Storicamente. Laboratorio di storia

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Vittorio Cappelli. Alexandre Hecker (a cura di), Italiani in Brasile. Rotte migratorie e percorsi culturali

Il testo raccoglie scritti dedicati a quella fetta di emigrazione italiana che tra ’800 e ’900 dalla zona appenninica posta al confine tra Calabria, Basilicata e Campania, si riversa sulle terre di Colombia, Guatemala, del Brasile più remoto, di Bolivia e Venezuela, definite dall’a. «altre Americhe» perché trascurate dagli studi sull’emigrazione italiana, più attenti all’analisi dei flussi verso Argentina, Brasile urbano e Stati Uniti.

Il testo si suddivide in tre parti, anticipate da una Nota introduttiva e una Avvertenza dell’a.: Viaggi e inchieste (pp. 11-84), Letture e ricerche (pp. 85-146) e Poesie (pp. 147-183). Le prime due parti raccolgono undici testi già pubblicati tra 1998 e 2008 in forme e sedi diverse (articoli per quotidiani, contributi a opere collettanee, prefazioni a volumi), ma riveduti, adattati e aggiornati – spesso con Postille ad hoc – per l’occasione. L’ultima sezione è strettamente documentaria, raccoglie infatti una parte della produzione letteraria di Vicente Gerbasi, poeta venezuelano di origini e formazione italiane. La documentazione iconografica (fotografie di viaggio e d’archivio, copertine di libri, inserzioni pubblicitarie d’epoca), a cui l’a. ricorre con generosità, è posta a chiusura di ciascuno contributo.

Il testo analizza il fenomeno della migrazione italiana privilegiando piste di ricerca differenziate dal punto di vista sia geografico sia tematico, che si sono tradotte in una scrittura ricca di registri (racconti autobiografici, saggi, articoli giornalistici) e di campi disciplinari (storia sociale, storia politica, storia culturale e delle arti). Un metodo con cui l’a. intende allontanarsi dalla storiografia “accademica” e avvicinare «un pubblico di non specialisti» (p. 8).

Ogni scritto è introdotto da un’occasione – un viaggio, un fatto di cronaca, un anniversario, un ricordo – che dà lo spunto per un racconto microstorico che si amplia gradualmente seguendo sempre un doppio binario spazio-temporale: ieri e oggi, Italia e «altre Americhe». Si assiste dunque a un dialogo costante tra gli eventi del presente e quelli del passato, tra la storia dei piccoli paesi di partenza e quella dei luoghi di arrivo; al centro si distinguono le singole esistenze in transito. Ne risulta dimostrata da una parte la distribuzione capillare dell’emigrazione italiana nel mondo e dall’altra la necessità di riconsiderare i flussi migratori “minori” alla luce della reciproca e spesso assai significativa influenza intercorsa tra gli individui in essi coinvolti e la storia sociale, politica e culturale dei paesi sia di arrivo che di partenza.

Il testo si rivela in effetti particolarmente adatto al lettore non esperto, specie per la leggibilità e l’attenzione ai dettagli storici. Qualche cautela in più avrebbero a mio avviso meritato l’assunzione non critica del termine «diaspora» per indicare la migrazione italiana, tanto più in quanto affiancata a quella ebraica (p. 107); la lettura delle contraddizioni della Colombia contemporanea nella convivenza al suo interno del mito nazionale delle reinas a fianco dell’annosa guerra civile (p. 34), che seppur metaforica così posta sembra un po’ sbrigativa e forzata; alcuni passaggi che rischiano di apparire retorici a scapito dell’analisi (p. 65). Questo non esclude tuttavia che il testo si riveli uno strumento utile per l’addetto ai lavori. È infatti possibile rintracciare interessanti spunti metodologici come la valorizzazione della fonte letteraria, preziosi suggerimenti sulle tematiche (di particolare rilievo l’invito all’analisi del rapporto tra massoneria e migrazione, e alla riconsiderazione dei flussi migratori sulla base della rilevanza qualitativa e non solo quantitativa, p. 95), che insieme a fresche indicazioni bibliografiche mettono il punto e a capo – con un occhio al passato – agli studi sulle migrazioni.