Storicamente. Laboratorio di storia

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Paola Volpini, Lo spazio politico del "letrado". Juan Bautista Larrea magistrato e giurista nella monarchia di Filippo IV

Il libro di Paola Volpini rappresenta un contributo importante per la comprensione delle dinamiche della lotta politica spagnola durante il XVII secolo. L'autrice struttura la propria indagine intorno a due assi metodologici fondamentali: l'importanza delle fonti giuridiche per ricostruire non solo la prassi amministrativa, ma anche la formazione delle decisioni politiche; e l'utilità di analizzare la vicenda particolare (la biografia in senso lato) di funzionari, burocrati e giuristi che riuscirono a ritagliarsi un ruolo all'interno delle amministrazioni statuali d'antico regime, allo scopo di illustrare i meccanismi e gli equilibri politici generali. In questo senso Volpini si richiama ad una tendenza storiografica, attualmente molto attiva in ambito iberico - basti pensare ai recenti lavori di B. Clavero, M.A. Hespanha, P. Fernández Albaladejo, A. Feros, J.E. Gelabert e B. García García (ma anche a J.-F. Schaub e F. Benigno) - che ha fornito nuova linfa all'ormai "classica" storia politica di provenienza anglosassone (J.H. Elliott, R.L. Kagan, G. Parker e I.A.A. Thompson).

L'oggetto specifico della ricerca, il giurista J.B. Larrea, è un osservatorio privilegiato per studiare alcuni aspetti chiave del valimiento del conte-duca di Olivares (1621-1643). Infatti Larrea incarna il prototipo dei letrados - e cioè, giuristi - che, formatisi presso i Colegios Mayores castigliani, ambivano ad inserirsi nell'amministrazione centrale asburgica; le indubbie capacità personali portarono Larrea a scalare gradualmente i gradini della burocrazia castigliana: da giudice del Tribunale di Granada, egli venne chiamato nel 1634 a ricoprire l'importante incarico di fiscale, dapprima nel Consiglio delle Finanze, e poi in quello di Castiglia. La sua fulgida carriera, dovuta alla capacità di coltivare reti di amicizie che travalicarono il mondo dei letrados , conobbe il suo epilogo con l'attribuzione di un posto di consigliere presso il Consiglio di Castiglia e quello di Guerra.

Partendo dall'accurata analisi della documentazione manoscritta e delle opere a stampa di Larrea - la cui organicità viene ampiamente dimostrata - l'autrice giunge a ricostruire le linee guida del pensiero e dell'azione politica del giurista castigliano all'interno delle varie fasi del valimiento di Olivares: il favorito di Filippo IV, infatti, si servì di una serie di "tecnici" del diritto non solo per assegnare una sanzione legale a scelte e pratiche di governo autoritarie, ma anche per avallare alcune importanti riforme o per decidere le sorti di alcuni dibattiti. I letrados capaci come Larrea, benché formalmente non facessero parte della clientela del valido e fossero esclusi dai luoghi deputati alla formazione delle decisioni governative, riuscirono comunque a ritagliarsi uno spazio politico che, benché labile e soggetto alle tante variazioni di rotta (in particolare dagli anni Trenta in poi) causate dalle crescenti difficoltà finanziarie della monarchia, non può più essere sottovalutato. Volpini illustra in dettaglio gli strumenti attraverso i quali i letrados riuscirono ad introdursi e a condizionare i dibattiti politici dell'epoca di Filippo IV: particolarmente efficaci furono i pamphlets giuridici che, una volta usciti dalla cancellerie, acquistavano immediatamente una rilevanza politica notevole. Alle battaglie di stampa i giuristi presenti nei gangli dell'amministrazione centrale della monarchia spagnola seppero affiancare la conoscenza del funzionamento della macchina burocratica: sfruttando le lentezze e le difficoltà di comunicazione tra i consigli e le giunte, Larrea riuscì spesso a ritardare l'applicazione di alcuni ordini sovrani che in qualità di fiscale, e cioè di avvocato difensore delle prerogative e degli interessi della monarchia, egli reputava dannosi. Interessante, a questo riguardo, il caso, esaminato minutamente dall'autrice, relativo alla verifica dei titoli di riscossione di alcune imposte regie usurpati al Fisco dai Grandi castigliani.

Particolarmente efficace, inoltre, appare l'analisi condotta dall'autrice sul funzionamento del sistema fiscale castigliano in rapporto al coacervo di competenze giuridiche detenute dai tanti "attori" delle politica castigliana, a cominciare dal Consiglio di Castiglia e dalle Cortes .

In conclusione il libro di Paola Volpini costituisce già un punto di riferimento di grande valore non solo per gli specialisti, ma anche per coloro che si avvicinano per la prima volta all'affascinante mondo della Spagna del Seicento.