tavolo questioni interessanti quali le definizioni: possiamo ad es. utilizzare il termine di terrorismo o è più coretto parlare in questo caso di lotta armata; ancora, Marco Grispigni si interroga sulla «singolarità del caso italiano» entrando con precisione in uno dei temi molto discussi, ovvero l’importanza della strage di Piazza Fontana come evento cardine delle vicende degli anni ’70 identificando nello stragismo la vera anomalia italiana: non è infatti possibile mettere fra parentesi, sminuire, ridimensionare il peso che le stragi hanno avuto nella storia repubblicana, pena una non corretta interpretazione storiografica. E il saggio di Grispigni ci mostra molto chiaramente questa questione.

Di violenza politica, di intensità e durata delle mobilitazioni, di contesti e dinamiche sociali si occupa Neri Serneri calando l’analisi nel particolare contesto storico italiano. L’impatto della violenza politica negli anni ’70 è sempre più sotto la luce dei riflettori mediatici e questo è un ulteriore motivo per affrontarne, con gli strumenti dello storico, l’interpretazione. Marco Scavino pone al centro della sua analisi le teorizzazioni, i dibattiti sulla violenza, e sul suo uso, che si ebbero nei gruppi extraparlamentari ed anche all’interno delle formazioni armate, tenendo sullo sfondo la piazza, le manifestazioni, gli scontri.

Nel saggio di Monica Galfrè si ripercorre la nascita dei gruppi armati, delineando una periodizzazione del fenomeno, soffermandosi sul 1974, considerato, qui e in altri saggi, un anno snodo, ed elaborando una mappa geografica di questo sviluppo vagliandone il peso nelle dinamiche storiche e sociali. Vincenzo Filetti riprende nel suo intervento pubblicato nella terza sezione del volume i temi del quanto, dove e come rispetto agli attentati.

I saggi della seconda sezione si occupano di violenza politica sulle riviste della sinistra extraparlamentare (Silvia Casilio); di retorica della violenza nella stampa della sinistra radicale (Barbara Armani) e di legittimazione della violenza: ideologie e tattiche della sinistra extraparlamentare (Isabelle Sommier). Analizzando riviste, quotidiani, opuscoli, testimonianze le autrici si propongono di ricostruire come il movimento “antagonista” si sia posto di fronte alla violenza e ai gruppi armati.

Luoghi, pratiche e contesti è l’ultima sezione del volume: qui vengono indicate nuove piste di ricerca, temi poco affrontati, sguardi particolari. Ci si occupa del terrorismo a Genova (Davide Serafino), città operaia e tradizionalmente di sinistra, analizzando il rapporto fra le organizzazioni e il territorio partendo dal 1969, quando nacque proprio in questa città la prima organizzazione armata, il gruppo XXII ottobre, passando per il primo sequestro politico, quello del giudice Sossi e il primo omicidio deciso deliberatamente, ovvero quello del giudice Coco nel 1976, fino all’uccisone del sindacalista Guido Rossa. La ricerca, così come avverte l’a. è ancora all’inizio ma si prospetta interessante.

Un tema non molto affrontato è anche quello del carcere, fino a qui raccontato solo nelle memorie dei detenuti. Christian G. De Vito, autore di questo saggio, sottolinea la difficoltà di reperire le fonti necessarie visto lo stato degli archivi. La schedatura degli avversari politici divenne caratteristica dell’agire dell’estrema sinistra dopo la strage di piazza Fontana, quando indagine, controinformazione e “vigilanza antifascista” furono sempre più presenti in questa area, alla schedatura seguiva, soprattutto da parte dei sevizi d’ordine, secondo Guido Panvini, la violenza.

Lorenzo Bosi e Donatella Della Porta si occupano di un tema di grande interesse, ovvero quello delle motivazioni per le quali, negli anni ’70, numerose persone decisero di entrare nelle formazioni armate: nodo interpretativo fondamentale per la comprensione di quei fenomeni.

Un testo, quindi, che propone diversi temi, con diversi approcci e approfondimenti e differenti interpretazioni, avendo il merito di portare questi temi dalla polemica giornalistica, dalla memoria, dall’uso politico al campo dell’analisi storiografica e sollecitando altri contributi.