Storicamente. Laboratorio di storia

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Lina Scalisi (ed.), La Sicilia dei Moncada. Le corti, la cultura nei secoli XVI-XVII. - La Sicilia degli Heroi. Storie di e di potere tra Sicilia e Spagna

La Sicilia di età moderna come laboratorio storiografico attraverso le complesse vicende della nobile famiglia dei Moncada: questo è il significativo risultato raggiunto da La Sicilia dei Moncada e La Sicilia degli Heroi. Si tratta di due importanti volumi, entrambi riccamente illustrati, dei quali è rispettivamente curatrice e autrice la storica catanese Lina Scalisi.

Di saggio in saggio, La Sicilia dei Moncada illustra la storia del lignaggio lungo il corso del XVI e XVII secolo (Scalisi–Foti, Condorelli, Pilo Gallisai), evidenziandone tanto la politica fondiaria ed economica, quanto l’impresa urbanistica e artistica a Caltanissetta, dove i Moncada erano infeudati (Militello, Zaffuto Rovello, Vullo), come pure una spiccata attitudine al mecenatismo artistico. Un mecenatismo che, inserito all’interno di una pratica comune alle élites nobiliari europee, si declinava nei Moncada attraverso una raffinata attività di committenza e di collezionismo d’arte (Mancuso, Mendola, Vicari, De Luca). E sono proprio il gusto per la pittura, la musica, le lettere (intese anche come strumento di esaltazione familiare, come nel caso delle opere genealogiche di Della Lengueglia analizzate dalla Scalisi e da Pace Gravina), insieme ad un’accorta politica matrimoniale, a rappresentare quegli elementi che fanno ascrivere i Moncada all’interno di un «sistema nobiliare» compiutamente europeo (Ligresti, Vigiano). Un sistema che si fondava sul controllo di importanti risorse economiche, di terre e capitali, sul fasto delle corti, anche provinciali come quella di Caltanissetta, sull’intervento all’interno dello spazio urbano (sacro e civile), sulla ricerca di una forte identità. Destini e comportamenti individuali di uomini e donne del casato si intrecciavano indissolubilmente a quelli del gruppo familiare, in molti casi determinandoli.

Come ha puntualmente osservato Maurice Aymard nell’introduzione, i 15 contributi di questo volume attestano quanto siano stati proficui, per il rinnovamento della storia sociale, gli esiti prodotti dallo scandaglio dei documenti conservati negli archivi sullo studio delle nobili casate siciliane. Un rinnovamento, scrive Aymard che «arricchisce ed aiuta ad articolare le ricerche sulle élites sociali, la loro formazione, la loro riproduzione generazione dopo generazione, i loro linguaggi, i discorsi che tengono su sé stesse e sugli altri ceti da cui si vogliono distinguere. Ricerche che dalla fine degli anni ’70, dopo due o tre decenni di predominio degli studi sulle masse popolari, hanno assunto in Europa una importanza di primo piano sia nel campo storiografico che nella maggioranza delle scienze sociali» (p. 10).

Ne La Sicilia degli Heroi, l’a. si concentra sul programma politico-iconografico della famiglia Moncada, del quale nel corso del ’600, il duca e poi cardinale Luigi Guglielmo Moncada (1614-1672) seppe essere un artefice originale.

 Nel periodo in cui ricoprì la carica di viceré del regno di Valenza (1652-58), Luigi Guglielmo si fece promotore di un progetto iconografico e discorsivo atto a celebrare il lignaggio dei Moncada, la loro preminenza sociale e politica in Sicilia, e a porre le basi inoltre per «raggiungere i vertici della corte madrilena». Appartiene a questo periodo l’opera genealogica e celebrativa di Giovanni Agostino della Lengueglia Prosapia degli Heroi Moncada (1657).

Fu però nel 1663, quando fu nominato Mayordomo maior della regina Marianna, che il Moncada commissionò a cinque artisti di grande rinomanza, la realizzazione di venti arazzi che «riproducevano episodi delle gesta di due fra i più celebri Moncada, Guglielmo Raimondo III e Antonio I, fratelli passati alla storia per essere stati tra fine ’300 e inizi ’400 i salvatori di due regine, Maria e Bianca» (p. 15). La scelta di un tale soggetto iconografico va ascritta all’interno di un disegno di comunicazione politica volto a mostrare a Marianna d’Austria, prossima a una reggenza certa, data la grave situazione di salute in cui versava Filippo IV, la lunga e comprovata fedeltà dei Moncada alla monarchia spagnola. Come già lo erano stati i suoi illustri antenati, anche Luigi Guglielmo era altrettanto degno e meritevole della fiducia della propria regina all’interno della corte di Madrid. Tuttavia gli arazzi avrebbero dovuto costituire solamente una prima fase di un progetto pittorico comprendente inoltre una galleria familiare che ai due salvatori di regine accostava i personaggi più rappresentativi del casato, discendenti reali degli Aragona. Nel progetto iconografico del Moncada, sottolinea l’a., occorre leggere non solo il tentativo di affermazione della casata all’interno della corte spagnola, ma anche la proposta di una soluzione politica della crisi, «di una inversione di rotta provocata da un rinnovamento dei vertici madrileni grazie al contributo di quanti provenivano dalle province più ricche e fedeli della corona spagnola» (p. 153), quali solo i Moncada potevano essere rappresentanti efficaci.

Lina Scalisi segue dunque il destino di questa collezione, la cui realizzazione si interruppe nel 1666 quando il suo committente fu nominato cardinale, in costante parallelo con il mecenatismo asburgico, sino alla sua dispersione in seguito alla morte di Luigi Guglielmo Moncada, e alla sua messa in vendita a Parigi sul finire del XIX secolo.

Il merito di La Sicilia dei Moncada e La Sicilia degli Heroi non è solo quello di approfondire sotto diversi punti di vista la storia del lignaggio. Secondo Giuseppe Giarrizzo, entrambi i volumi rappresentano anche l’esempio a partire dal quale è «finalmente possibile procedere ad utili confronti per la parabola economica, le politiche matrimoniali, i giochi del potere tra Sicilia e Napoli, Sicilia e Spagna, Sicilia e Roma: su storie familiari costituite e interrotte, dinastie intrecciate, conflitti ed alleanze, tracciati di parabole di ‘destini’ da disegnare e da sovrapporre, da comparare ove possibile» (Postfazione, p. 309).