Storicamente. Laboratorio di storia

Studi e ricerche

Eugenio Montero Ríos a Santiago di Compostela (1886-1914). Il monterismo élite locali, potere centrale e società nella storia della Galizia

Le élite politiche locali

Durante la seconda metà del secolo XIX in Europa occidentale le coalizioni politiche erano controllate da élite in possesso del mandato grazie ad elezioni faziose nella quale il clientelismo e le trame delle amicizie giocarono un ruolo fondamentale.
Il concetto di élite fa riferimento a minoranze che si distinguono in ragione di un predominio riconducibile a diversi fattori[1]. La leadership che le caratterizza è legata allo svolgimento di funzioni considerate ‘importanti’ nell’ambito della realtà sociale. Questo concetto possiede tuttavia una connotazione abbastanza generica; sarebbe forse più corretto sostituirlo (nella maggior parte dei casi) con il francesismo di notables (notabili), utilizzato per indicare una classe dirigente urbana e regionale nella quale si ritrovano borghesia e nobiltà e dove la proprietà, il prestigio e il potere si fondono. I notabili rappresenterebbero quindi una tipologia specifica di élite[2].
Nella seconda metà del XIX secolo la società di massa era ancora un fenomeno nascente in paesi come la Spagna, realtà territoriali ancora poco integrate nell’economia internazionale, nelle quali la crisi di fine secolo ebbe pessime conseguenze. La perdita di Cuba e delle Filippine (1898), in seguito al conflitto con gli USA, aveva inoltre provocato la crisi del commercio catalano. Le strutture partitiche e statali favorirono il consolidamento delle clientele politiche come mezzo di controllo dell’elettorato e dell’integrazione delle regioni periferiche, in un contesto di frammentazione territoriale e debolezza delle istituzioni centrali. Durante la fase della Restaurazione borbonica i partiti monarchici affidarono la propria organizzazione a personaggi popolari e benestanti, noti come ‘grandi elettori’. Essi erano in grado di assicurare, per mezzo di relazioni personali, prestigio intellettuale e legami economici, il controllo dei diversi distretti e della politica.
Le ‘piattaforme politiche’ si crearono intorno a grandi cacicchi (caciques) capaci di attrarre notabili con capacità di controllo nelle rispettive aree d’influenza. L’ascrizione di queste piattaforme ad uno dei partiti monarchici si basava sull’impegno che questi ultimi assumevano in difesa degli interessi delle prime, grazie all’influenza dei capi politici, alla possibilità di accentuare lo scambio di favori, nei quali i notabili avevano un ruolo di intermediario tra società e potere politico e, infine, alla coincidenza ideologica. Si trattava ancora di partiti senza veri e propri programmi, ma con argomenti che rispondevano alle esigenze ed ai progetti di questo settore della società.
La politica locale si reggeva quindi sulla realtà della rete clientelare formata dai notabili, sebbene il fatto che il governo si riservasse inizialmente il diritto di eleggere i sindaci implicasse una significativa riduzione dell’autonomia municipale. A questo livello possiamo individuare due tipologie di relazioni di potere: da una parte, quella stabilita tra élite locale e centrale e dall’altra quella che riassume le relazioni di questi due gruppi con la società. Ciò fa sì che lo studio del potere locale venga rivalutato nel momento in cui si affronta la questione della costruzione del potere e dei processi implicati nei suoi cambiamenti.  Sia i conservatori che i liberali si mostrarono sempre molto interessati al controllo del livello locale; questo divenne la base del loro potere e a volte il vivaio dove si formavano per poi conseguire la leadership della scena statale[3].
Per illustrare questo fenomeno si analizza qui il caso del monterismo a Compostela come esempio di ‘piattaforma politica’. Dopo una breve introduzione sulla biografia del galiziano Eugenio Montero Ríos e sulla società di Santiago nell’ultimo quarto del XIX secolo, si prende in esame l’egemonia della piattaforma monterista nella vita municipale e accademica della città.
Questo lavoro riunisce i risultati ottenuti a partire della documentazione degli atti delle elezioni municipali e dei chiostri dell’Università che si trovano nell’Archivio Storico dell’Università di Santiago (AHUS).

La ‘piattaforma politica’ del monterismo a Santiago di Compostela

Il potere delle élite agrarie nelle province galiziane fu costante a partire dall’elaborazione del liberalismo come ideologia politica, così come il potere nelle mani della maggior parte dei deputati e dei senatori procedenti dalla comunità. Nei sei anni noti come Sexenio Democrático (1868-1873) tra i nuovi rappresentanti della politica centrale si trova un importante gruppo di galiziani: alcuni si dichiarano progressisti, come Rodríguez Seoane e Montero Ríos, altri unionisti, come Romero Ortiz, e altri democratici, come Becerra e Gasset. Anche i repubblicani come Eduardo Chao ottennero una certa rilevanza soprattutto grazie ad una politica agraria in difesa del riscatto delle terre concesse in enfiteusi (foro). Questi nuovi rappresentanti della politica provenivano dalla borghesia commerciale e dalle professioni liberali emergenti: giornalisti, come Gasset y Artime o Urzaiz y Cuesta, economisti e banchieri, come Riestra e Bustelo e avvocati che iniziavano a godere di una certa notorietà come Montero Ríos e i Bugallal; nuove élite e nuovi membri che nacquero con il Sexenio e che si sarebbero poi consolidate come figure politiche durante la Restaurazione.
Anche in Galizia si spartirono i seggi e si stabilì l’egemonia di diverse ‘piattaforme politiche’ ascritte ai partiti monarchici. La convivenza tra i rappresentanti del gruppo liberale fu difficile a causa dello scontro aperto tra due dei suoi massimi esponenti, Vega de Armijo e Montero Ríos. I rappresentanti del partito canovista, o conservatore, furono soprattutto Manuel Vázquez de Parga, conte di Pallares, gli Ordóñez e i Bugallal. I leader di queste piattaforme fecero un uso eccessivo del nepotismo e della yernocracia[4] per arrivare a sviluppare fitte reti clientelari, perfino dopo il ‘disastro del 98’. Le province dove realmente attecchì la piattaforma monterista furono A Coruña e Pontevedra. Ma la circoscrizione monterista per eccellenza fu quella di Santiago di Compostela, nella provincia di A Coruña, il ‘feudo clientelare’ di Montero Ríos durante la Restaurazione.

La traiettoria politica di Eugenio Montero Ríos

Eugenio Montero Ríos fu un giureconsulto dal percorso personale e accademico simile a quello dei suoi contemporanei. Nacque a Santiago il 13 novembre 1832. Dopo gli studi di Diritto nella sua città natale, continuò la formazione accademica a Madrid ottenendo il dottorato presso l’Università Centrale. 
Nel periodo del Sexenio iniziò l’attività politica nel gruppo dei liberali progressisti dove ben presto assunse un ruolo di primo piano soprattutto per quanto concerne l’amministrazione del diritto. Ne sono testimonianza la carica di sottoministro e poi ministro di Grazia e Giustizia, il sostegno da lui accordato alla promulgazione di leggi innovative, che segnarono fortemente la società spagnola, come la legge del Registro Civile (1870), la legge del Matrimonio Civile (1870), la riforma del Codice Penale (1872) e la legge organica del Potere Giudiziale (1873). Si distinse inoltre per il contributo al testo costituzionale del 1869, in particolare con l’intervento nel capitolo dedicato alla libertà di culto.
Montero Ríos si ritirò dalla politica in seguito all’abdicazione di Amedeo I, rifiutando prima il regime repubblicano e la Restaurazione poi. La sua brama di potere finì tuttavia per riportarlo alla politica attiva e ad accettare il regime e la Costituzione del 1876. L’alleanza con i potentati locali e “i grandi elettori” da una parte, e le amicizie politiche di parte liberale e “progressista” dall’altra, gli permisero di costruire il suo profilo cacical.  Montero ricominciò ad avere un ruolo attivo nel governo centrale fino a convertirsi in uno dei ‘magnati’ del caciquismo: fu per quattro volte Ministro di Grazia e Giustizia (tre delle quali nel Sexenio), Ministro del Fomento[5], deputato per la circoscrizione di Santiago, senatore a vita dal 1889 e cinque volte Presidente del Senato tra il 1893 ed il 1913. Fu inoltre Presidente del Consiglio di Istruzione pubblica, del Tribunale superiore di Giustizia e della Commissione del Trattato di Parigi (1898), circostanza che gli procurò un’immeritata impopolarità. Venne anche eletto capo ‘temporaneo’ dei liberali in seguito alla morte di Sagasta (1903) e dopo aver conteso l’incarico a Segismundo Moret. Ciò gli permise di realizzare la sua massima aspirazione: arrivare alla Presidenza del Governo (1905).
Montero ottenne definitivamente la rappresentanza della circoscrizione di Santiago nel 1886[6]. L’anno successivo si recò a Villagarcía (Pontevedra) per assistere ad un banchetto di ringraziamento per suoi amici galiziani. Brindò alla sua terra, ma allo stesso tempo non nascose l’intenzione di continuare ad ottenere voti che gli permettessero di consolidare il suo potere compostelano quando disse: “podía inutilizarme yo para la vida pública ya que no faltarme el sufragio de los electores...”[7].Il suo ruolo di cacique e ‘faccendiere elettorale’, come asserì Alfredo Brañas[8], si consolidò in quel momento.
Montero mantenne la rappresentanza diretta della circoscrizione di Santiago fino al 1889, anno in cui fu nominato senatore a vita. Con le elezioni del 1891 gli succedette nell’incarico il genero, Benito Calderón Ozores. Tuttavia la sua morte un anno dopo fece sì che Montero ‘sistemasse’ allo stesso posto, con le elezioni del 1893, un altro dei suoi generi: Manuel García Prieto che mantenne l’incarico fino al 1912 e succedette al suocero alla leadership del monterismo. Quando García Prieto fu nominato marchese di Alhucemas (1911) e poi senatore a vita, la rappresentanza della circoscrizione passò ad uno dei figli naturali di Montero, Eugenio Montero Villegas. Egli mantenne l’incarico fino alla morte nel 1917. Il mandato passò allora ad un monterista di terza generazione, il genero di García Prieto e nipote acquisito di Montero, Manuel Sáinz de Vicuña, tra il 1918 e il 1919[9].

La società a Santiago di Compostela nell’ultimo quarto del secolo XIX

Santiago di Compostela si sviluppò sotto la protezione della Chiesa e, grazie alla presenza dell’Università, fondata nel 1492, si qualificò ben presto come uno dei centri più importanti d’Europa per lo studio della teologia, del diritto e della medicina. Durante il XIX secolo la città attraversò un periodo di declino a causa della preferenza accordata dai liberali ad altre città della regione. Tuttavia durante la prima metà della Restaurazione, tra il 1874 e il 1900, si andò recuperando il carattere ‘spirituale’, grazie da una parte al ripristino della tradizione giacobea e alla promozione dei pellegrinaggi, e dall’altra alla ri-valorizzazione del polo scientifico.
La promozione dell’insegnamento e dell’Università si realizzò grazie alla protezione di Montero Ríos come ‘gran cacique’ della città. Egli agì in virtù dei suoi incarichi politici a Madrid ottenendo concessioni edili importanti che permisero allo stesso tempo una nuova monumentalizzazione di Santiago.
Il settore colto e liberale della società era costituito da una classe media formata da funzionari dell’Università e dell’Amministrazione da una parte e da professionisti liberali dall’altra: docenti titolari di cattedre presso l’università e gli istituti superiori, avvocati, procuratori, militari, medici, botanici, periti, tipografi etc.; si trattava di un gruppo di tendenza anticlericale, seppure con molte sfumature, con un ruolo non marginale nella vita politica della città. Seguiva una ‘piccola borghesia’ non meno variegata: litografi, fotografi, pittori, musicisti etc. che costituiva quella che Barreiro Fernández definisce come “l’aristocrazia popolare”[10] della società compostelana. Infine c’erano gli operai propriamente detti, un ampio settore abbastanza distanziato dai precedenti, soprattutto dal primo, e che era costituito da una grande varietà di mestieri: sarti, modelliste, servi, fabbri, fornai e falegnami, fino ad arrivare ai settori più umili[11]

La vita municipale e l’Università durante la Restaurazione

L’opera di ricostruzione della vita politica del comune di Santiago tra il 1877 e il 1905 ci ha portato a consultare gli atti elettorali del Fondo Municipale che si trovano nell’Archivio dell’Università. Ci troviamo di fronte ad una documentazione parziale dal momento che si tratta della visione ufficiale delle elezioni. Le liste raccolgono sistematicamente dati dei suffragi senza nessun tipo di riferimento alla metodologia impiegata nella raccolta dei voti. Sulla veridicità della computazione dei voti nutriamo molti dubbi. Potrebbero infatti essere stati manipolati a sostegno degli interessi del gruppo di maggioranza. Nonostante ciò, quello che emerge da questi documenti è la continuità di molti consiglieri e sindaci. Si tratta, a nostro modo di vedere, di un riflesso fedele della stabilità che arrivò a conseguire il monterismo a Santiago, soprattutto a partire dal 1886, quando  il leader dei liberali ottenne il controllo della circoscrizione, e in seguito dalle elezioni municipali del 1887, momento in cui iniziò il suo dominio, che si mantenne forte fino al 1905. I vari avvicendamenti nel governo centrale di Madrid non implicarono per la città la fine del dominio del monterismo.

Tabella I: Sindaci di Santiago e loro schieramento politico (1877-1905)

Periodo

Sindaco

Schieramento

1877-79

Joaquín Botana / Francisco Sáinz

Conservatore

1879-81

Francisco Sáinz

Conservatore

1881-83

Felipe Gutiérrez de la Peña

Indipendente (costituzionale)

1883-85

Ramón Mosquera Montes

Costituzionale

1885-87

José Vázquez Quirós

Coalizione sinistro-conservatrice[12]

1887-89

Ramón Sanjurjo Pardiñas

Fusionista (monterista)

1889-91

1891-93

Cleto Troncoso Pequeño

C[13] (monterista)

1893-95

1895-97

Ramón Sanjurjo Pardiñas

Liberale (monterista)

1897-99

1899-1903

1903-05

Lino Torre Sánchez Somoza

Liberale (monterista)

Fonte: Archivio Storico Universitario di Santiago (AHUS). Elezioni municipali. Fascicoli: 1877-1905.

Il Consiglio Comunale era formato da personalità di estrazione socio-economica molto eterogenea. Tuttavia la maggior parte apparteneva ai gruppi dominanti della città, o comunque ne rappresentava gli interessi. La presenza di forze al margine del sistema non mise in discussione il dominio di questo gruppo sulle istituzioni.
L’Università fu l’altra strada utilizzata da Montero per la diffusione e il consolidamento della propria ‘piattaforma politica’. I rettori ed i senatori del distretto universitario di Santiago ascritti al gruppo liberale erano personaggi noti nell’ambito della politica locale e del mondo accademico per la loro condizione di monteristi.

Tabella II: Rettori dell’Università di Santiago (1868-1930) e schieramento politico.

Periodo

Rettore

Schieramento

1868-1870

José Montero Ríos

Liberale progressista (monterista)

1870-1872

Casimiro Torre

Liberale progressista (monterista)

1872

Antonio Casares Gil

Liberale

1872-1873

Casimiro Torre

Liberale progressista (monterista)

1873-1888

Antonio Casares Gil

Liberale

1888-1890

Gerardo Jeremías Devesa

Liberale (monterista)

1890-1891

Jacobo Gil Villanueva

Conservatore

1891-1893

Francisco Romero Blanco

Conservatore

1893-1896

Maximino Teijeiro

Liberale  (monterista)

1896-1898

Francisco Romero Blanco

Conservatore

1898-1900

Maximino Teijeiro

Liberale (monterista)

1900-1904

Francisco Romero Blanco

Conservatore

1904-1906

Jacobo Gil Villanueva

Conservatore

1906-1920

Cleto Toncoso Pequeño

Liberale (monterista)

1920-1921

Lino Torre-Sánchez Somoza

Liberale (monterista)

Fonte: Archivio Storico Universitario di Santiago (AHUS). Elezioni municipali. Fascicoli: 1877-1905.

Tabella III: Senatori dell’Università (1877-1923) e loro schieramento.

Periodo

Senatore

Schieramento

1877-1981

Juan Jose Viñas

Conservatore

1881-1887

José Montero Ríos

Monterista

1887-1896

Maximino Teijeiro

Monterista

1896-1898

Francisco Romero Blanco

Conservatore

1898-1899

Maximino Teijeiro

Monterista

1899-1905

Eduardo de Hinojosa

Conservatore

1905-1907

José Casares Gil

Monterista

1907-1910

Eduardo Hinojosa

Conservatore

1910-1921

José Casares Gil

Monterista

1921-1923

Miguel Gil Casares

Indipendente

Fonte: Archivio Storico Universitario di Santiago (AHUS). Elezioni municipali. Fascicoli: 1877-1905.

Le tabelle mostrano come la leadership vera e propria cominciò a costituirsi a partire dal 1905, epoca nella quale Montero Ríos divenne capo del governo. Lo stretto rapporto fra rappresentanza universitaria e governo della città fu assicurato da  personaggi come Casimiro Torre, Gerardo Jeremías y Devesa, Maximino Teijeiro, Cleto Troncoso e Lino Torre-Sanchez Somoza. A partire dagli anni Ottanta essi furono rettori, membri del Chiostro accademico e amministratori del comune. La rappresentanza municipale si caratterizzava dal punto di vista politico per tre aspetti:
1. La presenza di professori e docenti dell’Università e di altri titolati che esercitavano professioni liberali, soprattutto avvocati, procuratori e medici. 
2. La presenza di industriali e commercianti, l’élite economica e la borghesia, che proveniva per la maggior parte da altre regioni dello Stato, soprattutto Paesi Baschi e Catalogna, e anche dalla Francia. Nonostante l’eterogeneità che lo caratterizzava, questo gruppo risultava molto unito al momento di difendere i propri interessi, un elemento fondamentale per la partecipazione alla vita politica.
Questi due collettivi, l’élite intellettuale e l’élite economica, ritenevano che la politica fosse una questione riservata ai ‘più preparati’. I notabili del momento furono dunque quelli che la organizzarono.
3. La stabilità e la continuità che permisero un forte consolidamento del monterismo. Dalla documentazione consultata si evince come i nomi delle persone al governo si ripetessero costantemente grazie a un’efficace endogamia; spiccano grandi saghe familiari come quelle, tra le altre, dei Sanjurjo, degli Harguindey, della Riva, di Andrés Moreno e Simeón García. Di fatto, queste unioni matrimoniali erano in molte occasioni motivate esclusivamente da ragioni di interesse.

Le ripercussioni del monterismo a Santiago

Dopo avere attraversato un secolo considerato statico e oscuro, la città viveva ora, con l’era monterista, una fase di recupero e decollo. Tra il 1886 e il 1923, grazie alla protezione di Montero e della sua rete clientelare, furono realizzati molti interventi urbanistici. Tra questi spicca la costruzione di grandi edifici pubblici resa possibile da finanziamenti straordinari ottenuti dall’Amministrazione. Tra tutte le concessioni, cinque furono particolarmente importanti, sia per il loro impegno economico che per il ruolo determinante che esse svolsero nello sviluppo della città. Quattro di esse contribuirono alla promozione dell’istruzione pubblica:
  1. Il restauro dell’edificio dell’Università (1893-1906), sede attuale della Facoltà di Geografia e Storia.
  2. La Scuola di Veterinaria (1903-1915), sede attuale del Parlamento di Galizia.
  3. Il Collegio regionale dei Sordomuti e Ciechi (1910-1925), sede attuale della Giunta di Galizia.
  4. La Facoltà di Medicina e l’Ospedale Clinico (1910-1928).

Una quinta concessione fu destinata alla promozione della comunità nel resto dello Stato: l’Esposizione Regionale di Galizia del 1909, che si tenne nel Collegio di San Clemente (attualmente Istituto per l’Insegnamento Secondario “Rosalía de Castro”) e nel tratto finale del Paseo da Ferradura, dove oggi si trova una parte dell’attuale Campus Sud dell’Università, di fronte alla Residenza universitaria.
Con queste costruzioni e attività di promozione Montero voleva da una parte  ricambiare l’appoggio dell’élite intellettuale ed economica e dall’altra favorire il settore operaio, in modo da rafforzare e ampliare il sostegno delle classi lavoratrici. Queste opere di costruzione, alcune delle quali magniloquenti, risultarono essere delle iniziative molto importanti per due ragioni:

  1. Permisero una nuova monumentalizzazione della città e il suo ampliamento moderno verso est, nord e sud. Santiago si trasformò in una moderna realtà  urbana in sintonia con i tempi che si annunciavano[14]. Dalle combinazioni di evocazione rinascimentale fino agli esempi di eclettismo novecentista, questi edifici sono oggi icone dell’arte galiziana. 
  2. Il decollo del settore commerciale e dell’artigianato. Queste concessioni veicolarono uno sviluppo sociale ed economico importante per le classi operaie e gli artigiani che erano chiamati alla realizzazione delle opere. Ciò fece si che anche gli operai ed i braccianti, che si trovavano senza occupazione e senza altro modus vivendi in una regione periferica e dimenticata dalla politica centrale, si identificassero con il monterismo, consolidandodefinitivamente la piattaforma.

La crisi del sistema e l’antimonterismo in Galizia

La stabilità del regime cominciò a vacillare negli ultimi anni del XIX secolo, soprattutto in seguito agli accadimenti del 1898 ed al fiorire del regeneracionismo. A partire dalla prima decade del XX secolo i difensori del sistema restaurazionista rinunciano a mettere a tacere i suoi detrattori più critici e si ritrovano impotenti di fronte ai nuovi movimenti sociali, i regionalismi e la mobilitazione operaia.
Nel caso della Galizia il movimento rigenerazionista provocò una destabilizzazione importante: dal punto di vista intellettuale non solo costituì la base della critica al regime ma rappresentò anche la riflessione teorica che alimentò agraristi, galizianisti e le attività di alcuni emigranti[15].
Vistosi impotente di fronte alle crisi interne e alla situazione di instabilità causata dai nazionalismi periferici, soprattutto in Catalogna[16], Montero Ríos si dimise dalla presidenza del Governo (1 dicembre 1905)[17]. Queste dimissioni segnarono l’inizio del declino politico del legislatore, un deterioramento non solo biologico ma anche ideologico. Montero fu un avversario irriducibile delle tendenze nazionaliste e regionaliste. Egli definiva il fiorire di questi movimenti come “l’anemia morale che sta affettando tutta l’Europa”[18]. Montero dava prova in tal modo del suo ‘sfasamento ideologico’ di fronte alle trasformazioni sociali in corso. Sorprende il fatto che colui che durante il Sexenio aveva difeso leggi tanto ‘rivoluzionarie’ come quella del matrimonio civile e della separazione Chiesa-Stato non avesse la capacità di comprendere i tempi nuovi che si annunciavano in tutta Europa. Nel 1905 Montero Ríos rappresentava ormai il passato politico della Spagna; era arrivato tardi alla guida del governo, e probabilmente aveva accettato l’incarico solo per saziare la sua smisurata sete di potere.
Il conte di Romanones commentò la rinuncia di Montero con parole ironiche:

“Hacía muchos años que don Eugenio no acostumbraba salir de su casa una vez puesto el sol. Aquella noche, pasadas las diez, salió de ella por haber sido llamado, con urgencia, de Palacio; envuelto en pieles, tapado el rostro con una bufanda, tomó el coche de muy mala gana; al salir no vio el peldaño del umbral, tropezó en él y cayó al suelo…, y del suelo ya no volvió nunca a levantarse políticamente.
A la mañana siguiente se hizo pública la dimisión del Gobierno”[19].

Dopo le dimissioni, Montero si ritirò lentamente dalla scena politica. Tuttavia fu protagonista di un altro episodio importante: nel 1913, per non accettare il Progetto della Mancomunidad Catalana[20], egli si dimise dalla Presidenza del Senato.
Morì nel maggio del 1914, all’età  di 82 anni. Fu sepolto nella cripta del suo palazzo di Lourizán (Pontevedra), una sfarzosa residenza estiva dove fu amministrata buona parte della politica centrale dell’epoca. 

Nel caso della città di Santiago, le associazioni sindacali che iniziarono a comparire a partire dagli anni Ottanta sostituirono le società di beneficenza e di mutuo soccorso del periodo immediatamente anteriore. Già a partire dal 1895 i repubblicani incoraggiavano gli operai a partecipare alla vita politica municipale. Dalla convocazione delle elezioni del 1909 cominciarono ad apparire bandi di propaganda socialista e repubblicana. 
Nelle elezioni del 1911 i liberali patteggiarono con i repubblicani per formare una coalizione. In quelle del 1913 si unirono ai conservatori. In queste votazioni le società di tagliapietre, falegnami, muratori, calzolai, manovali e fabbri, guidati da José Pasín, manifestarono contro le coercizioni che subivano da parte del padronato; il loro rappresentante fu eletto consigliere.
A livello locale era necessario rigenerare un Comune, convertito nell’impero di una minoranza che trionfava soprattutto grazie all’apatia della maggioranza. Il 24 maggio 1914 ebbe luogo una manifestazione studentesca contro il caciquismo, durante la quale i manifestanti commentarono l’operato di Montero con queste parole: el pueblo lo ha encumbrado y él no ha hecho más que encumbrar a su familia[21]. Nell’anno della morte del legislatore cominciava simbolicamente l’antimonterismo. Santiago si configurava ormai come una città dallarealtà sociale in costante evoluzione, all’interno della quale i cittadini chiedevano la tutela dei propri diritti e la partecipazione alla vita politica.
Alle elezioni del 1915 i liberali si coalizzarono con i repubblicani e i conservatori nella cosiddetta Candidatura Independiente. Nelle elezioni del 1917 costituirono invece la Candidatura del Orden o Coalición Monarquica insieme a mauristi (conservatori alleati a Maura) e repubblicani.  Le ragioni di questa coalizione risiedevano, secondo una cinica dichiarazione dei suoi stessi membri, nel fatto che ciascuno di loro, seppure proveniente da posizioni politiche molto distanti, era un ‘uomo d’onore’. Ciò non impedì, tuttavia, che nel 1917 fu rifiutato l’accesso alla coalizione ad un agrario.
In Santiago la corruzione si era estesa nell’ambito locale indipendentemente ormai dal leader. I liberali utilizzavano le concessioni ottenute da Montero a favore della città, ad esempio la costruzione della Facoltà di Medicina e della Scuola di Veterinaria, come arma di difesa contro gli attacchi degli avversari politici. In un primo momento tutti quanti, conservatori e repubblicani, vedevano nella figura di Montero il protettore della città. Essi rifiutavano però il monterismo come simbolo del caciquismo e della corruzione politica la quale si era insinuata in maniera allarmante nell’amministrazione del comune e aveva portato l’erario municipale a una situazione preoccupante. Ciò a lungo andare provocò un’inversione di tendenza e Montero cominciò ad essere identificato come il massimo rappresentante e artefice dello spregevole caciquismo che dominava la città.  In un documento della polizia del 1916 si legge che: “una turba de cacicuelos que debieran arrastrar el grillete, para escarmiento de todos los de la ralea”[22].
I liberali di Santiago erano avversi ai mutamenti e temevano che  agrari e operai, aiutati soprattutto dai repubblicani, si impossessassero del potere e mettessero fine allo status quo che avevano mantenuto fino ad allora e che volevano continuare a mantenere. Bisogna ricordare inoltre che intorno al 1917 i liberali erano divisi in due fazioni: coloro che appoggiavano il ricco industriale Máximo de la Riva e coloro che si univano a Lino Torre, titolare della cattedra di Diritto e in seguito Rettore. Si trattava di due gruppi che erano uniti solo dalla comune opposizione alle Società Agrarie le quali avversavano i ‘magnati liberali’ della città. Gli esponenti delle due fazioni pretendevano di impedire lo sviluppo dell’agrarismo in un momento in cui già rappresentava una forza politica e sociale. 
Anche la Candidatura del Orden del 1917 fu però accolta da molti con una certa diffidenza. Ne facevano parte uomini come Máximo de la Riva e suoi amici, conservatori e liberali, che avevano importanti interessi nell’impresa che ambiva ad ottenere l’appalto delle opere di illuminazione pubblica (La Antigua). Essi speravano di ottenere la concessione per il biennio 1918-1919. Per queste ragioni la coalizione venne reputata faziosa e composta da “troppi elettricisti”[23]. I notabili compostelani che continuavano ad occupare posizioni di potere in ambito locale non facevano altro che difendere i propri interessi. Mascheravano la realtà dichiarando di proteggere gli operai e i lavoratori. Ciò che li guidava era tuttavia solo l’interesse per la salvaguardia dei propri privilegi.
La divisione e l’instabilità dei liberali finì per rafforzare la fazione dei conservatori. Essi si coalizzarono con i primi nelle diverse convocazioni elettorali con l’unico scopo di ottenere potere e poltrone nell’amministrazione comunale ed arrivare così ad una maggioranza che in altri tempi sarebbe stata impensabile. Nella coalizione formatasi per le elezioni del 1917 i mauristiavevano inoltre imposto una condizione: che nelle successive elezioni dei deputati (1919) fosse presentato un altro candidato, dal momento che non avrebbero accettato il monterista Manuel Sáinz de Vicuña, che era successo nell’incarico al suocero Manuel García Prieto. I liberali accettarono la condizione: avrebbero approvato qualunque cosa pur di evitare che un agrario fosse eletto consigliere.
Il primo giugno 1919 Armando Cotarelo Valledor venne eletto deputato per la circoscrizione di Compostela, distretto monterista per eccellenza dal 1886. La candidatura di Cotarelo fu appoggiata sia dai conservatori che dai repubblicani, in opposizione al candidato del governo conservatore, Vázquez Mella, definito da alcuni “l’artefatto archeologico”[24]. Manuel Sáinz, il genero di García Prieto, lasciò così la circoscrizione di Santiago.
Il monterismo finì per essere sinonimo di abuso, corruzione e ingiustizia. Fino al 1919 Santiago fu dominata dal partito “que sobre sus hombres echó la capa liberal que cubría las desnudeces de su alma caciquil”[25]. La formazione della Candidatura Independiente, la riorganizzazione dei mauristi e dei repubblicani, lo sviluppo del regionalismo con rappresentanti come Cabeza de León e galizianisti come Cotarelo Valledor, decretarono che il dominio monterista non aveva ormai piú ragione di essere. 

Conclusioni

1. Il monterismo fu una rete clientelare nella quale si combinarono ideologia progressista e interessi locali con l’obbiettivo di dare alla città di Santiago un ruolo di primo piano sulla scena nazionale. L’élite compostelana trovò in questa ‘piattaforma politica’ un mezzo efficace per proteggere i propri interessi; in cambio, garantì al leader un appoggio elettorale tessuto per mezzo del caciquismo. Si trattò di una coercizione consensuale evidente, poiché esistevano forti legami tra l’élite politica e la società. La realtà della dinamica compostelana conferma che, nella pratica, il potere si costruì in ambito provinciale.

2. Il potere politico è una realtà dalle molte sfaccettature che va oltre la dimensione puramente politica: è legato ad aspetti economici e sociali che devono essere affrontati in maniera congiunta per potere arrivare ad avere una visione reale della questione. Dal punto di vista metodologico,  sviluppare una ricerca ascendente dello studio del potere e delle sue relazioni a partire dai livelli più bassi, locali e municipali, porterebbe a una ricostruzione della realtà storica più esatta e veritiera. 

3. Anche se il clientelismo politico della Restaurazione diede al governo la stabilità necessaria per iniziare le riforme in un ambiente sociopolitico ancora in via di sviluppo, esso fu un sistema che mise in evidenza le contraddizioni tra il quadro legale dei principi liberali e l’applicazione degli stessi da parte di varie élite. Esse cercavano di garantire la continuità di un ordine politico e sociale a loro favorevole e miravano al controllo del potere nel significato più ampio del termine. Rifiutavano le rotture brusche e pretendevano ordine e continuità, seppure con qualche concessione al progresso. Tale moderazione finì tuttavia per portare all’emarginazione delle forze contrarie.

Note

[1] Così affermava Jürgen Kocka durante l’intervista con G. Rubí e Ll. Ferran Toledano, “A proósit de la hitòria social crítica alemanya”, L’Avenç, 170 (1993), pp. 44-47.

[2] I. Moll, P. Salas, Las pequeñas élites agrarias y su participación en la vida política durante la segunda mitad del siglo XIX, in: Mª.D. Muñoz Dueñas, H. Fonseca, (eds.): Las élites agrarias en la Península Ibérica, Ayer, 48 (2002), pp. 159-183; p. 160.

[3] Si veda G. Ranzato, Natura e funzionamento di un sistema pseudorappresentativo: la Spagna “liberal-democratica” (1875-1923), in: C. Pavone, M. Salvati (eds.), Suffragio rappresentanza interessi. Istituzioni e società fra ‘800 e ‘900, Annali della Fondazione Lelio e Lisli Basso IX (1987/1989), Milano, Franco Angeli, 1989, 167-253.

[4] Nel linguaggio politico indica una forma di nepotismo di cui è beneficiario il genero (yerno), grazie all’appoggio di un suocero influente o che riveste una carica di governo.

[5] Il Ministerio de Fomento svolge approssimativamente le funzioni dei due Ministeri italiani dei Trasporti e delle  Infrastrutture.

[6] Suo fratello, José Montero Ríos, aveva ottenuto per la prima volta la  rappresentanza della circoscrizione tra il  1871 e il 1873.

[7] El Cura de Avión, Eugenio Montero Rios, “Galicia”, anno III, nº 9 (1908), pp. 161-163.

[8] “Galicia Humorística”, 30.01.1888.

[9] Si veda M. Barral Martínez, Montero Ríos y Compostela: un feudo clientelar, Barcelona, Ronsel – Consorcio de Santiago, 2007 e Idem, A Administración local en Compostela na ‘era monterista’, Santiago de Compostela, EGAP, 2006; X.R. Barreiro Fernández, Parlamentarios de Galicia. Biografías de Deputados e Senadores (1810-2003), Santiago de Compostela, Parlamento de Galicia – Real Academia Galega, 2003.

[10] X.R. Barreiro Fernández, Da Tutela eclesiástica aos inicios da andaina burguesa (1808-1875), in: E. Portela Silva (coord.), Historia da Cidade de Santiago de Compostela, Università di Santiago – Comune di  Santiago – Consorzio della città di Santiago, 2003, pp. 423-463; p. 448.

[11] Si vedano le tabelle analitiche della popolazione realizzate a partire dai documenti dell’anagrafe del 1875 da J.M. Pose Antelo, La Economía y la sociedad compostelana a finales del siglo XIX, Santiago di Compostela, Università di Santiago, 1992, pp. 204-208.

[12] Durante queste elezioni il dissenso tra le opzioni liberali fu grande; portò alla formazione di una coalizione tra i membri della Izquierda Dinástica (Sinistra Dinastica) ed i conservatori ed alla successiva sconfitta degli hermidisti (alleati di Sagasta, il massimo leader delli liberali). Si formò così una sorprendente corporazione municipale con a capo un conservatore, José Vázquez Quirós, e dominata da membri di sinistra. Tutte queste tensioni e rivalità erano la conseguenza dei cambiamenti che si iniziavano a percepire in ambito locale per l’influenza sempre crescente della figura politica di Montero Ríos; aveva praticamente eliminato la concorrenza che rappresentava tra i liberali la figura di Benito Hermida. Fu così che gli interessi del partito conservatore e quelli della Izquierda Dinástica si allearono nella corporazione per annientare un rivale comune, decretando contemporaneamente che in Compostela non avrebbe mai potuto avere successo un Comitato fusionista come stava invece succedendo nel resto dello Stato.

[13] Dai documenti consultati si deduce che la lettera “C” significa ‘costituzionale’, cioè, adepto.

[14] Si veda per questo paragrafo il capitolo di R. Villares Paz, A cidade dos ‘dous Apóstolos’ (1875-1936), in: E. Portela Silava (coord.), Historia da cidade…, op. cit., pp. 465-542.

[15] X.M. Núñez Seixas, Emigrantes, caciques e indianos, Vigo, Xerais, 1998, p. 151.

[16] Gli incidenti di cui furono protagonisti militari e catalanisti nelle redazioni del settimanale umoristico Cu-Cut e del diario La Veu de Cataluña, a proposito della vittoria elettorale catalanista nelle elezioni municipali celebrate del 16-18 novembre, portarono alla sospensione da parte di Montero delle garanzie costituzionali nella provincia di Barcellona; questo provvedimento fu molto impopolare, soprattutto perché la sospensione delle garanzie fu eliminata “definitivamente” da Silvela all’inizio del 1903.

[17] Montero restò alla testa del Governo per cinque mesi e sette giorni, dal 23 giugno al primo dicembre 1905.

[18] E. Montero Ríos, Diario de Sesiones de las Cortes. Congreso. 27.11.1905.

[19] Conte di Romanones, Notas de una vida, Vol. II (1901-1912), Madrid, Marcial Pons, 1999, p. 211.

[20] La provincia spagnola rappresenta un raggruppamento di comuni. Essa opera più come ente amministrativo che come ente politico e la sua funzione principale è quella di coordinare i servizi comunali. Fra gli enti sovramunicipali, spicca per diffusione sul territorio la “mancomunità” (mancomunidad). Si tratta di associazioni comunali volontarie governate dalle municipalità che le compongono e nascono per l’esercizio di specifiche funzioni o l’erogazione di particolari servizi di carattere sovramunicipale. La Mancomunità Catalana, che istituiva il governo unificato delle quattro deputazioni catalane, fu creata con il Real Decreto del 25 marzo 1914. Tuttavia essa rimase un esperimento isolato a causa della opposizione del regime dittatoriale di Primo de Rivera nel 1923.

[21] “El Correo de Zamora”, 25.05.1910.

[22] AHUS. Policía de Imprenta. Dossier 1916, “La juventud republicana al pueblo de Santiago”, s.d.

[23] Ibidem.

[24] Ibidem, Dossier, 1919.

[25] Ibidem, Dossier, 1918.