Storicamente. Laboratorio di storia

Biblioteca

Sergio Bianchi, Lanfranco Caminiti (eds.), Settantasette. La rivoluzione che viene

A sette anni dalla sua prima pubblicazione, i curatori della raccolta antologica di testi relativi al "movimento 77" hanno ritenuto opportuno riproporla in una seconda edizione. Sostanzialmente non vi sono variazioni o integrazioni circa i documenti contenuti, ciò che avvalora la seconda edizione è un'importante prefazione in cui i curatori rafforzano ulteriormente il significato epocale di tale movimento ponendolo in stretta relazione con alcuni sviluppi più recenti.

Prima di soffermarci sulle tesi sostenute circa il significato storico del "movimento 77" è opportuno richiamare brevemente i materiali proposti. La raccolta è suddivisa in sezioni "tematiche" precedute da alcuni interventi introduttivi volti a inquadrare la questione. La sezione La «piazza Statuto» dell'operaio sociale verte sulle analisi sociali che a partire dalle trasformazioni strutturali all'interno del mondo della produzione "dopo il Sessantotto" (E. Modugno, Un postfordismo sovrastrutturale , pp. 85-88) evidenziavano importanti mutamenti nella composizione di classe della società italiana, giungendo a sostenere uno spostamento del potenziale rivoluzionario dall'operaio massa al cosiddetto operaio sociale (A. Negri, Quell'intelligente moltitudine , pp. 89-100).

La seconda sezione è dedicata ai Desideranti e creativi , ossia alle figure ispiratrici e ai principali riferimenti filosofici del "movimento". Non potevano allora non comparire i nomi dello scapigliato post-moderno Franco (Bifo) Berardi e del nouvel philosophe Félix Guattari, ma anche quello un po' meno scontato di Andrea Pazienza (M. Trotta, Andrea Pazienza e le straordinarie avventure del desiderio , pp. 204-11) oltre che un interessante riflessione retrospettiva di un anonimo Sbancor ( Vent'anni dopo , pp. 212-16.)

Movimento femminista e crisi delle identità : la terza sezione affronta il rapporto delle donne con il "movimento". Un rapporto «molto contraddittorio, di partecipazione, di estraniazione, di critica, di condizionamento continuo» (E. Deiana, in Dissonanze , pp. 219-37, qui p. 227) sia nella percezione delle donne («Donne e politica» nell'occupazione dell'Università di Roma , pp. 238-42) che in quella maschile (E. Costantino, Agli ex «militanti di professione» , pp. 246-52).

Della pervasività del "movimento" al di fuori dei centri di Roma e Bologna testimoniano i documenti raccolti nella sezione Lampi di provincia , in cui si dimostra che dal Veneto orientale al profondo Sud, il Settantasette scompaginò l'intero paese.

Il difficile rapporto tra cultura e politica è affrontato nella sezione dedicata a Gli intellettuali , in cui si ripercorre l'aspro scontro tra alcuni intellettuali (di sinistra) e istituzioni sui conflitti politici e sociali in corso. Uno scontro che in definitiva metteva in luce alcune contraddizioni interne al Partito Comunista, che «entusiasticamente affacciato alla democrazia e al pluralismo» (Sciascia, Del disfattismo, della carne e di altre cose , pp. 341-43), mostrava grandi difficoltà ad accettare le posizioni dissenzienti provenienti dal mondo della cultura.

Le ultime due sezioni affrontano infine questioni legate alla Autonomia operaia organizzata e alla Lotta armata e il loro rapporto con il movimento. E qui il discorso si fa più delicato, nel senso che le ambiguità del movimento rispetto alla questione della violenza, ma anche le sue affinità come pure le sue divergenze rispetto ai "padri fondatori" della lotta armata emergono nei loro complessi intrecci. Anche rispetto al "progetto politico" dell'Autonomia (L. Castellano, Virtù e limiti di un progetto politico , pp. 355-68) le linee di continuità e rottura con il movimento sono estremamente sottili ma riconoscibili.

Veniamo ora alla chiave di lettura che collega tra loro i documenti proposti entro una cornice interpretativa di fondo del Settantasette. Come già il titolo stesso suggerisce, la principale tesi sostenuta, enunciata sin dalla prima edizione ma rafforzata nella seconda dalla recente comparsa di un "movimento globale" di protesta, verte sull'effetto spartiacque del movimento e sul suo carattere anticipatore di una nuova epoca. Seppur, si riconosce, esso affondava le proprie radici nella tradizione del movimento operaio, con tale retaggio esso ruppe radicalmente, assurgendo a «straordinaria manifestazione anticipatoria di quel soggetto sociale materialisticamente prodotto dalla trasformazione epocale del lavoro» (S. Bianchi, Introduzione alla seconda edizione , p. 38). Si tratta di una tesi indubbiamente suggestiva e meritevole di una riflessione approfondita. Suscita tuttavia perplessità il ponte gettato tra un Settantasette e un "movimento" di inizio XXI secolo senza alcuna considerazione per l'enorme mole di storia che vi si frappone e tutte le trasformazioni intercorse. Senza voler sminuire gli aspetti più innovativi di questo "strano movimento di strani studenti", si ritiene che se affrontato in una prospettiva storica esso potrebbe essere più proficuamente colto in tutta la sua portata. Fare luce sulla dinamica degli eventi e dipanare i fitti e complessi intrecci con il contesto storico-reale in cui il movimento si manifestò potrebbe in altri termini consentire di superare, finalmente, quell'aura tra il mitico e il demoniaco che ha finora ostacolato una trattazione animata più dal desiderio di capire che non di formulare affrettati giudizi. I documenti proposti in questa raccolta costituiscono una fonte preziosa da cui procedere.