Storicamente. Laboratorio di storia

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Joseph Pérez, Teresa de Ávila y la España de su tiempo

Il libro si propone di collocare un personaggio straordinario come Teresa d’Ávila (1515-82) nella società spagnola del suo tempo, riutilizzando la sterminata bibliografia prodotta sulla vita e sulle opere della santa, ammirata in tempi più o meno recenti in ambienti spesso assai diversi tra loro. E così ci fu chi, ignorando le sue lontane origini giudaiche, vide in lei la «santa della razza» (è nota la venerazione per Teresa del dittatore Franco), così come chi, da opposte posizioni politiche, vide in lei una donna che riuscì a far valere le sue ragioni in un mondo dominato dagli uomini.

L’a. sottolinea a più riprese il carattere determinato del personaggio, trattandone le principali vicende biografiche: nota come sin da piccola si dedicò alla lettura prima di vite di santi, quindi di romanzi cavallereschi, contro le riserve del padre. Nota il suo ascendente sui fratelli, uno dei quali convinse ad entrare nell’ordine domenicano. La stessa scelta del convento è vista come un rifiuto del matrimonio, e quindi come una scelta di libertà, dato che all’epoca il matrimonio sanciva per la donna la fine di ogni libertà.

Tuttavia la scelta del convento, suffragata da una vocazione certo non molto forte, e quindi la rinuncia alla precedente vita mondana, comportò per Teresa una compromissione della salute psicofisica. Entrata nel 1535 nel convento della Encarnación di Ávila, nel 1539 si trovò moribonda e fino al 1542 restò pressoché del tutto inferma.

La «conversione» vera e propria avvenne nel 1555, a 40 anni, vent’anni dopo la sua entrata nel convento della Encarnación, e dopo essersi nutrita di varie letture (particolarmente Sant’Agostino, ma anche mistici spagnoli del tempo). Dal 1557 iniziarono le visioni, che diedero l’impulso alla sua azione di riforma. Non soddisfatta del clima troppo licenzioso dell’Encarnación, già nel 1560 fondò San José. Solo nel 1567 fu tuttavia autorizzata a fondare conventi femminili. Tra 1567 e 1582 Teresa, nonostante gli acciacchi fisici, percorse in lungo e largo la Spagna, e fondò quindici conventi di carmelitane scalze.  I conventi furono fondati quasi tutti nelle zone più dinamiche, e questo rivela l’accortezza di Teresa nel sapersi misurare con la società del suo tempo: per le fondazioni si preferirono gli ambienti urbani, questo sia perché in città si potevano trovare direttori spirituali e confessori seri e preparati per le monache, sia perché vi si potevano trovare anche aristocratici ricchi disposti con le loro donazioni a sostentare i conventi.

È da notare come, al di là del rigore generale delle disposizioni di Teresa, era sua ferma volontà che nei conventi regnasse non la tristezza, bensì l’allegria, che rappresentava il contorno ideale della perfetta vita spirituale. I criteri di selezione delle monache erano comunque molto severi.

Una parte importante del libro è destinata a cogliere l’influenza di Teresa sugli uomini del suo tempo e sui posteri: e Pérez lo fa soprattutto analizzando la rete di relazioni coltivate da Teresa, i suoi scritti e le loro vicende, ma anche analizzando l’impatto della sua morte e la venerazione del corpo e delle reliquie.

È da notare come molti aspetti della vita di Teresa possano essere visti come una contestazione del ruolo subalterno imposto alle donne nella società del tempo. Teresa fu infatti una donna che riuscì ad imporsi agli uomini più potenti e temuti del suo tempo – fu molto ammirata dall’inquisitore generale Quiroga e da Filippo II – nonché agli intellettuali – la rispettavano ed ammiravano personaggi come Francisco Borgia, Juan de Ávila, Juan de la Cruz, Domingo Báñez etc. Questo nonostante fosse, sul piano culturale, sostanzialmente, un’autodidatta (cosa molto sospetta all’epoca) che non padroneggiava il latino: non a caso la proibizione dei testi mistici e di perfezione spirituale in volgare decretata dall’Indice del 1559 la colpì molto profondamente, ma essa ebbe anche l’effetto di indurre Teresa, la cui formazione culturale era ormai compiuta, alla scrittura.  Nelle sue opere, scrive Pérez, Teresa «da fe de una alianza excepcional entre la contemplación y la acción, la sensibilidad y la inteligencia, la humildad bien entendida y el valor de ser uno mismo» (p. 291).

Il libro nel complesso riesce bene a sintetizzare, talvolta ampliandoli, gli apporti della vasta storiografia sulla santa di Ávila (e sulla Spagna del tempo) e ne offre un profilo completo, comprendendo anche una trattazione molto interessante sull’influenza esercitata da Teresa anche in epoche lontane da quella in cui ebbe a vivere. Questo libro, quindi, potrà rappresentare un importante strumento di approfondimento su un personaggio fondamentale per la storia e l’identità culturale spagnola sia per gli studiosi specialisti sia per un più grande pubblico di lettori interessati.