Storicamente. Laboratorio di storia

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Piero Majocchi, Pavia città regia. Storia e memoria di una capitale altomedievale

Frutto di una tesi di dottorato discussa presso l’Università Statale di Milano, il lavoro qui presentato rappresenta una pregevole ricerca che, partendo dall’esempio della storia di Pavia, allarga la visuale alla storia milanese, spingendosi in molteplici direzioni e fornendo interessanti spunti di riflessione sulle vicende dell’Italia medievale. Il lavoro dell’a., che parte da alcune intuizioni sulla storia pavese avanzate alcuni anni orsono da Aldo Settia (Il sogno regio dei Visconti, Pavia e la Certosa, «Annali di Storia Pavese», 27 [1997]), ricostruisce la secolare lotta instauratasi tra Pavia e Milano per stabilire a chi spettasse il predominio politico, posta simboleggiata dal dibattito su quale fosse la sede ufficiale per l’incoronazione del titolare del regnum Italiae, una disputa destinata a trascinarsi fino alla metà del XIV secolo quando la conquista della città pavese da parte dei Visconti avrebbe inaugurato una nuova stagione di politica della memoria tesa alla composizione dei dissidi tra le due città rivali ormai entrambe sotto un comune dominio. Occorre notare che l’a. analizza le fonti a sua disposizione - prevalentemente quelle narrative - sulla scorta delle suggestioni della storiografia anglosassone (Eric Hobsbawm e Chris Wickham su tutti) non senza tralasciare i contributi di Walter Pohl, Walter Goffart e Stefano Gasparri sulle fonti altomedievali, ossia conferendo «particolare attenzione ai fini politici e alle strategie narrative dell’autore e alle circostanze in cui avviene la redazione» (p. 14), nell’intento di valutare tutte le informazioni, anche quelle solitamente ritenute poco affidabili, per ricostruire un quadro di insieme quanto più ricco possibile. In quest’ottica si colloca la trascrizione dei testi più antichi contenuti nel codice Dal Verme presentata in appendice al volume (pp. 231-307): il manoscritto in questione raccoglie infatti 27 testi redatti in un periodo che va dal XV al XVII secolo al fine di perpetuare la memoria civica del Comune pavese, nell’ambito di un lavoro di “assemblaggio” teso al recupero della memoria delle sue prerogative regie.

Non è dunque una storia di Pavia quella cui si trova davanti il lettore del libro di Majocchi, ma piuttosto un’analisi, serrata e ben argomentata, della sedimentazione storiografica di una memoria di una cittadinanza da sempre legata alle vicende dell’Impero (Pavia si sarebbe dimostrata una delle città italiane più fedeli ai sovrani germanici succedutisi sul trono imperiale nei secoli che vanno dall’XI al XIV) che nell’esperienza del regno longobardo, di cui fu capitale, trovò la chiave legittimante della propria storia, creando un vero e proprio “mito politico” che tutte le parti in causa avrebbero declinato in forme e modalità differenti secondo un policentrismo a più riprese notato dall’a. e che si lega in maniera indissolubile con la storia della nostra penisola.