Storicamente. Laboratorio di storia

Fonti e documenti

Elisée Reclus e Pierre-Jules Hetzel. La corrispondenza tra l'anarchico e l'editore (1867-1881)

Introduzione

Lo scambio epistolare fra Elisée Reclus (1830-1905) e Pierre-Jules Hetzel (1814-1886), conservato in gran parte alla Bibilothèque Nationale de France, ma completato da alcune lettere conservate all’Institut Mémoire de l’Edition Contemporaine, da pochi anni messe a disposizione del pubblico, è una fonte di estremo interesse. Non solo per gli aspetti biografici che permette di chiarire su entrambi, ma soprattutto perché documenta passaggio per passaggio i rapporti fra autore ed editore nella costruzione della Histoire d’une montagne,[1] consentendo in prospettiva anche un confronto con il contemporaneo corpus di corrispondenze che Reclus intrattiene con i rappresentanti di Hachette per la redazione della sua opera maggiore, la Nouvelle Géographie Universelle.

E. Reclus, Histoire d'une Montagne, Paris, Hetzel, 1880,
  copertina.
E. Reclus, Histoire d'une Montagne, Paris, Hetzel, 1880, copertina.
[2] Anche riguardo agli studi sulle «contraintes éditoriales»[3] dovute alle sue idee politiche, un primo problema riguardo al quale si può interrogare questa fonte è quanta sia la libertà di lavoro e quale più in generale il rapporto fra un intellettuale eterodosso e un editore “progressista” nel primo decennio della Terza Repubblica.

Il ruscello e la montagna

Reclus, allievo di Carl Ritter e ritenuto uno dei più importanti geografi europei del XIX secolo, è anche uno dei “padri fondatori” dell’anarchismo: assieme a Michail Bakunin è fra i più celebri esponenti di quella “componente antiautoritaria” della Prima Internazionale che separandosi dai marxisti con il congresso di Saint-Imier del 1872 fonda il movimento anarchico organizzato. Alcune delle sue più celebri vicende biografiche, come la partecipazione alla Comune di Parigi e la mobilitazione della comunità scientifica per evitargli la deportazione in Nuova Caledonia[4] si collegano direttamente ai materiali in oggetto.
Hetzel, editore di Victor Hugo e poi di Jules Verne, reduce del 1848 e repubblicano, sia pure «de la couleur rose pâle du National,»[5] aveva condiviso con Reclus e tanti altri l’esilio dopo la presa del potere di Napoleone III. La collaborazione fra i due inizia con l’Histoire d’un ruisseau,[6] che compare nella collana Bibliothèque d’éducation et de Récréation, la stessa in cui vengono pubblicati i romanzi di Verne e titoli come l’Histoire d’une bouchée de pain di Jean Macé[7] o l’Histoire du Ciel di Camille Flammarion[8].

Locandina per le
  strenne 1886 della Bibliothèque d'Education et de Récréation di Hetzel.
Locandina per le strenne 1886 della Bibliothèque d'Education et de Récréation di Hetzel.
Il contratto per la scrittura del libro è del 1866 e prevede una tiratura iniziale di 10.000 copie.[9] Deve seguire poi la sua seconda parte, Histoire d’une montagne, che come vedremo ritarda a causa degli eventi del 1870-71.

Questi libri sono opere didattiche e divulgative ma esprimono anche, secondo Claude Raffestin, concetti scientifici centrali nella produzione geografica dell’autore. «I due libri, il Ruscello e la Montagna, mi sembrano essere un’introduzione alla filosofia naturale e nello stesso tempo un’introduzione a una geografia generale.»[10] Nel primo troviamo l’idea dello studio unitario del bacino idrografico nei suoi vari livelli e il parallelo fra questi e le varie fasi della storia umana. E’ da lì, secondo Gary Dunbar «that Patrick Geddes derived his famous “Valley Section”, the graphic representation of the characteristic distribution of settlement and economic activities.»[11] Nella Montagne saranno ripresi questi concetti, nell’ambito della “riscoperta scientifica” della montagna europea e della sua natura di rifugio di minoranze e popoli che avevano conservato una relativa libertà. Entrambi i libri sono un esempio della strategia reclusiana, scientifica ma anche politica, di includere nella geografia lo studio degli aspetti storici e sociali del territorio; si collegano anche all’attivo impegno di Reclus nell’ambito della “pedagogia libertaria”, alla quale si dedicano fra XIX e XX secolo alcuni degli intellettuali più in vista del movimento anarchico europeo.[12]

Lettere dal carcere

La corrispondenza Reclus-Hetzel comincia nel 1867 ma interessa il nostro discorso dall’estate del 1871. Il geografo anarchico, prigioniero sui pontoni di Brest dopo la sconfitta della Comune, scrive a Hetzel per chiedergli: «puis-je continuer mon Histoire d’une Montagne que la guerre a interrompue?»[13] Siamo in uno dei periodi più critici della vita di Reclus: negli stessi giorni sono in corso contatti con Hachette per la ripresa dell’opera maggiore, ma senza alcuna certezza. Un lavoro a più breve scadenza può servire a sostenere la famiglia rimasta «dans le veuvage et l’orphelinat.»[14] Il vecchio repubblicano Hetzel è disponibile ad aiutare il comunardo e gli risponde chiedendo di ricordargli i termini dell’accordo orale che era stato stipulato.

Dans combien de temps pourriez-vous me donner le volume? Des paiements mensuels équivalents aux termes que vous choisirez (…) feront-ils votre affaire? Répondez-moi, mon cher Reclus. Je suis heureux de vous voir tourner les efforts de votre esprit de côté d’un travail comme celui que vous avez médité dans des temps plus calmes. L’Histoire d’une Montagne vous tirera des préoccupations quotidiennes, cela vous fera du bien de rentrer dans l’étude la nature.[15]

Reclus, che oltre allo studio della natura ha esigenze più pratiche, risponde di essersi già messo all’opera. L’accordo era lo stesso del Ruisseau, cioè 2.000 franchi fino ai primi 10.000 esemplari. «C’est à ma femme aussi que vous prierai de faire remettre un paiement mensuel de 200 francs (…) Merci d’avance; vous me rendez une grande faveur; moi je tacherai de vous faire un bon livre.»[16] La risposta di Hetzel è un po’ preoccupata dal punto di vista della spesa. I tempi sono cambiati, il mercato dei libri risente della recente guerra e anche per un editore che aveva pubblicato Proudhon gestire il nome di un sovversivo agli onori delle cronache può essere un problema. «Je suis un peu déconcerté par la grosseur du chiffre à vous payer dans la courant de cette année pour l’Histoire d’une Montagne (…) il reste à craindre que la vente en sera arrêtée dans les lieux d’enseignement public, et que (...) un livre signé de vous ne pourra entrer dans les bibliothèques populaires.»[17]

Si tratta di un problema squisitamente economico: l’editore ha piena fiducia nello scienziato, non pone condizioni sui contenuti dell’opera e riconosce che questa collaborazione valga bene 2.000 franchi. La proposta è ampliare le possibilità di vendita con la fascicolazione e sfruttare l’opera anche per il «Magasin d’Education et de Recréation», altra creatura hetzeliana resa celebre dai racconti di Verne.

Magasin d'Education et de
  Récréation
Magasin d'Education et de Récréation
«Sans ce surplus de vente, je fais à coup sûr une affaire qui ne me rendra pas ce qu’elle pourrait me couter.»[18] Reclus, che vede esaudita la sua richiesta economica, non ha nulla da obiettare. Così lo stringato contratto per l’Histoire d’une Montagne è redatto e firmato dal geografo in una lettera spedita dall’ospedale del carcere di Trébéron. «J’autorise Monsieur Hetzel à utiliser, soit par extraits, soit par ensemble, mes deux livres, l’Histoire d’un Ruisseau et l’Histoire d’une montagne, dans le Magasin d’Education et dans une autre publication populaire.»[19]
Il 2 agosto Hetzel si unisce al numero di quanti si stavano offrendo di intercedere presso le proprie conoscenze in favore del prigioniero, che si era dimostrato intransigente nei confronti di tutte le proposte di abiura.

Je n’ai rien demandé à la république à qui j’ai donné ma vie. Est-ce que je ne pourrais pas lui demander la liberté d’un ami, d’un homme dont les travaux seront utiles ? Dans quelle forme m’autoriseriez-vous (…) à le faire ? Je sais combien tout cela est délicat. Faites-moi savoir ce que vous autoriserez. Je ne dépasserai vos désirs. Je respecterai vos limites.[20]

Parmenie e Bonnier de la Chapelle, che citano questa lettera nella loro monografia hetzeliana[21] non conoscevano la risposta di Reclus, ora ritrovata all’IMEC. Il geografo resta coerente con il rifiuto di intermediazioni politiche. «Quel service pourriez-vous me rendre, mon cher ami, dans cette affaire ? (…) Ce que je demande simplement c’est de connaître la sort qui m’est réservé.»[22]

Reclus tiene a mantenere la libertà scientifica anche quando si tratta di tradurre libri per Hetzel. «S’ils sont conçus dans un bon esprit scientifique où possèdent une valeur littéraire sérieuse, je suis prêt à les traduire.»[23] Poi precisa meglio il concetto : «j’accepterais volontiers de faire des traductions de l’allemand, de l’anglais ou d’une langue latine quelconque (…) Seulement je demanderais que mes idées fussent d’accord avec celles de l’ouvrage à traduire : la traduction est toujours mauvaise quand le traducteur a intérêt à être traditeur.»[24] Nel frattempo condivide con l’editore la preoccupazione di costruire un sapere per tutti mantenendo il massimo rigore scientifico. «Je travaille à mon Histoire d’une Montagne, mais (…) j’aurai besoin de vos conseils. Ce qui me rend la besogne difficile c’est qu’il faut garder une allure printanière tout en parlant en langage nettement scientifique. Ce sont des livres comme ceux là qui ont le plus besoin d’être soutenus par des gravures.»[25]

Reclus, intransigente in politica, scrive le sue opere geografiche pensando a un pubblico vasto e si pone il problema di divertire oltre a educare prima ancora che siano i suoi editori a sollecitarlo. Da questa lettera emerge anche il ruolo di Hetzel, non solo uomo d’affari ma consigliere e “agente letterario” dell’autore. Poi, l’importanza che sta prendendo l’illustrazione nell’editoria, non ultima quella geografica.

Un avvenimento arriva a scombinare i piani: la condanna del geografo a dieci anni di “deportazione semplice” pronunciata il 15 novembre. Lo scambio dei giorni successivi fra Reclus ed Hetzel è indicativo di una solidarietà consolidata: il geografo è sempre intenzionato a portare a termine la Montagne, ma «je ne devrai vous remettre l’ouvrage complet qu’après avoir joui pendant deux ou trois mois du libre regard de mes yeux, du libre jeu de mes poumons, du libre mouvement de mon corps dans la libre nature (…) Cessez de transmettre mensuellement à ma femme les deux cents francs auxquels je n’ai plus droit.»[26]

La risposta dell’editore è commossa: che Reclus continui a lavorare, e non si preoccupi dei duecento franchi. «Continuons donc en bons amis nous à les lui remettre.»[27] Intanto il vecchio repubblicano informa il prigioniero che malgrado la sua testardaggine i suoi amici sono sempre all’opera. Lo fa anche parte dei suoi ricordi di esilio, vissuti a loro volta come una prigionia. «Ce n’était pas le cachot, la chambre, qui faisait pour moi une prison (…) j’étais en prison partout, partout j’étais hors de mon lieu.»[28]

L’ultima offerta è fare pressione in favore del suo trasferimento in un carcere del sud per salvaguardarne la salute. Una volta tanto Reclus accetta, anche se alla richiesta di un’eventuale preferenza non si risparmia una dose di ironia. «S’il s’agissait de vous dire quel paysage méridional je préfère, il me serait facile de vous répondre, mais il s’agit de prison (…) si j’avais toute facilité de travailler et la certitude de pouvoir fréquemment respirer l’air pure, je préférerai à toute autre résidence celle de quelque partie du littoral méditerranéen.»[29]

L’officina dell’esilio

Ma per l’ex collaboratore delle guide Joanne non sono previste quell’anno vacanze nel Midi e buona parte dell’inverno passerà nel carcere di Versailles. La corrispondenza con Hetzel ricomincia solo nel marzo 1872, quando la pena è commutata in esilio e Reclus, in Svizzera, può finalmente portare a termine l’Histoire d’une Montagne calato fra i monti protagonisti del suo racconto, come scrive entusiasticamente appena arrivato a Zurigo.

E. Reclus, Histoire d'une Montagne,
  Paris, Hetzel, 1880, 8.
E. Reclus, Histoire d'une Montagne, Paris, Hetzel, 1880, 8.
«De la terrasse, je contemple l’immense amphithéâtre. Là bas est le Niesen, promontoire bleu qui dresse sa pointe au dessus des montagnes de l’Emmenthal. En face est le Pilate (…) décidément, je suis bien mieux ici que dans ma prison pour rédiger l’Histoire d’une Montagne.
La grande cime dressée comme un pyramide. E. Reclus, Histoire d'une Montagne, Paris, Hetzel, 1880,
  14.
La grande cime dressée comme un pyramide. E. Reclus, Histoire d'une Montagne, Paris, Hetzel, 1880, 14.
»[30] In Svizzera Reclus si reca anche “sul terreno” per rispondere alla necessità di rigore scientifico, secondo il metodo che da sempre considera il migliore, cioè l’osservazione diretta. «Je pourrais vous envoyer plus rapidement le manuscrit si je n’avais à combler une grosse lacune. Mais pour cela il me faut aller visiter un glacier[31]

Glaciers et crevasses. E. Reclus, Histoire d'une Montagne, Paris, Hetzel, 1880, 118.
Glaciers et crevasses. E. Reclus, Histoire d'une Montagne, Paris, Hetzel, 1880, 118.

A settembre il lavoro è inviato a Parigi, ma la pubblicazione avrà ancora un percorso singolarmente lungo e travagliato, che in compenso ci permette di avere dalla corrispondenza notizie sulla sua “fabbrica”. Il ritardo è dovuto inizialmente agli impegni dell’editore. A gennaio 1873 Reclus è preoccupato di non avere nessuna risposta sul manoscritto. «Qu’est il devenu ? Y avez-vous jeté les yeux ? Quel fiat avez-vous prononcé ? Ne craignez pas me répondre, soit même pour me dire que mon travail ne vaux pas grand-chose et qu’en perdant la liberté j’ai perdu ma valeur d’écrivain. Mais si pouvez me rassurer, faites-le.»[32] Qui è richiesto esplicitamente l’intervento dell’editore consigliere, in grado di fornire allo stesso tempo critiche e rassicurazioni, che arrivano al termine di un lungo soggiorno dell’editore nel Midi. «Je n’ai encore rien fait pour votre livre mon cher ami. Il est charmant, très réussi, mais (…) je ne sais encore exactement quelle forme je lui donnerai, si je le publierai in 16° tout simplement, si je le ferai illustrer.»[33]

Nelle successive revisioni pesano anche i dubbi sui quali l’autore continua a consultare il suo corrispondente: lo iato fra letteratura e scienza, fra semplicità e rigore. «Mon livre est à la fois science et poésie, mais il vaudrait mieux qu’il fût l’un ou l’autre ; je crains bien que le genre lui-même ne soit faux.»[34] Il geografo é indeciso: scienza e arte non sono alla sua epoca concetti così estranei, ma Reclus si sente in primo luogo scienziato. È nell’intento pedagogico, crediamo, che tenta di saldare i due termini della contraddizione. L’autore chiede di illustrare anche la seconda edizione del Ruisseau. «Ces descriptions intimes de monts, de fleuves, de cascades risquent fort d’ennuyer à la longue ficelle si ne sont pas soutenues par quelques figurines qui s’avèrent aux yeux et à l’imagination. Si l’Histoire d’un Ruisseau qui, je le crois modestement, avait quelque valeur, avait été illustrée, je ne doute pas qu’elle avait en plus le succès.»[35] Questo anche pensando «aux intelligences et aux goûts de tous nos petits lecteurs.»[36] Da quel momento l’uscita della Montagne e la riedizione del Ruisseau viaggiano assieme.

Riedizione del Ruisseau di Reclus 1881. E. Reclus, Histoire d'un Ruisseau, Paris, Hetzel, 1881, copertina.
Riedizione del Ruisseau di Reclus 1881. E. Reclus, Histoire d'un Ruisseau, Paris, Hetzel, 1881, copertina.

È ormai l’autunno del 1875 quando il geografo, saputo dell’imminente pubblicazione delle dispense della Montagne su «La Science Illustrée», chiede di riavere il manoscritto per operare la revisione che «me parait d’autant plus nécessaire que depuis cinq années la science a fait des grands progrès et que j’ai moi-même à mon nom une petite liste d’observations. Je vous en prie, mon ami, aidez-moi dans cette affaire.»[37] Reclus fa anche da consulente per i libri da tradurre, denunciando qui un riferimento importante per la sua formazione scientifica e i suoi titoli. «Il serait peut-être bon ainsi de faire venir l’ouvrage d’Archibald Geikie intitulé Story of a Boulder, histoire d’un bloc roulé: c’est un peu notre livre.»[38]

Tra illustrazione e paesaggio

Nell’inverno fra 1877 e 1878 il testo è pronto per la pubblicazione in volume e Reclus riceve un surplus di 500 franchi per l’ultima revisione. Nello stesso periodo parte una discussione sull’ultimo aspetto controverso: il problema dell’illustrazione, della quale si riconosce sempre di più il valore strategico dal punto di vista del successo di pubblico, ma anche della didattica e della scienza vera e propria. «Quant aux gravures donnez m’en les sujets si vous le pouvez, m’indiquez dans les marges haut ce qui vous parait devoir être fait. Je veux une illustration entièrement neuve, jamais dans ma maison je n’ai souffert l’entrée dans un livre d’un dessin omnibus qui ne fût pas fait ad hoc.»[39]

L’Histoire d’une Montagneesce infine nel 1880 in 8°, al prezzo popolare di 5 franchi, con 17 illustrazioni disegnate da Léon Benett (1839-1916).

Le illustrazioni di Léon Benett. E. Reclus, Histoire d'une Montagne, Paris, Hetzel, 1880,
  frontespizio.
Le illustrazioni di Léon Benett. E. Reclus, Histoire d'une Montagne, Paris, Hetzel, 1880, frontespizio.
Benett, nonostante il suo primo mestiere fosse il funzionario nell’amministrazione coloniale, è conosciuto soprattutto per le circa 1.600 illustrazioni che ha disegnato per i romanzi di Jules Verne, fra i quali Le tour du monde en 80 jours, Mathias Sandorf, Robur le Conquérant. Questa corrispondenza ci dà l’occasione di illuminare anche i meccanismi di scelta dell’illustrazione nell’editoria di questo periodo: Hetzel e Benett erano protagonisti con Verne, come lo saranno con Reclus, di un meticoloso «travail à trois»[40] che vede anche l’autore e l’editore interessarsi attivamente alla scelta dei disegni. Nel ritrarre i protagonisti, Benett ha dichiarato di ispirarsi al profilo di Hetzel, anche per la sua somiglianza con Verne[41]. Anche nel caso di Histoire d’une Montagne, se osserviamo il ritratto del narratore sembra assomigliare di più al libraio di rue Jacob che al geografo anarchico.

Ritratto di Elisée Reclus. E. Reclus, Histoire d'une Montagne, Paris, Hetzel, 1880, p. 252.
Ritratto di Elisée Reclus. E. Reclus, Histoire d'une Montagne, Paris, Hetzel, 1880, p. 252.
Pierre-Jules Hetzel.
Pierre-Jules Hetzel.
Elisée Reclus
Elisée Reclus

Hetzel pensa di riproporre l’anno dopo nello stesso formato il Ruisseau, con l’aggiunta di nuove tavole di Benett. «Nous nous sommes souvenus que vous nous avez dit que cela vous ferait plaisir de voir l’Histoire d’un Ruisseau paraître illustrée. Nous vous proposons en conséquence d’en faire un de nos volumes du jour de l’an prochain, en succédant à l’Histoire d’une montagne. Nous allons mettre le livre entre les mains du dessinateur qui a fait les dessins de l’Histoire d’une Montagne.»[42] C’é un problema: a quanto sembra Benett non è molto piaciuto a Reclus.

J’avoue que je serais très heureux de confier les dessins à un de mes amis qui ferait l’œuvre sous mes yeux. Sous ma direction, il sentirait comme j’ai senti, je tiendrai le crayon par la main et de cette manière le livre tout entier serait bien à moi. Quelle que soit la valeur de M. Benett, il ne peut connaître mon âme que par la lecture de pages bien vite oubliées.[43]

Questa presa di posizione imbarazza Hetzel, che scrive al geografo pregandolo di essere ragionevole, perché delle 18 illustrazioni previste 5 sono già state realizzate. «Comment faire à un homme distingué, que tout le monde a loué pour la façon dont il a illustrée l’Histoire d’une Montagne, l’humiliation de lui retirer une commande déjà en cours d’exécution ?»[44] Propone a Reclus di intervenire sulle 13 illustrazioni da realizzare inviando eventualmente a Benett qualche schizzo del suo disegnatore di fiducia.

Il geografo accetta la soluzione, ma critica alcuni dei disegni inviatigli per la loro scarsa verosimiglianza, li considera troppo sinistri per illustrare una natura gioiosa. «Le torrent qui coule entre des sapins tous ébranchés me laisse quelques doutes dans l’esprit. Les rochers du fond sont tout aussi loin de la brèche, le filet d’eau de la cascade paraît être un sapin éclairé.

Edizione di Histoire d'un Ruisseau 1881. E. Reclus, Histoire d'un Ruisseau, Paris, Hetzel, 1881, frontespizio.
Edizione di Histoire d'un Ruisseau 1881. E. Reclus, Histoire d'un Ruisseau, Paris, Hetzel, 1881, frontespizio.
Ce paysage ne semble point avoir été vrai.»[45] Fornisce poi una serie di suggerimenti, dai quali scopriamo a quali corsi d’acqua si era ispirato scrivendo l’Histoire d’un Ruisseau. «Dans ses nombreux voyages M. Benett a certainement traversé la Normandie. Peut-être a-t il vécu dans l’intimité de ses bois et de ses fontaines ?
Le courant incliné s'enfuit rapidement. E.
  Reclus, Histoire d'un Ruisseau, Paris, Hetzel, 1881, 99.
Le courant incliné s'enfuit rapidement. E. Reclus, Histoire d'un Ruisseau, Paris, Hetzel, 1881, 99.
Connait-il la gracieuse Andelle et l’Aviron? C’est au bord de ces deux ruisseaux que j’ai écrit presque tout mon livre.»[46] Reclus aveva infatti vissuto a lungo presso il cognato Alfred Dumesnil al castello di Vascoeuil, dove invita il disegnatore a recarsi. E poiché Hetzel è disponibile a inviarlo su qualunque altro punto della Francia, «il ne serait pas mauvais d’annexer le canton de Vaud à la France et de prier M. Benett de me faire une petite visite.»[47] Nessuno di questi viaggi si concretizza perché i tempi della pubblicazione adesso sono stretti. L’editore scrive ancora al geografo per tranquillizzarlo: Benett sta facendo del suo meglio con le indicazioni ricevute, resta il migliore a sua disposizione, la nuova edizione sarà un successo. Anzi, l’editore propone al geografo di proseguire la serie con un altro elemento: l’Histoire du Feu. Reclus, impegnato in quegli anni con la sua opera maggiore, non sembra prendere la proposta sul serio. «Actuellement je ne saurais songer à l’Histoire du Feu. Mon travail ordinaire m’absorbe trop (…) D’ailleurs je serais incapable d’écrire l’Histoire du Feu. C’est à un chimiste qu’il faut le demander.»[48]

Conclusione: fra delusione e successo

Reclus, alla fine del 1881, si dice deluso dell’andamento dei due libri, nessuno dei quali aveva ancora raggiunto la soglia delle diecimila copie vendute (la supereranno entrambi negli anni successivi, ottenendo un successo lento ma durevole). Hetzel risponde fornendo la sua peraltro autorevole visione del mercato del libro in quel momento. «Vous avez tort pourtant de vos plaindre, je m’en plains pas moi.»[49] A suo avviso le vendite non erano andate così male, non trattandosi di romanzi ma di opere scientifiche, per quanto rivolte a diverse tipologie di pubblico. Economicamente, non si sarebbe potuto ricavarne di più: alzare il prezzo a sette franchi le avrebbe rese inaccessibili. «C’est le prix auquel ces éditions auraient droit, s’il s’était agi de proposer Jules Verne, vente plus naturellement courante, s’adressant à un public moins délicat, plus nombreux et plus sûr.»[50]

L’ormai anziano Hetzel confida poi a Reclus la propria sofferenza per una malattia che gli ha compromesso l’uso della mano destra. Può ancora dettare lettere, ma non più scrivere romanzi: ne invia uno aggiungendo malinconicamente che forse sarà l’ultimo. «A mon âge le travail intellectuel est le seul plaisir raisonnable (…) et il me manque au moment où je n’aurais le plus besoin.»[51] L’editore muore nel 1886 chiudendo l’esperienza di uno degli ultimi esponenti di un’editoria ancora “artigianale”, in cui il committente affianca l’autore senza imporgli per questo ipoteche politiche. L’anarchico non pubblicherà più nulla con la casa che sarà acquistata anni dopo dagli Hachette, suoi committenti principali.

Le lettere dal carcere di Elisée Reclus a Pierre-Jules Hetzel

[1] E. Reclus, Histoire d’une Montagne, Paris, Hetzel, 1880.

[2] E. Reclus, Nouvelle Géographie Universelle : la Terre et les Hommes, Paris, Hachette, 1876-1894.

[3] S. Alavoine-Muller, Elisée Reclus face aux contraintes éditoriales de la maison Hachette, in Colloque international: Elisée Reclus et nos géographies, Lyon, 7-9 Septembre 2005 (CD-Rom).

[4] G. Dunbar, Elisée Reclus historian of nature, Amden, Archon Books, 1978, 67.

[5] J. Y. Mollier, L’argent et les lettres: histoire du capitalisme d’édition 1880-1920, Paris, Fayard, 1988, 250.

[6] E. Reclus, Histoire d’un Ruisseau, Paris, Hetzel, 1869.

[7] J. Macé, Histoire d’une bouchée de pain, Paris, Hetzel, 1865.

[8] C. Flammarion, Histoire du Ciel, Paris, Hetzel, 1872.

[9]] Histoire d’un Ruisseau, 13 novembre 1866, in Institut Mémoire de l’Edition Contemporaine (d’ora in poi IMEC), HTZ 8.3.

[10] C. Raffestin, Storia di un ruscello, in M. Schmidt di Friedberg (ed.) Elisée Reclus, natura ed educazione, Milano, Bruno Mondadori, 2007, 296.

[11] G. Dunbar, Elisée Reclus historian of nature, cit., 52.

[12] Si veda su questo F. Codello, La buona educazione: esperienze libertarie e teorie anarchiche in Europa da Godwin a Neill, Milano, Angeli, 2005.

[13] Lettera di Elisée Reclus, Brest 11 luglio 1871, in Bibliothèque Nationale de France (d’ora in poi BNF), Département des Manuscrits Occidentaux (d’ora in poi DM), Nouvelles acquisitions Françaises (d’ora in poi NAF), 16986, 127.

[14] Ibidem.

[15] Lettera di Pierre-Jules Hetzel, Parigi, 17 luglio 1871, cit., 183.

[16] Lettera di Elisée Reclus, Brest s.d., cit., 132.

[17] Lettera di Pierre-Jules Hetzel, Parigi 24 luglio 1871, cit., 184.

[18] Ibidem.

[19] Lettera di Elisée Reclus, Trébéron 29 luglio 1871, in IMEC, HAC 154.70.

[20] Lettera di Pierre-Jules Hetzel, Parigi 2 agosto 1871, in BNF, DM, NAF, 16986, 184.

[21] E. Bonnier de la Chapelle, A. Parmenie, Histoire d’un éditeur et de ses auteurs: P.J. Hetzel, Paris, Michel, 1953.

[22] Lettera di Elisée Reclus, Trébéron 6 agosto 1871, in IMEC, HTZ 8.3.

[23] Lettera di Elisée Reclus, Trébéron 2 agosto 1871, in Institut Français d’Histoire Sociale, 14 AS 232.

[24] Lettera di Pierre-Jules Hetzel, Parigi 6 agosto 1871, in IMEC, HTZ 8.3.

[25] Lettera di Elisée Reclus, Trébéron 6 agosto 1871, in BNF, DM, NAF, 16986, 133.

[26] Lettera di Elisée Reclus, Saint-Germain 16 novembre 1871, cit., 135.

[27] Lettera di Pierre-Jules Hetzel, Parigi 19 novembre 1871, cit., 190.

[28] Ibidem.

[29] Lettera di Elisée Reclus, Mont Valérien 24 novembre 1871, cit., 140.

[30] Lettera di Elisée Reclus, Baerenwald 27 marzo 1872, cit., 141.

[31] Lettera di Elisée Reclus, Luina di Pazzallo 26 giugno 1872, cit., 143.

[32] Lettera di Elisée Reclus, Luina di Pazzallo 22 gennaio 1873, cit., 145.

[33] Lettera di Pierre-Jules Hetzel, Parigi 4 marzo 1874, cit., 195.

[34] Lettera di Elisée Reclus, Luina di Pazzallo 26 giugno 1872, cit., 142.

[35] Lettera di Elisée Reclus, Luina di Pazzallo 24 agosto 1873, cit., 146.

[36] Lettera di Elisée Reclus, Luina di Pazzallo 11 maggio 1874, cit., 147.

[37] Lettera di Elisée Reclus, Vevey 27 ottobre 1875, cit., 151.

[38] Lettera di Elisée Reclus, s.l. s.d., cit., 156.

[39] Lettera di Pierre-Jules Hetzel, Parigi 9 settembre 1878, cit., 222.

[40] P. Chauchoy, Léon Benett illustrateur de Jules Verne, Amiens, Centre Culturel de la Somme, 1991, 13.

[41] Ibidem, 28.

[42] Lettera di Pierre-Jules Hetzel, Parigi gennaio 1881, in BNF, DM, NAF, 16986, 223.

[43] Lettera di Elisée Reclus, Clarens 24 gennaio 1881, cit., 168.

[44] Lettera di Pierre-Jules Hetzel, Parigi 26 gennaio 1881, cit., 226.

[45] Lettera di Elisée Reclus, Clarens 28 gennaio 1881, cit., 161.

[46] Lettera di Elisée Reclus, Clarens 19 febbraio 1881, cit., 166.

[47] Lettera di Elisée Reclus, Clarens 16 maggio 1881, cit., 169.

[48] Lettera di Elisée Reclus, Clarens 28 gennaio 1881, cit., 161.

[49] Lettera di Pierre-Jules Hetzel, Parigi 21 dicembre 1881, cit., 239.

[50] Ibidem.

[51] Ibidem.

Les lettres de prison de Elisée Reclus à Pierre-Jules Hetzel  

Lettera n. 1, Bibliothèque Nationale de France, Département des Manuscrits Occidentaux, Nouvelles Acquisitions Françaises, 16986, f 130

[Brest], 11 juillet 1871

Mon cher Monsieur,
Êtes-vous en bonne santé? Est-ce à Paris où sur les cotes de la Méditerranée que mon billet ira vous trouver? La librairie a-t-elle repris ses affaires? Avez-vous repris votre travail d’éditeur? Après la tourmente, après le terrible orage qui a paru sur la France, vous remettez-vous à l’œuvre avec une jeunesse renouvelée.
Je serais doublement heureux de le savoir, car il s’agit aussi un peu de moi dans l’intérêt que je porte à votre maison, ma petite prospérité relative dépend en partie de la votre. Puis-je continuer mon Histoire d’une Montagne que la guerre a interrompue? Puis j’espérer de pouvoir par ce travail, aider ma petite famille dans le veuvage et l’orphelinat que lui a fait ma captivité? J’en serais heureux, car mon travail était assez avancé et je m’y livrais avec joie.
Comptant sur une prompte réponse, je suis
Votre bien dévoué

Elisée Reclus

Lettera n. 2, Institut Mémoires de l’Edition Contemporaine, HAC 154.70

Hôpital de Trébéron, rade de Brest, 29 juillet 1871

Mon cher éditeur et ami,
J’ai reçu votre lettre du 24, qui me semble juste (…). Non, il ne serait pas convenable de maintenir les conventions antérieures à la guerre, alors que les circonstances ont tellement changé. Je sais bien que jusqu’à maintenant l’Histoire d’un Ruisseau ne peut vous avoir donné aucun bénéfice, et je ne voudrais à aucun prix que l’Histoire d’une montagne soit pour vous une mauvaise affaire. Éditeur comme il y en a pas, vous faites entrer la bonté dans toutes vos opérations commerciales, et je n’ignore pas que beaucoup en ont abusé, mais je ne veux pas être pour vous une occasion de renouveler la fâcheuse expérience.
Je suis donc très disposé à modifier nos conventions dans le sens indiqué par vous, et j’écris ce qui suit sous votre dictée :

J’autorise Monsieur Hetzel à utiliser, soit par extraits, soit par ensemble, mes deux livres, l’Histoire d’un Ruisseau et l’Histoire d’une montagne, dans le Magasin d’Éducation et dans une autre publication populaire.

Elisée Reclus

29 juillet 1871 [suite]
Il me semblerait très extraordinaire que après le sanglant intermède, la France ne se remit pas au travail sérieux et à l’étude. Je crois fermement que la leçon infligée par la Prusse nous profitera et que l’instruction fera des grands progrès. Pour cela, ce n’est point en un gouvernement quelconque qu’il nous faut compter, mais en un mouvement vraiment national, partant de toutes les familles, qui ont pu constater la supériorité d’instruction qui a fait la victoire de la Prusse. Si j’en crois les lambeaux de journaux que j’ai pu ramasser ça et là dans les coins de ma prison, on parle beaucoup de revanche. Si n’écrivent pas là une simple forfanterie, ce n’est pas en réorganisant l’armée qu’on pourra jamais trouver une revanche, c’est en faisant ce que disait Fichte après Jena : « La lutte des armes est terminé; nous allons commencer la lutte des principes, des mœurs, du caractère. »
Voila la véritable manière de combattre. Beaucoup le comprendront et c’est pour cela que les livres deviendront de plus en plus nécessaires. Aussi, pour ma part, je ne crains pas d’être jamais à charge à la société française, et je pourrai lui être plus utile en écrivant pour elle en qualité d’homme libre qu’en mangeant son pain dans ma prison. Mais qu’importe. Je réussirai à travailler quand même.
Bien à vous. Mon adresse n’est pas à Crozon; si vous m’écrivez, elle est à l’Hôpital de Trébéron (rade de Brest) où j’ai été transféré, dés que pourtant je suis malade.

Elisée Reclus

Lettera n. 3, Institut Mémoires de l’Edition Contemporaine, HTZ 8.3

Hôpital de Trébéron, rade de Brest, 6 Août 71

Mon cher Hetzel,
Je commence par répondre à la part de votre lettre relative à notre affaire. Nous sommes parfaitement d’accord et ma femme, ou telle autre personne qu’elle désignera, ira toucher pour moi deux cents francs tous les cinq de chaque mois et vous en donnera reçu. Bien que le cinq du mois d’aout soit déjà passé, il n’y aura pas d’inconvénients, je pense, a ce que le premier versement se fera ce mois-ci.
Ainsi que ma femme a du vous le dire, j’accepterais volontiers de faire des traductions de l’allemand, de l’anglais ou d’une langue latine quelconque, à l’exception du roumain: ma tête gagnerait en liberté à ce travail relativement facile. Seulement je demanderais que mes idées fussent d’accord avec celles de l’ouvrage à traduire: la traduction est toujours mauvaise quand le traducteur a intérêt à être traditeur.
Quant à la partie de votre lettre relative à ma libération, je ne sais que vous répondre. Certainement je serai fort désireux d’être libre, non pour moi, qui ai l’âme planée au dessus de bien des misères, mais pour ma famille, qui souffre cruellement, et de toutes les peines, de ma longue absence. A défaut de la liberté, ce serait encore pour moi un bonheur relatif de savoir à quelle peine je suis condamné. Je pourrais prendre les mesures nécessaires à la nouvelle condition de ma famille et mettre fin à la pénible inutilité. Mais voici plus de quatre mois que j’attends soit mon jugement, soit une ordonnément de moi. Bien, ne m’étant jamais occupé que de justice et jamais de jurisprudence, je ne sais s’il est légal d’en agir ainsi, mais je le suppose. Quoi qu’il en soit, j’ai déjà subi mon interrogatoire il y a quinze jours, et que je sais par les questions qui m’ont été faites, je ne suis accusé d’autre crime que d’avoir marché avec le bataillon dont je faisais partie comme simple garde. En outre, il a été constaté, par un document dont l’interrogatoire m’a donné connaissance, que j’avais fait tous mes efforts pour éviter l’effusion du sang. De plus on sait parfaitement (…) que ma vie a toujours été celle d’un citoyen utile et honorable. Dans ces conditions, il serait facile, je crois, de prendre une décision quelconque sur mon sort. Cependant, puis cette décision n’a pas venue de longtemps, j’attendrai avec calme, puisque tel est le destiné et que ma volonté n’y peut rien.
Quel service pourriez-vous me rendre, mon cher ami, dans cette affaire? Certes, il me serait extrêmement doux de devoir ma liberté à votre entremise, mais je ne voudrais à aucun prix vous exposer aux chagrins de recevoir un refus. Ce que je demande simplement, c’est de connaitre le sort qui m’est réservé.
En terminant, je m’excuse d’avoir si longtemps parlé de moi: je ne crois point l’avoir fait par égoïsme.
Votre bien dévoué

Elisée Reclus

Lettera n. 4, Bibliothèque Nationale de France, Département des Manuscrits Occidentaux, Nouvelles Acquisitions Françaises, 16986, f 141

Baerenwald, Hausen, Canton de Zurich, 27 Mars 1872

Mon cher ami,
Enfin mon année de captivité est à son terme. Je suis libre, et je me demande avec stupeur comment j’ai pu subir toutes les hontes et toutes les horreurs de la prison. Des remerciements du plus profond de mon cœur à vous et à tous ceux qui par votre sympathie et votre appui avez allégé mon fardeau!
Je suis ici en pleine montagne. De la terrasse, je contemple l’immense amphithéâtre. Là bas est le Niesen, promontoire bleu qui dresse sa pointe au dessus des montagnes de l’Emmenthal. En face est le Pilate (…) plus prés est le Righi, baignant les roches de la bas dans les deux parts. Au delà la grand montagne à glaciers, la Jungfrau, le Fluchthorn bordent le pourtour de l’horizon de leurs neiges. Décidément, je suis bien mieux ici que dans ma prison pour rédiger l’Histoire d’une Montagne. Je vais refaire en grand partie ce que j’ai déjà fait et écrirai le reste d’un « cœur bien plus léger ».
Dans quelques jours je serai probablement à Lugano, où je compte aller m’installer avec ma famille. De là je vous enverrai ma nouvelle adresse.
A vous de cœur

Elisée Reclus