Storicamente. Laboratorio di storia

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Xavier Vigna, L'Insubordination ouvrière dans les années 68. Essai d'histoire politique des usines

Lo studio di Xavier Vigna è il risultato di una lunga e meticolosa ricerca sugli “anni 68” «du point de vue des ouvriers et à partir des usines» (p. 301), che a differenza di gran parte degli studi sul Sessantotto francese, si concentra su soggetti – le classi lavoratrici e il movimento operaio – regolarmente chiamati in questione là dove si evocano le giornate del joli mai per essere poi sistematicamente accantonati nel momento in cui si passa a considerazioni più generali sul senso degli eventi e i loro effetti.

L'ipotesi di ricerca di Vigna capovolge volutamente tale approccio, potremmo dire strumentale, nei confronti della insubordinazione operaia negli “anni della contestazione”. L'autore respinge esplicitamente la scansione a tre fasi con cui il Sessantotto francese viene solitamente rappresentato – crise étudiante, crise sociale, crise politique – sostenendo che al movimento “propriamente operaio” debba essere riconosciuta una propria specificità. Altro presupposto è l’ampliamento degli orizzonti di indagine, che superano il cuore parigino per andare a sondare le molteplici realtà di provincia – dalle zone “rosse” alle zone “bianche”, dal Nord fortemente mobilitato ai centri industriali lionesi, dalla Lorena delle industrie siderurgiche alla più “timida” Alsazia – e ricostruire uno scenario ricco di casi, più o meno rilevanti o in grado di elevarsi a modello di riferimento (come fu per gli “scioperi produttivi” alla LIP di Besançon nel 1973, che a un lettore italiano evocano l'esperienza della OMI Reggiane di fine anni Quaranta) ma comunque tutti significativi nell’arricchire di una tessera il complesso mosaico del mondo del lavoro francese negli “anni 68”.  

A partire da tali presupposti lo studio si concentra sulla fabbrica – l'usine – come luogo di lavoro umano e, al contempo, di pratica politica, così come nel 1973 spiega un operaio della LIP: “Nous avons voulu démontrer qu'une usine ce n'était pas des pierres et de la ferraille mais d'abord des hommes. LIP est là où sont les travailleurs” (p. 141). Fabbrica come ambito di pratiche politiche rivolte in primo luogo contro lo sfruttamento del lavoro umano, contro le gerarchie interne, contro tutti i meccanismi che producono disparità di trattamento tra i lavoratori, contro il padrone, il capo reparto, i crumiri e per certi versi anche contro quei “grand enfants” (p. 197) – i gauchistes, gruppi studenteschi di militanti politici – che intendevano inserirsi nelle proteste operaie apportando riferimenti culturali in cui i lavoratori difficilmente si riconoscevano.

Su questo scenario l'impatto della crisi internazionale del 1973 non fu immediato ma comunque letale. Gli effetti della recessione si manifestarono su un'onda lunga che nel torno di alcuni anni (1974/79) produsse l’estromissione della protesta dalla fabbrica. La minaccia concreta della disoccupazione produsse un vero e proprio effetto anestetizzante (p. 314) tra gli operai, al punto da riuscire a smorzare anche proteste di carattere difensivo. Il venir meno di un orizzonte di crescita, sviluppo e disponibilità di risorse sottrasse al movimento operaio il terreno su cui si era dispiegata l'offensiva degli anni precedenti. Rimane tuttavia da chiedersi se la stretta indotta dalla crisi sia solo il fattore – esogeno – esplicativo del rientro della insubordinazione operaia o se non vi contribuirono anche altri fattori interni al movimento stesso.

Con la perdita della dimensione politica della fabbrica anche la controparte cambiava. Da interna,  concreta e visibile (il padrone, il caporeparto, il crumiro ecc.), assunse connotati sempre più lontani e astratti concentrandosi sullo Stato. Tale cambiamento, sostenuto e guidato in parte da sindacati, CGT e CFDT, attenti agli equilibri politici, produsse un mutamento nei rapporti di forza all'interno delle fabbriche in favore del padronato. L'uscita della politica dalle fabbriche nel senso di una étatisation des luttes ouvrières (p. 329) spostò la lotta nelle arene istituzionali per concentrarsi esclusivamente sulla conquista del potere. 

Lo studio è una ben riuscita demistificazione del '68 francese, rappresentato spesso in maniera caricaturale come uno psicodramma di giovani studenti della media borghesia. A lungo la storiografia francese, e non solo, si è concentrata sugli eventi parigini del maggio-giugno, trascurando ciò che nel mondo del lavoro continua a muoversi per ancora un decennio e Vigna contribuisce in maniera importante a colmare questa grossa lacuna.