Storicamente. Laboratorio di storia

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Attilio Brilli, Il viaggio in Oriente, Bologna, il Mulino, 2009, 392 pp.

Questo libro di Attilio Brilli, uno dei massimi esperti in Italia di letteratura di viaggio, prende in considerazione ed analizza molti testi di viaggiatori stranieri dedicati all’Oriente, estrapolandone l’idea che l’Oriente suscitava prima e dopo il viaggio nella mente dei molti occidentali che nei secoli si affacciarono su questo mondo sconosciuto.

La letteratura di viaggio è di per sé quello spazio narrativo in cui si confrontano civiltà, conoscenze, usanze, lingue, paesaggi. Con la letteratura di viaggio verso l’Oriente si ha la ricostruzione del contatto di due mondi, quello Occidentale e quello Orientale, ed attraverso la lettura e l’analisi di questi testi di viaggio si valicano quei confini geografici e conoscitivi che rendevano le principali capitali d’Oriente totalmente sconosciute all’Occidente. Le nozioni ed idee che abbiamo oggi dell’Oriente derivano infatti dai viaggiatori, esploratori, avventurieri che, a partire dalla campagna napoleonica del 1798, iniziarono a riversarsi su queste terre per scoprirne le meraviglie, fino almeno al 1869, anno dell’apertura del Canale di Suez, con la conseguente irruzione di treni (si pensi al famoso Orient-Express) e di battelli a vapore che aprirono la strada a Thomas Cook ed ai suoi viaggi organizzati, nonché, poco dopo, alla creazione di strutture alberghiere consone al turista occidentale, che andranno a sostituire con tutte le loro comodità il Caravanserraglio.

Con l’obbiettivo di mostrare l’incontro di questi due mondi e la visione che l’Occidente trasmise dell’Oriente nel tempo, Brilli prende in esame nel suo volume i testi antecedenti l’impresa turistica.

Ogni viaggiatore funge da guida ai viaggiatori che dopo di lui intraprenderanno questo viaggio, mentre per la Palestina la guida è per molti la Bibbia, mentre uno dei testi più noti e più letti sicuramente resta Le Mille e una notte, con il quale si crea l’immaginario fantastico del mondo orientale.

Il viaggio in Oriente viene percepito come la scoperta di universo sconosciuto e misterioso, in un misto di sensualità, eccitazione, ma anche di ostilità, crudeltà e pericolo. Si tratta infatti di un viaggio pericoloso e, scopo del viaggio a parte, si presenta sempre con un carattere di avventura: «sfidare l’alea del destino, nonché i divieti più rigorosi imposti dagli uomini, o i più ferrei tabù delle loro culture, e poi travestirsi, parlare lingue diverse da quella materna, dissimulare la propria identità, calarsi nei panni dei nativi, diventare per un certo periodo di tempo un’altra persona, e immedesimarsi in questa consustanziale alterità, tutto questo conferisce alla narrazione del viaggio in Oriente una straordinaria tensione immaginativa e al viaggiatore lo statuto dell’ultimo dei paladini erranti» (pp. 10-11).

Spesso la scrittura della relazione del proprio viaggio non è immediata: c’è chi arriva a comporre il suo testo solo dopo anni, arricchendolo così di tutti quei particolari che affascinano un lettore-viaggiatore sedentario che preferisce viaggiare sull’inchiostro di un libro o sulle pagine illustrate di un album, il tutto contrapposto a chi forgia il testo all’istante come fosse un ferro rovente. Un testo scritto nell’immediato trasmette al proprio lettore il fascino del rischio corso per farlo: il viaggiatore sa che la sua esperienza è unica ed irripetibile, ma è anche conscio del fatto che qualora venisse scoperto nell’atto della scrittura, rischierebbe la propria vita. C’è allora chi racconta di scrivere mentre procede in groppa al cammello, col cappuccio tirato per proteggersi dal sole o chi finge di dormire per terra rannicchiato sotto le coperte.

Il volume di Brilli ci proietta in quell’Oriente sconosciuto e che spesso abbiamo immaginato sulla base di Le Mille e una Notte, illustrandoci la realtà di quel mondo e come esso si sia svelato agli occhi di viaggiatori occidentali provenienti da nazionalità, culture, lingue ed usanze diverse tra loro e che hanno intrapreso il viaggio in epoche diverse. L’Oriente si rivela a noi come dietro il velo di una sposa orientale attraverso i suoi temi principali, tra la sensualità dell’harem, le odalische, il selvaggio beduino e il dragomanno, tra Serraglio e Caravanserraglio, tra cammelli e cavalli, tra il fascino del mondo quotidiano e l’archeologia egiziana di cui ci si andava interessando… attraverso le percezioni più disparate dei viaggiatori, di uomini e donne, di chi ha toccato più con mano la realtà ospite magari della corte imperiale come lo fu Lady Mary Montagu nel 1717, o di chi ha potuto solo immaginare cosa realmente accadesse dietro le mura del Serraglio… In altre parole l’Oriente ci viene svelato tra viaggio immaginato e viaggio vissuto.