Storicamente. Laboratorio di storia

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Anna Parma, Della breve vita di Barbara e della sua morte. Un omicidio nel Cinquecento

1565, Novara. Dopo un imprevisto matrimonio con l’arrogante e “chiacchierato” rampollo di una potente famiglia  invaghitosi di lei, e a lei non inviso, Barbara Tornielli si ritrova sposa a sedici anni, con Ferrante Caccia da Proh che, pur di averla, aveva apparentemente rinunciato alla dote e, forse a causa di questa “anomalia”, «non la conduceva alla nuova casa, come le spettava. Non le acquista le vesti nuove da sposa». Pur maritata, Barbara continua dunque a vivere con la madre e i fratelli; Ferrante va da lei per la notte. C’è da dire che le due famiglie Tornielli e Caccia sono avverse nelle dinamiche di potere della Novara del Cinquecento, e che la “storia d’amore” fra i due non va incontro a lieto fine. Barbara verrà infatti brutalmente ammazzata nel letto maritale da un colpo d’archibugio mandato a segno non si sa da chi. Il marito? Qualcuno dell’una o dell’altra famiglia? Per via della dote? L’a. sull’epilogo della vicenda, come su tutte le sue diverse fasi, riporta ipotesi, voci del tempo, minuziose letture di documenti d’archivio. Sì, perché, questo è un breve romanzo di una ricercatrice che finora aveva scritto saggi di storia, e va qui ricordato almeno il suo Dinamiche sociali ed equilibri di potere in una città del Cinquecento. Il caso novarese (Clueb 1998). Certo non si tratta della prima storica che si cimenta con la versione letteraria dei risultati della ricerca, ma è interessante notare alcune particolarità nella costruzione di quest’opera. Lo snodarsi della vicenda avviene in una successione di capitoli intitolati ognuno a un personaggio, cambiando quindi di capitolo in capitolo il protagonista (tuttavia, nonostante  l’artificio espositivo, la vera protagonista rimane comunque sempre lei, Barbara). Come dice l’a. le fantasie s’intrecciano con le informazioni emerse dallo spulcio documentario; inoltre, passi degli interrogatori desunti dagli atti del processo istruito dopo l’atroce omicidio vengono rimessi in bocca ai personaggi. Della vicenda raccontata rispettando nella struttura e nella forma la narrazione letteraria - e quindi l’intreccio, la caratterizzazione dei personaggi e le loro relazioni - viene minuziosamente ricostruito il contesto storico e sociale che è quello della Novara del Cinquecento, di cui appunto l’a. si è a lungo occupata. Ma è nella caratterizzazione dei tre personaggi femminili – Barbara, la madre Laura Barbarava, la serva Caterina – che soprattutto si nota la lunga frequentazione di Anna Parma con la storia delle donne e la storia sociale e sanitaria d’età moderna. Nessuna concessione alla fantasia quando vengono descritti dapprima la nascita con la vecchia levatrice - «dopo sette maschi, di cui uno nato morto e di un altro che non resistette più di qualche mese alla vita» -, poi l’infanzia segregata di Barbara, i destini scelti secondo strategie familiari per il futuro dei fratelli Tornielli, la brutalità e la sottomissione della donna nell’«amore coniugale», che pur convive con emozioni e sentimenti positivi. Disincanto nella descrizione del matrimonio affrettato, precisione sui problemi dotali: questi alcuni aspetti del “capitolo” di Barbara. Nel “capitolo di Caterina”, la servetta orfana e sola al mondo, si parla di miseria, mortalità e malattie, ed anche della brutalità maschile cui erano soggette le donne della servitù, senza indulgere in anacronistici sentimentalismi. Laura Barbarava,  la madre che «l’accolse con lo scetticismo e la rassegnazione di chi da tempo si è sottomessa all’ineluttabilità della sorte», è prima di tutto una vedova - “ruolo” così diffuso nelle società d’età moderna - che gestisce e difende la casa, la famiglia, l’avvenire del nome e del patrimonio. Stessa precisione storiografica  si può notare nelle descrizioni del cibo, dei mobili, delle case e delle strade, o meglio dell’andar per strada, a Novara come probabilmente in qualsiasi altra città padana del secondo Cinquecento.