Storicamente. Laboratorio di storia

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Giovanni Federico, Breve storia economica dell’agricoltura

Il libro trae origine da un precedente lavoro, pubblicato nel 2005 per la Princeton University Press, col titolo Feeding the World. An Economic History of Agriculture, 1800 – 2000, ma mentre quel testo si rivolgeva a un pubblico di economisti e storici il presente lavoro ha un carattere più divulgativo. Sebbene molto ricco di dati e informazioni specifiche, tanto più relative a un arco temporale così ampio e che ha visto trasformazioni così radicali, è ampiamente fruibile da lettori dalle formazioni più diverse e non solamente dagli esperti del settore. Presenta, infatti, una rassegna molto ampia sui dati rilevanti per la storia dell’agricoltura degli ultimi duecento anni; le discussioni prettamente teoriche e l’apparato di tabelle appaiono ridotti, mentre le note e i riferimenti teorici esistenti riguardano la spiegazione dei concetti economici fondamentali.

Federico affronta in primo luogo i processi di lungo periodo e testimonia l’evoluzione dei sistemi produttivi agricoli, attraverso l’analisi dei dati relativi alla produttività e all’andamento dei prezzi delle derrate agricole. Successivamente si interroga sulle cause del successo dell’agricoltura contemporanea, dovuto per lo più all’incremento della superficie agricola totale, agli investimenti di capitale per la meccanizzazione e l’industrializzazione e all’incremento di produttività generato dai risultati della ricerca agronomica. Tra i fattori della crescita analizza le principali innovazioni produttive introdotte: macchinari, nuove varietà ibride, fertilizzanti e pesticidi e cerca di esplicitare le relazioni tra investimenti nella ricerca, pubblica e privata, e la diffusione di nuove tecniche, prodotti e macchinari. L’a. considera poi le relazioni tra istituzioni e agricoltura, descrivendo l’affermazione dei diritti di proprietà moderni, del mercato globale e dei  mutamenti strutturali che queste innovazioni hanno comportato. Un paragrafo è dedicato anche, in questo contesto, all’esperienza del movimento cooperativo. Infine si sintetizzano le relazioni tra Stato e agricoltura nel corso del ’900, le esperienze dei paesi più avanzati, di quelli in via di sviluppo, dei paesi socialisti, fino ad arrivare a discutere gli effetti delle politiche agricole negli ultimi decenni e sono messe in luce le influenze reciproche tra politiche, nazionali e sovranazionali, e strutture dei sistemi agricoli nazionali.

Il testo ha il pregio di fornire un quadro molto ricco e particolareggiato della storia dell’agricoltura degli ultimi due secoli, considerando un’ampia gamma di variabili, tuttavia la sintesi di un periodo storico così vasto, che ha visto mutamenti economici, sociali ed ecologici così radicali, per forza di cose produce alcune ambiguità e può risultare parziale. Lo stesso a. ripete più volte che i dati da soli  non sono sufficienti a descrivere il complesso delle situazioni considerate, soprattutto nel caso dell’agricoltura dove è difficile fare generalizzazioni: ad es., per quanto riguarda l’incremento delle superfici coltivate, ci possono essere differenze tra le tipologie dei terreni e la loro produttività, mentre considerando i pascoli o i seminativi, cambiano radicalmente i risultati in termini di produttività. Allo stesso modo, spesso non si dispone di dati comparabili tra i diversi paesi o nei diversi periodi storici perché rilevati secondo tempi e modalità differenti.

La visione dell’a., comunque, appare strettamente economicista (oltre che spesso etnocentrica, ad esempio quando definisce «sottosviluppati» i paesi del Sud del mondo); Federico non si interroga sulla possibilità di esistenza di differenti modelli di sviluppo, ma dà per scontata la ricerca della crescita come fine ultimo anche per l’agricoltura e, se ottenuta, come risultato sempre positivo, mentre non considera la questione ambientale e il rischio ecologico che hanno accompagnato l’agricoltura contemporanea, temi che, invece dagli ’80 si sono imposti ampiamente nel dibattito mondiale. In generale tende a considerare l’agricoltura come oggetto unico, operazione molto difficile vista la pluralità di soggetti che animano il settore. È evidente la convinzione dell’a. che l’agricoltura contemporanea, nel suo complesso, si stia evolvendo secondo la direzione dell’efficienza economica, attraverso la meccanizzazione e l’industrializzazione dei processi di produzione “contadini”, mentre molti autori sostengono che ancora oggi siano numerosi gli agricoltori che producono e vivono secondo processi produttivi e stili di vita “contadini”. Piuttosto molti sostengono che vi sia un paradosso tra l’onnipresenza e l’invisibilità dei contadini. Questo testo, e la visione a cui è ascrivibile, per quanto ricchissimo di particolari e spunti interessanti, è forse vittima di tale paradosso.