Storicamente. Laboratorio di storia

Tecnostoria

Il Geographical Information System e la storia delle città. Il risanamento igienico di Modena nell’Ottocento: un case study

Pur essendo una città di dimensioni ridotte, Modena è stata anche essa investita da quella corrente di risanamento igienico del perimetro urbano che ha coinvolto centri maggiori e più noti, come Napoli o Torino, nella seconda metà dell’Ottocento; a partire dagli anni Ottanta del diciannovesimo secolo anche a Modena sono infatti stati eseguiti sventramenti urbanistici, è stata abbattuta la cinta muraria e sono stati creati nuovi quartieri verdi nell’immediata periferia in nome di quella volontà positivista di rendere la città più vivibile aumentandone gli spazi e la circolazione, proprio secondo i principi della cosiddetta Utopia Igienista di questa stessa seconda metà del secolo [1].

Modena, tuttavia, partiva da una situazione particolare per quanto riguarda le condizioni di sicurezza del suo centro abitato: in questa città coesistevano degli elementi di avanguardia ed arretratezza per quanto riguarda l’igiene cittadina. Se, da un lato, il cimitero si trovava già al di fuori delle mura nel 1773, diversi anni prima quindi dell’editto napoleonico di Saint Cloud del 1804, dall’altro vi era una densità abitativa notevole, e gli abitanti vivevano a stretto contatto con animali, fogne a cielo aperto, fucine e botteghe pericolose per la sicurezza; oltre a ciò, se da una parte fino alla fine dell’Ottocento veniva proclamata la bontà delle acque provenienti dai diversi pozzi cittadini, dall’altra vi erano cicli costanti di malattie stagionali che colpivano specialmente i bambini, portando la mortalità infantile a divenire causa comune di decesso ancora all’inizio del Novecento [2].

Questo studio, che fa parte di un più ampio progetto di ricerca [3], prende in esame alcuni aspetti dell’evoluzione urbanistica ed igienica di Modena dall’ingresso di Napoleone in Italia fino all’entrata dello Stato italiano nel Primo Conflitto Mondiale; tali aspetti non solo sono stati indagati approfonditamente, ma sono anche stati integrati nel contesto storico degli avvenimenti cittadini. Il tema dell’evoluzione igienica della città ha rappresentato un fattore determinante per potere comprendere le modalità e le tappe di trasformazione di Modena in una “città moderna”. A fronte di una ricerca storica approfondita e svolta attraverso un lavoro d’archivio intenso e costante, la parte informatica del progetto di ricerca ha affiancato e, in un certo senso, condizionato il resto dello studio più generale sulle fonti e sulla bibliografia. Lo scopo era di fare in modo che quest’ultima sezione aggiungesse elementi e spunti al progetto e non fosse una semplice conversione di dati dalla carta al computer; tale prospettiva ha determinato l’esigenza di ricercare dati con riferimenti storici precisi in modo da poterli trasferire agevolmente su supporto informatico.

I dati non risultavano in generale omogenei e logici, provenendo da fonti discorsive o bibliografiche, pertanto è stato necessario effettuare un censimento verificando quali elementi potessero essere utili alla costruzione di un modello informatico. Il fattore discriminante è stato innanzi tutto l’identificazione degli obiettivi della parte informatica della ricerca: vale a dire riconoscere le tappe dei cambiamenti avvenuti a Modena nel corso del tempo ed individuare quegli elementi che ne avevano condizionato negativamente l’igiene e la sicurezza.

Seconda fase della ricerca è stata la sistemazione di questi elementi in un database. Il database per la ricerca è stato progettato ed implementato anche in vista della sua utilità allo studio: doveva essere facile da gestire e nello stesso tempo fedele alla forma delle fonti originali. La previsione di dovere unire i dati ad un Sistema Informativo Geografico ha condizionato la scelta del programma da impiegare, Microsoft Access, che ha il pregio di essere molto comune e compatibile con molti altri sistemi, fra cui il GIS.

Una volta creata la struttura del database è stato possibile fare le prime analisi dei dati e vedere le proporzioni numeriche fra dati che presentavano elementi non condizionanti l’igiene e dati che al contrario risultavano mettere a repentaglio la sicurezza cittadina. Interessante è stato rilevare come i numeri di queste evidenze dimostrassero che Modena è stata una città tutto sommato salubre e sicura; questo fatto, pertanto, ha rappresentato un ulteriore incentivo ad analizzare gli stessi elementi sotto un’altra prospettiva con lo studio applicato della cartografia digitale.

La terza e ultima fase della ricerca è consistita nel collegamento dei dati presenti nel database alle mappe georeferenziate fornite dal Comune di Modena, utilizzando il programma di gestione della cartografia informatizzata Arcview [4]. I dati geografici attuali sono stati impiegati come riferimento territoriale di base e su di essi sono stati applicati i dati storici tramite temi puntiformi, lineari o poligonali. È stata scelta questa seconda possibilità visto il grande numero di informazioni storiche che si potevano ricreare in maniera efficace e riconoscibile attraverso simboli e tematismi sulla struttura della città. I dati cartografici di base consistevano in una serie di tematismi (o shapefiles) relativi alle caratteristiche fisiche e di insediamento del territorio comunale; essi risultavano orientati verso Nord e posizionati in rapporto a coordinate (x,y). Fra i diversi shapefiles è stato privilegiato quello relativo alle particelle catastali e quello dei numeri civici delle abitazioni nel Comune; il primo in particolare è risultato un’ottima base cartografica su cui poi applicare i nuovi elementi, visto che su di esso si possono individuare non solo la composizione e la forma delle vie e degli edifici cittadini, ma anche il vecchio perimetro della città [5].

Sono state create tre mappe di base che rispecchiassero la divisione delle tre tabelle del database: la prima mappa evidenzia le posizioni dei pozzi analizzati da Antonio Cuoghi Costantini nel 1879 sulle particelle catastali, la seconda esegue la stessa operazione per i commerci modenesi dal 1911 al 1917 e la terza fa risaltare sulla mappa catastale tutti gli elementi che hanno condizionato l’igiene e l’evoluzione urbanistica della città nel periodo coperto dalla ricerca. Nella prima e nella seconda mappa i dati da collegare presentavano un indirizzo preciso, mentre nella terza vi era una situazione “mista”: erano presenti sia elementi con indirizzo determinato (i pozzi con acqua impura, i commerci condizionanti l’igiene riferiti al 1807, alle liste degli elettori della Camera di Commercio del 1888 e 1891 e quelli per il periodo dal 1911 al 1917), che dati che si potevano collocare presso un edificio particolare o su di una certa area della città.

C’era la possibilità di collegare direttamente alla tabella di database relativa allo shapefile dei numeri civici la tipologia di dati a indirizzo preciso, sfruttando quella possibilità che offre Arcview di unire direttamente le informazioni fra i campi di due tabelle di database. In questo caso i records provenivano da documenti storici che non rispondevano sempre a quelle caratteristiche di omogeneità che li potevano rendere immediatamente collegabili ad una tabella creata per altri scopi come quella dei numeri civici; è stato quindi necessario operare diverse modifiche ragionate ai dati di partenza.

In seguito al posizionamento di tutti gli elementi si sono elaborate alcune analisi confrontando la collocazione degli elementi per gruppi. Queste analisi hanno portato ad una conferma ed anche a un approfondimento delle tematiche storiche trattate precedentemente, permettendo così di ragionare sui vari punti della ricerca.

Ad esempio, se si considera il tema delle acque ed in particolare quello dei pozzi, dalla Figura 1

Figura 1. Pozzi a Modena nel
  1879
Figura 1. Pozzi a Modena nel 1879
, che rappresenta la veduta complessiva della prima mappa di GIS, si può vedere la distribuzione complessiva dei pozzi in città nel 1879 e si può notare come essi fossero presenti soprattutto nella parte Sud della città e in quelle strade annesse alla via Emilia ed alle strade principali che conducevano all’ex Palazzo Ducale nella zona a Nord. È interessante notare anche la distribuzione dei pozzi in prossimità di quelle vie della parte meridionale denominate Canal Chiaro, Canalino, Canal Grande che indicavano il passaggio di un canale vicino; queste aree risultavano così servite non solo dagli scoli per il deflusso delle acque e dei rifiuti domestici, ma anche dai mezzi di approvvigionamento per l’acqua potabile. La zona a Nord della città risulta quasi priva di pozzi, soprattutto nell’area più settentrionale, anche se bisogna tenere presente la possibilità che lo studio di Antonio Cuoghi Costantini non sia riuscito a registrare la presenza e le caratteristiche di tutti i pozzi di Modena. In ogni modo risulta interessante rilevare la minore presenza di dati in questa parte “nuova” della città, denominata anche rione di terranova o addizione erculea di Modena (dal nome del Duca Estense Ercole II che volle questo ampliamento del perimetro della città nel XVI secolo [6]); questo fattore può essere indicativo di una bassa densità abitativa di questo settore meno antico della città.

Sempre nell’ambito dei pozzi, se si confronta la Figura 1 con la Figura 2

Figura 2. Pozzi con acqua impura, molto impura e impurissima (in verde è
  cerchiata l’area via Gallucci – Rua Pioppa).
Figura 2. Pozzi con acqua impura, molto impura e impurissima (in verde è cerchiata l’area via Gallucci – Rua Pioppa).
, si può riscontrare anche visivamente la diminuzione del numero di dati avvenuta selezionando i records che hanno condizionato l’igiene cittadina; gli elementi in evidenza in giallo nella Figura 2 riguardano infatti i pozzi che riportano un giudizio della qualità dell’acqua impura, molto impura e impurissima collocati sulla terza mappa in Arcview. Il numero dei pozzi con acqua pura risulta notevolmente superiore, come si può verificare anche tramite una query (Figura 3)
Figura 3. Pozzi con acqua pura.
Figura 3. Pozzi con acqua pura.
, evidenziandoli sui pozzi totali nella prima mappa.

Risulta interessante analizzare anche alcune zone di addensamento dei pozzi con acque non pure presenti nella Figura 2. Guardando la parte a Sud-Est della città si può vedere come questi si concentrassero nella zona nei pressi delle vie Gallucci, Rua Pioppa e Corso Adriano. Si può trovare una conferma dell’insalubrità di questa area se si confronta questo dato, riferito alla fine degli anni Settanta dell’Ottocento, con la motivazione che aveva spinto gli Amministratori della città a voler creare un parco all’inglese al posto delle mura abbattute tra il Teatro Storchi e il Baluardo S. Pietro: i Consiglieri volevano creare uno spazio verde annesso a queste vie perché i bambini che le abitavano potessero respirare aria meno malsana giocando e sostando nel parco attiguo [7].

Un altro riscontro dei risultati dello studio storico effettuato in precedenza veniva fornito anche dalla visualizzazione del rapporto fra le zone di espansione cittadina fra fine Ottocento ed i primi venti anni del Novecento e il posizionamento delle nuove attività industriali in questo periodo. Nelle nuove aree si era effettivamente sviluppato un certo numero di attività commerciali e industriali (Figura 4 )

Figura 4. Aree di espansione cittadina in rapporto a diverse attività commerciali o industriali: i commerci dal 1911 al 1918
  (giallo), i mercati (rosso), i depositi di concimi organici (quadrato verde) e chimici (paletta fucsia), la manifattura tabacchi (anello arancione con centro nero), il frantoio (in ocra), la
  fabbrica legnami (arancione), la centrale elettrica (bollino blu/nero), il cotonificio (quadrato verde con centro nero), la fabbrica pellami (paletta rossa), la fabbrica utensili in acciaio
  (triangolo bordeaux).
Figura 4. Aree di espansione cittadina in rapporto a diverse attività commerciali o industriali: i commerci dal 1911 al 1918 (giallo), i mercati (rosso), i depositi di concimi organici (quadrato verde) e chimici (paletta fucsia), la manifattura tabacchi (anello arancione con centro nero), il frantoio (in ocra), la fabbrica legnami (arancione), la centrale elettrica (bollino blu/nero), il cotonificio (quadrato verde con centro nero), la fabbrica pellami (paletta rossa), la fabbrica utensili in acciaio (triangolo bordeaux).
. A volte le aree di espansione hanno incluso attività preesistenti, quali ad esempio la fabbrica di lavorazione del legname a Sud della città, ma più spesso esse sono diventate il luogo preferenziale d’impianto di nuove iniziative commerciali, come il mercato di suini grassi in via Paolo Ferrari, la centrale elettrica, il cotonificio, la fabbrica della concia delle pelli e la fabbrica di utensili in acciaio. Si può notare che, mentre le diverse attività artigianali e botteghe rappresentate dai dati della Camera di Commercio per i commerci dal 1911 al 1918, segnalati in giallo, si sono diffuse in più direzioni e anche al di fuori delle aree di espansione, gli stabilimenti industriali di grosse dimensioni sono stati impiantati generalmente nell’area a Nord della città.

Un altro punto di vista interessante rispetto al tema della sicurezza può essere considerare la distribuzione di alcuni elementi che avevano dei rapporti stretti con la presenza degli animali in città rispetto al nucleo centrale cittadino: le stalle, il canile, i macelli ed i mercati di bestiame (Figura 5)

Figura 5. La sicurezza cittadina e la
  presenza degli animali in città: stalle, stallaggi e canili (blu vivace); mercati (rosso); macelli (blu scuro). (Il nuovo macello presso l’area del Pallamaglio è cerchiato in
  verde)
Figura 5. La sicurezza cittadina e la presenza degli animali in città: stalle, stallaggi e canili (blu vivace); mercati (rosso); macelli (blu scuro). (Il nuovo macello presso l’area del Pallamaglio è cerchiato in verde)
. La distribuzione di questi elementi tende ad escludere la parte di Modena a Sud- Est della via Emilia, concentrando queste presenze di animali soprattutto verso la parte Ovest della città, ove si trovano sia il canile, che i mercati dei suini, dei bovini e dei vitelli. Oltre a ciò, nella seconda metà dell’Ottocento, questa concentrazione di presenze di animali sembra avere preferito l’area a Nord della città, spostando il macello nell’edificio presso il Pallamaglio, nel 1848, ed inaugurando il mercato per suini grassi in via Paolo Ferrari.

Ho presentato solamente alcuni esempi degli studi effettuati nel corso del lavoro, ma essi risultano già significativi e indicano quanto sia importante la possibilità fornita da Arcview di incrociare elementi di diversa provenienza, i quali hanno condizionato l’igiene della città, per aggiungere nuove prospettive nel campo della ricerca in storia delle città. Il fatto che si renda necessario il confronto fra più tipologie di dati per potere determinare giudizi sullo stato o sull’evoluzione di Modena dimostra che effettivamente i concetti di “cambiamento urbanistico”, “igiene” e “sicurezza” sono costituiti da una molteplicità di fattori. La possibilità, derivata dall’uso del programma informatico, di incrociare i dati e le analisi riguardanti diversi dei temi affrontati nella parte storica ha permesso di fornire un’immagine complessiva della città in particolare relativamente alla sua evoluzione urbanistica ed igienica: Modena diviene contesto in cui i cambiamenti nel tempo risultano dall’intreccio e dal concorso di una molteplicità di fattori interni.

Note

[1] Cfr. Carla Giovannini, Risanare le città. L’utopia igienista di fine Ottocento, Geografia Umana, Milano, Angeli, 1996, p.15.

[2] Cfr. Antonio Boccolari, Condizioni igieniche e sanitarie del Comune e della città di Modena, in «Memorie della Regia Accademia di Scienze Lettere ed Arti in Modena», Serie III, V.X, Modena, Soliani, 1912, 211.

[3] La ricerca è stata svolta nell’ambito del Dottorato di ricerca in Storia e Informatica dell’Università di Bologna - XVII ciclo, la cui coordinatrice è la Prof. Francesca Bocchi. Il corso di studi si è concluso nell’Anno Accademico 2003- 04 con la stesura di una tesi di dottorato dal titolo Trasformazioni urbanistiche e sociali a Modena dal periodo napoleonico all’inizio del XX secolo sotto la supervisione e la guida della Prof. Fiorenza Tarozzi. Da quell’elaborato è stato tratto stato tratto questo articolo e ad esso si rimanda per ulteriori approfondimenti.

[4] Si veda: A. Petrucci, P. Romei, L’analisi del territorio. I Sistemi Informativi Geografici, Roma, Carocci, 2003, 33; M. Forte, I Sistemi Informativi Geografici in Archeologia, Roma, MondoGIS, 2002; M. Fondelli, Prospettive della moderna cartografia Tecnica, in «Atti e Memorie dell’Accademia di Scienze Lettere e Arti – Modena», Serie VIII, Vol.IV, Modena, Mucchi, 2002, 629 – 630; P. Salvaneschi, Rischio sismico: cartografia digitale e simulazioni per un nucleo storico urbano, in G. Gastaldo et al. (eds.), Sistemi Informativi Geografici e Beni Culturali, Torino, Celid, 2000, 79 – 82.

[5] Alcune indicazioni fondamentali sulle modalità di procedimento e sulle possibilità del GIS sono state fornite da Maurizio Cattani del Dipartimento di Archeologia dell’Università di Bologna.

[6] Cfr. M. Bulgarelli, Fortificazioni e città nel Cinquecento, in P. Golinelli, G. Muzzioli (eds.), Storia Illustrata di Modena, Vol. II, Milano, Nuova editoriale AIEP, 1990, 441 – 460.

[7] Cfr. Atti del Consiglio Comunale di Modena - Anno Amministrativo 1909 - 910, Modena, Toschi e C., 1910, seduta del 31 marzo 1910; Atti del Consiglio Comunale di Modena - Anno Amministrativo 1913 - 14, Modena, Blondi e Parmeggiani, 1915, seduta del 30 dicembre 1913.