Storicamente. Laboratorio di storia

Dossier

Il potere: forme, rappresentazioni, contestazioni. Presentazione

La globalizzazione è di solito descritta come un’epoca di crisi, di entrata in declino degli assunti di fondo e delle modalità di funzionamento delle nostre società. Ciò è particolarmente vero per la questione del potere, di cui da più parti si sottolinea l’inafferrabilità e la sua radicale trasformazione. Il potere appare oggi al tempo stesso smaterializzato e diffuso in tutte le dimensioni della vita, e si ha sempre più la percezione di uno svuotamento effettivo dei tradizionali centri decisionali, prima fra tutte le istituzioni statuali.
In stretto rapporto con i mutamenti che stanno segnando la complessa transizione verso l'età globale si pone infatti indubbiamente il ruolo declinante dello Stato moderno inteso sia come figura storica determinata, che racchiude in sé e centralizza il potere politico in una serie di istituzioni rappresentative fra di loro coordinate, operanti dentro confini territoriali nazionali e su un popolo di cittadini uguali e indifferenziati, sia come orizzonte di senso complessivo della politica moderna. Già percepita come tale dai settori politici e intellettuali più avanzati degli inizi del XX secolo di fronte alle irruzioni delle masse popolari nella sfera politica e alla «organizzazione» degli Stati nazionali, la crisi dello Stato esplode negli anni Settanta del secolo scorso: sotto le spinte dei processi di internazionalizzazione dell’economia finanziaria e dei movimenti migratori, lo Stato sembra avere perso la sua capacità centralizzatrice. Si assiste così all’emergere di nuovi luoghi di potere esterni o estranei allo Stato e più in generale alla crisi della democrazia rappresentativa, che della politica moderna centrata sullo Stato pareva essere uno degli approdi di maggiore successo. Basti pensare alle organizzazioni politiche ed economiche sovranazionali nate a partire dal secondo dopoguerra - dal FMI fino alle più recenti BCE, WTO, G8, ecc. – e che oggi sono da tutti considerate i veri luoghi decisionali a livello mondiale, come testimonianza di un profondo mutamento in atto negli assetti del potere politico-economico così come ci erano stati consegnati dall'età moderna in avanti.
Nello sforzo di sviluppare un ragionamento critico sulla lunga e complessa fase di transizione dal moderno al postmoderno, questo dossier si propone di analizzare da un punto di vista storico, geografico, antropologico e teorico-concettuale le trasformazioni del potere, che nella attuale crisi di sistema (Maier) trovano una loro innovativa espressione, cercando di evidenziare i più significativi elementi di continuità e rottura. Fra le diverse modalità con cui il tema può essere indagato, si è scelto in particolare di privilegiare ciò che non è Stato, sia da un punto di vista storico, attraverso lo studio delle forme di potere che lo hanno preceduto o che ne stanno prendendo il punto come centro della politica, sia attraverso le “altre” forme di potere, istituzionali e non, che hanno affiancato lo Stato in età moderna, ma che sono rimaste ai margini di un “discorso” che ha nei fatti identificato il cuore della politica nello Stato-nazione. Con lo stesso spirito, particolare attenzione verrà assegnata ai movimenti di contestazione del potere, che per la loro intrinseca dimensione antisistemica sono spesso una lente particolarmente utile per cogliere i limiti e aporie costitutive del potere, in modo particolare nel caso della politica moderna, che sulla neutralizzazione del conflitto interno si è fondata. Ciò vale tanto per i movimenti di protesta che, all'interno delle consolidate democrazie occidentali, hanno portato alla luce con le loro pratiche radicali le contraddizioni e le debolezze della democrazia rappresentativa in un regime capitalistico di libero mercato, ma anche per i conflitti di emancipazione anticoloniale della seconda metà del Novecento, che per molti versi hanno annunciato gli attuali processi di globalizzazione.
Su questa base, il dossier si articolerà nelle seguenti sezioni:

  1. Le rappresentazioni del potere, ovvero le diverse modalità con cui il potere è stato rappresentato o si è autorappresentato nella cartografia, nell’iconografia, nelle arti e nella letteratura; nel dettaglio si porrà attenzione - attraverso una prospettiva di lunga durata – al discorso cartografico come strumento di persuasione, di veicolazione di messaggi politici, di propaganda.
  2. Il potere come concetto politico, ossia i modi in cui il potere è stato teorizzato e/o criticato nella storia del pensiero politico. Particolare attenzione sarà attribuita alla dimensione coloniale e post-coloniale del potere come altra faccia della modernità politica centrata sullo Stato-nazione, e al dibattito attuale sulle nuove forme del potere.
  3. Forme alternative (sovranazionali o micro-nazionali) al potere statuale, distinguendo tra forme istituzionali, tra cui quelle esperienze che sperimentano nuove soluzioni del rapporto tra democrazia e rappresentanza tipico della modernità politica; e forme non-istituzionali, non legittime o illegali (patriarcato, famiglia, criminalità organizzata, ecc.).
  4. La politica in movimento: le pratiche dei movimenti collettivi e le diverse forme di conflittualità che minano dal basso le forme esistenti di potere e ne mettono in mostra limiti, contraddizioni e aporie.

Ognuna di queste aree tematiche sarà affrontata attraverso saggi di introduzione e/o approfondimento su particolari questioni; interventi di diversa natura (interviste, testimonianze, ecc.) volti ad arricchire la riflessione di utili stimoli critici e, infine, materiali di supporto (bibliografie ragionate, documenti) per chiunque desideri approfondire autonomamente la ricerca sulle questioni affrontate.