Storicamente. Laboratorio di storia

Tecnostoria

La banca dati dei privilegi di cittadinanza 'veneta' CIVES. Potenzialità di uno strumento di ricerca

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Abstract

This article describes the process of on-line publishing of CIVES, a data base of all privileges of citizenship found in Venetian archival sources from the end of the twelfth century until the year 1500 by the working group coordinated by prof. Reinhold Mueller since 1986. A description of the database itself and of its quantitative consistency is provided, together with some examples of usage and especially of the the tasks performed for publishing it on-line, paying particular attention to specific problems posed by treatment today of a database designed over thirty years ago.

La banca dati CIVES

CIVES[1] è una banca dati[2] contenente tutti i privilegi di cittadinanza veneta identificati nelle fonti d’archivio dalla fine del secolo XII fino all’anno 1500.

Si tratta del risultato di una ricerca compiuta nell’ambito del corso di Storia economica e sociale del Medioevo all’Università Ca’ Foscari di Venezia. Tale iniziativa fu avviata nel 1986 sullo stimolo di un accordo di collaborazione tra Industrial Business Machines (IBM) e la Facoltà di Lettere e filosofia allo scopo di inaugurare un laboratorio di informatica umanistica. Responsabile scientifico del progetto è stato sin dall'inizio Reinhold Mueller, che ha coordinato nel corso del tempo e a vari livelli il lavoro di altri studiosi, da Stefano Piasentini ad Andrea Mozzato, e che tra il 1986 e il 2000 ha dedicato quattro corsi monografici al progetto, coordinando in tutto una quarantina di studenti nel lavoro di ricerca, schedatura e analisi dei documenti d’archivio. Il lavoro per la pubblicazione on-line è iniziato nella seconda metà del 2006 con la priorità ben precisa di rendere la banca dati facilmente consultabile sul Web in tempi brevi e certi. Questo articolo è una presentazione del lavoro fatto per raggiungere questo risultato e del sito web che permette la consultazione della banca dati.

CIVES non è una banca dati di persone, ma una banca dati di privilegi. L'affermazione è meno banale di quanto sembri, e non è l'unica caratteristica peculiare della banca dati, la cui struttura trova le proprie radici in un groviglio di motivazioni tecniche, scientifiche e disciplinari.

Per chi scrive, coinvolto nel progetto solo nella ultimissima fase, ovvero la messa on-line, è stato necessario un confronto con una serie di scelte già prese e consolidate nel tempo. Si tratta di scelte di struttura della banca dati e di tipologia di contenuti da schedare dovute a specifiche esigenze di analisi, con le quali non è possibile misurarsi senza conoscere la lunga vicenda della ricerca condotta dal gruppo di lavoro guidato da Reinhold Mueller.

Questo testo si articola pertanto in quattro parti. Nella prima cercherò di illustrare le principali caratteristiche della banca dati e di motivare alcune decisioni prese relativamente alla sua struttura, nella seconda fornirò alcuni dati di sintesi sul suo contenuto; nella terza esporrò le scelte principali operate nel corso della messa on-line, nella quarta infine illustrerò le caratteristiche principali del sito web realizzato, con particolare riguardo alle funzioni di ricerca e interrogazione della banca dati.

Il progetto e l'oggetto digitale

CIVES nasce come una schedatura condotta su piattaforma DB III. Il database viene poi migrato su DB IV e successivamente, per fare fronte a esigenze pratiche di diversa natura, esportato ancora su Microsoft Access e infine su FileMaker, piattaforma sulla quale è stata effettuata l'ultima revisione prima della pubblicazione on-line. Non è tanto la varietà degli oggetti digitali di origine, in altre parole dei formati, a essere interessante, quanto piuttosto il tipo di modello dei dati impostato sin dall'inizio.

CIVES infatti non nasce come database relazionale. In un database relazionale i dati sono atomizzati nelle loro componenti minime costitutive, e organizzati in varie tabelle poste in relazione tra loro.

Se CIVES lo fosse stato avremmo avuto una tabella delle persone, una tabella dei documenti, una delle città, una delle aree geografiche e così via. Si sarebbe ragionato in maniera diversa, sin dalle fasi di progettazione, seguendo un modello detto Entità / Relazioni. La teoria del database relazionale viene formalizzata negli anni Settanta del secolo scorso [Codd 1970], e negli anni Ottanta i prodotti commerciali – eravamo nella cosiddetta fase del personal computer - non permettevano una facile gestione della complessità di un database relazionale. Inoltre nell'ambito delle stesse discipline storiche era già pionieristico avviare una schedatura digitale su larga scala, delineando una piattaforma con un'unica grande tabella contenente tutti i campi. CIVES, con i suoi 34 campi, era difatti una sorta di 'schedone', con una struttura logicamente simile a quella di un foglio elettronico [Itzcovich 1993].

In quest'unica tabella ogni riga era relativa al privilegio identificato nelle fonti, ma conteneva anche il riferimento alla fonte in cui era stato identificato il il privilegio stesso, e la schedatura delle persone coinvolte e con le loro principali caratteristiche: tutto su un'unica riga.

Nel contesto descritto, l'idea di non avere campi composti – ovvero contenenti più dati, come per esempio un campo singolo per indicare la denominazione delle persone contenente la coppia 'nome' + 'cognome' – non era sentita come cogente. Il fatto di poter eseguire ricerche per stringhe di testo su singoli campi era ritenuta già una opportunità più che soddisfacente.

Ancora, in assenza di interfacce grafiche che agevolassero il data entry (cioè l'inserimento dei dati), veniva posta una notevole attenzione alla lunghezza in caratteri dei valori controllati da inserire, che erano pertanto molto spesso abbreviati[3]. Poiché l'inserimento di tali valori non avveniva da menù a tendina, erano sempre possibili banali errori di immissione e si è resa necessaria una successiva ricerca di valori diversi da quelli ammessi.

Se consideriamo quindi che CIVES rappresenta un nucleo di informazioni che risente di contingenze storiche sia dal punto di vista materiale, sia dal punto di vista della strutturazione dei contenuti, si comprende quanto metterla on-line significhi confrontarsi con un oggetto digitale che in un certo senso è esso stesso una fonte: un fonte storica degli anni Ottanta del secolo scorso, la cui analisi permette considerazioni di storia del metodo e della storiografia.

Il problema della resa di un tale oggetto digitale si presentava pertanto meno banale di quanto si sarebbe potuto prevedere inizialmente.

Dati di sintesi

Ed ecco quindi CIVES: un totale di 3628 records relativi a privilegi di cittadinanza dal 1188 al 1500, riferibili a un totale di 3979 persone. Sebbene quindi, di norma, un privilegio riguardi una sola persona, si danno 351 privilegi (poco meno del 9% ) che coinvolgono più persone. Il caso limite è del 27 marzo 1468, quando nove persone[4] ottengono per gratiam un privilegio de intus.

Già nel 1989, in un articolo per la rivista della Fondazione IBM[Mueller 1989], e ben più compiutamente in un intervento del 1998[5] [Mueller 1998], Reinhold Mueller aveva realizzato alcune elaborazioni sui dati, che vale la pena riprendere qui, sia pure aggiornando minimamente alcuni valori. Lo stesso Mueller aveva evidenziato come la stessa quantità totale, poco meno di quattro migliaia di persone in circa tre secoli, indica chiaramente che quella che si può studiare con questa banca dati è nel complesso una immigrazione di élite. Volendo fornire qualche dato di sintesi, inoltre, i pochi privilegi dal 1188 al 1305, 44 in tutto, non possono essere ritenuti significativi. E' opportuno concentrarsi pertanto sui restanti 3584 privilegi databili dal 1305 al 1500.

L'andamento quantitativo si comprende in primo luogo considerando proprio la successione delle diverse leggi, più o meno restrittive nell'indicazione dei requisiti, fissati in evidente connessione con contingenti momenti di prosperità o crisi.

Concessioni di privilegio di cittadinanza dal 1305 al 1500.
Concessioni di privilegio di cittadinanza dal 1305 al 1500.

Nel 1305 viene infatti emanata la prima legge rilevante, che, giova ricordare brevemente, fissa a 15 anni di residenza il prerequisito per il privilegio de intus, relativo cioé al commercio interno, e a 25 anni di residenza quello per il privilegio de extra, che permette anche il commercio oltremare. A tale data segue un biennio di intensa concessione di privilegi, con cui evidentemente si smaltisce la coda – per così dire – dei candidati in attesa di cittadinanza. Segue una stabilizzazione su valori bassi e una lenta ascesa dopo gli anni Venti del Trecento. La brusca caduta che segue il 1348 è dovuta alla riformulazione della legge in senso meno restrittivo, ai fini di ripopolare la città dopo la peste. La nuova legge infatti aboliva il prerequisito della residenza per il privilegio de intus, per il quale bastava una registrazione nei registri – andati persi – dei magistrati preposti, ovvero i Provveditori di comun. Tale crollo è particolarmente evidente se analizziamo separatamente i privilegi de intus e de extra. Infatti le testimonianze di tali privilegi si azzerano quasi sino agli anni Sessanta del Trecento. In questo senso la decontestualizzazione dei dati è particolarmente ingannevole: l'assenza di privilegi de intus sopravvissuti indica con maggior verosimiglianza un cospicuo numero di persone che con procedura semplificata venivano invece a esercitare tale diritto.

Un'altra crisi, quella seguita allo scontro con Genova nell'ambito della Guerra di Chioggia (1379-1381), produce un nuovo crollo, e una legge del 1382 tecnicamente valevole per un anno porta rispettivamente a 8 e 15 gli anni di residenza richiesta.

La conquista della Terraferma, con la concessione della cittadinanza de intus ai cittadini dei territori man mano conquistati, influisce in maniera decisiva sulla costante diminuzione delle concessioni in generale, particolarmente di quelle per privilegium (quelle in deroga alle leggi vigenti erano dette per gratiam).

Questo basti per riprendere alcune conclusioni note, che a distanza di anni e a dati rivisti, si confermano ancora valide. Ma lo stesso Mueller nell'articolo del 1989 proponeva per questa banca dati una maggiore diffusione così da consentire ad altri studiosi di porre altre domande. A tale fine si auspicava «una circolazione su dischetti».

Come mettere on-line oltre vent'anni dopo una risorsa del genere, in un Web in cui la ricerca a testo libero è la regola? E come confrontarsi con l'oggetto digitale in sé, degno ormai di attenzione critica quasi quanto ogni altra fonte scritta?

CIVES da risorsa stand alone al Web

In effetti alcuni tentativi di pubblicazione on-line nel corso del tempo erano stati messi in opera. Ma per risolvere definitivamente il problema e garantire una messa on-line efficace le esigenze primarie e non sempre facilmente conciliabili risultavano essere quattro: fruibilità; identità; conservazione; apertura.

  • Per fruibilità si intende che si doveva rendere fruibile alla comunità degli studiosi la banca dati, con rigore metodologico ma senza proporre interfacce magari complete ma di utilizzo ostico[6], per lo meno per un utente abituato alle interfacce dei moderni motori di ricerca.

  • L'identità si imponeva come valore rilevante in quanto la stessa banca dati CIVES andava in qualche modo preservata. Gli stessi limiti tecnologici avevano motivato infatti alcune scelte di base (nomi e quantità dei campi, ecc.). Snaturando la banca dati, tali scelte sarebbero apparse oggi incomprensibili così come lo sarebbe stata la documentazione sul progetto che si era accumulata nel tempo.

  • La conservazione nel tempo delle risorse digitali è un tema relativamente nuovo ma certo non meno importante. I cassetti delle scrivanie degli storici sono spesso un autentico cimitero di ampie schedature memorizzate su supporti ormai obsoleti, compressi con software ormai non più in uso, salvati in formati proprietari ormai inaccessibili per scelte delle case produttrici, per cessazione del supporto, per ragioni legali e così via. CIVES era giunta sino a noi attraverso successive esportazioni di formato che l'avevano preservata sostanzialmente integra grazie a un mix di capacità del gruppo di ricerca, buona progettazione e una certa dose di fortuna. Ma si imponevano ora nuove scelte per non precluderne la durata nel tempo.

  • L'ultima esigenza era l'apertura all’esterno e al futuro. CIVES non è un’edizione digitale e nemmeno la schedatura di un corpus fisso e immutabile: è piuttosto il risultato di un lavoro collettivo ed uno strumento di lavoro per gli storici. Occorreva trovare il modo di rendere quanto più possibile pubblica la banca dati, con una stabilità sufficiente per essere autorevoli, ma mantenendo la possibilità di accogliere segnalazioni degli studiosi e apportare eventuali correzioni.

Si tratta di quattro esigenze che andavano soddisfatte con soluzioni semplici e praticabili, per rendere possibile una pubblicazione in tempi rapidi.

La soluzione per la fruibilità è stata trovata nella realizzazione di un sito semplice, leggero, rispondente in buona parte agli standard più diffusi[7].

La homepage del sito, caratterizzata da un layout estremamente essenziale.
La homepage del sito, caratterizzata da un layout estremamente essenziale.

A livello di interfaccia utente, l'accesso ai dati avviene attraverso vari livelli proposti all’utilizzatore: è possibile sfogliare i dati ovvero è possibile effettuare ricerche a tre livelli di complessità crescente: ricerca semplice, avanzata, estesa.

L'accesso ai dati sfogliando in quattro modalità diverse.
L'accesso ai dati sfogliando in quattro modalità diverse.
Maschera di ricerca
semplice.
Maschera di ricerca semplice.
Maschera di ricerca avanzata.
Maschera di ricerca avanzata.
Maschera di ricerca estesa.
Maschera di ricerca estesa.

Per mantenere invece l'identità della banca dati

  • Il database non è stato reso relazionale: l'unica eccezione è rappresentata dalla tabella dei mestieri, che usa il campo 'codice_della_qualifica' come chiave esterna, per popolare di etichette comprensibili i risultati e per gestire le maschere di ricerca.

  • Si sono ridotte al minimo modifiche e correzioni, e si è mantenuto l'uso originale dei caratteri interamente in maiuscolo nei risultati.

  • Sono stati mantenuti i nomi dei campi originali e anche i valori controllati, e si è cercato di attualizzare e rende maggiormente comprensibile soltanto la loro resa sul Web. In altre parole, valori come sigle convenzionali o valori booleani come "S" o "N" inserite in nomi di campo molto corti sono stati mantenuti tal quali nell'oggetto digitale mentre sono stati tradotti in maniera più estesa e comprensibile nella restituzione sul sito.

  • Sono state messe on-line e rese interrogabili anche le 'annotazioni da storico' appuntate nel campo note, preziosissime ancorché per loro natura provvisorie.

La questione della conservazione della risorsa elettronica è particolarmente spinosa. La definizione di strategie per la conservazione del digitale è infatti un tema estremamente dibattuto, poiché investe aspetti non solo strettamente tecnici, ma anche organizzativi, in cui l'attività delle grandi istituzioni per la ricerca scientifica e il loro coordinamento internazionale per la definizione di standard condivisi rivestono un ruolo fondamentale.

Quando iniziammo le attività per la pubblicazione on-line, nella seconda metà del 2006, nessuna soluzione completa e di facile implementazione era alla portata del nostro piccolo gruppo di lavoro. Abbiamo però tenuto presente il dibattito in materia per alcune decisioni di fondo, come la scelta del formato e delle tecnologie, fondamentali pre-requisiti per una migliore conservazione nel tempo delle risorse elettroniche. Per la pubblicazione on-line sono state infatti adottate integralmente soluzioni software open source[8] (ovvero a codice sorgente aperto, non vincolato da copyright). La scelta dell'open source mette i dati al sicuro almeno dal principale pericolo che minaccia le risorse digitali, cioé l'impossibilità a un certo punto di leggere i propri dati in quanto in un formato legalmente proprietario di una qualche azienda, e soprattutto non preclude nel futuro l'adozione di ulteriori misure per una migliore conservazione della risorsa elettronica, man mano che i progetti internazionali dedicati a questa problematica escono dalla fase di ricerca e propongono soluzioni non più prototipali.

Per quanto riguarda l'ultimo punto, ovvero l'apertura all’esterno, è stato realizzato un sistema di segnalazione che prevede un link direttamente sulla scheda del singolo privilegio di cittadinanza, a indicare chiaramente che la segnalazione deve essere circostanziata. All'invio il responsabile scientifico riceve una email con un link speciale che permette di valutare precisamente il privilegio cui la segnalazione di riferisce. Un sistema quindi aperto all'esterno, ma in grado di filtrare una comunicazione qualificata.

Invio di segnalazione relativa a un singolo privilegio.
Invio di segnalazione relativa a un singolo privilegio.

Le opzioni di ricerca

Ma che si può fare ora con CIVES, grazie al nuovo sito web e in particolare grazie ai tre livelli di ricerca?

Come abbiamo visto, non possiamo certo pensare a rassegne di sintesi sull'emigrazione. Ma per converso, trattandosi di immigrazione di élite, gli studiosi delle aristocrazie a vari livelli possono avere gradite sorprese, imbattendosi per esempio in personaggi come Guidoriccio da Fogliano che ottiene una concessione per gratiam nel 1393.

Scheda relativa al privilegio concesso a Guidoriccio da Fogliano.
Scheda relativa al privilegio concesso a Guidoriccio da Fogliano.

Una ricerca maggiormente mirata grazie alla possibilità di specificare alcuni parametri è consentita dalla ricerca avanzata, che permette di definire tra l'altro la provenienza del privilegiato, e l'arco cronologico da considerare.

In caso di necessità più specifiche, si possono visualizzare ulteriori opzioni, che permettono per esempio di filtrare concessioni per privilegiumo per gratiam .

Ricerca
  filtrando concessioni per privilegium o per gratiam.
Ricerca filtrando concessioni per privilegium o per gratiam.
In maniera analoga è possibile filtrare i privilegi de intus e de extra.

Nel corso di mie precedenti esperienze nella realizzazione di siti web per la ricerca storica, ho avuto modo di notare come molti storici, diversamente da altri utenti del Web, preferiscano lavorare su pagine di dati complete, anziché scorrere paginazioni a intervalli di poche decine di records. Pertanto, a costo di ottenere pagine lunghe e dal caricamento leggermente più lento, tutti i risultati delle ricerche – diversamente dalle pagine che permettono di sfogliare i dati – sono sempre in un'unica pagina completa.

Particolarmente interessante è la ricerca per qualifiche e mestieri. Nel complesso delle concessioni di privilegio, essa è indicata 1519 volte, ovvero nel 42% circa dei casi.

In questa circostanza la ricerca avanzata permette di procedere per categorie gerarchizzate. Si possono ottenere per esempio tutti i privilegi in cui il privilegiato sia coinvolto nell'industria e artigianato, comprendendo sia le menzioni generiche sia quelle più specifiche (linaioli, marangoni etc.), oppure cercare direttamente i sottoinsiemi più particolari (per esempio i 23 orefici).

Ricerca filtrando per qualifiche e mestieri.
Ricerca filtrando per qualifiche e mestieri.

La potenzialità interessante è che così è possibile ottenere valori a diversi livelli di precisione: il sito web non fornisce strumenti per la creazione di grafici, ma il ricercatore può ottenere facilmente i dati necessari, con cui realizzare autonomamente elaborazioni e diagrammi per le personali esigenze di studio.

A puro titolo di esempio il grafico creato con i dati ottenuti cercando in successione le nove macrocategorie proposte evidenzia un forte ruolo del settore 'industria e artigianato', anche rispetto al commercio. Sempre grazie alla gerarchizzazione delle categorie è poi facile restringere l'analisi, per esempio, al settore tessile, e ancora più in dettaglio ravvisare il forte ruolo dei setaioli in questo ambito più ristretto.

Grafico che riassume i risultati per macrocategorie relative alle qualifiche.
Grafico che riassume i risultati per macrocategorie relative alle qualifiche.

Il nostro esempio si basa sull'intero arco cronologico e spaziale, ma un ricercatore interessato a ottenere dati analoghi relativi a specifici periodi, parrocchie di residenza o provenienze dei privilegiati, può facilmente ottenere i dati necessari utilizzando le opzioni della maschera avanzata.

Analogamente si può procedere estraendo i dati relativi alle aree di provenienza dei privilegiati (ovvero attuale regione italiana e attuale stato europeo).

Laddove le categorie proposte non risultino soddisfacenti, è possibile in ogni caso usare una ricerca per stringhe inserendo i valori nel campo 'qualifica'.

Ovviamente l'incrocio di tali dati porta a una progressiva restrizione dei numeri complessivi, sino ad arrivare ai minimi termini quando si intervene filtrando i privilegi su alcuni campi, come per esempio il sesso del privilegiato.

Conclusioni e prospettive

Una prima valutazione sull'utilizzo del sito sembra confermarne l'usabilità. In particolare sembra confortante la classifica delle pagine visitate: al primo posto la ricerca semplice, al secondo la bibliografia, al terzo la pagina per sfogliare i privilegi, al quarto la ricerca avanzata.

L'assenza dalle prime posizioni della pagina di help sembra confermare l'effettiva semplicità di uso e comprensibilità del sito. L'utente è molto attratto dalla ricerca a testo libero e solo secondariamente da quella avanzata, privilegiata evidentemente solo da utilizzatori esperti con buone conoscenze specialistiche.

Sebbene le nuove potenzialità di ricerca abbiano permesso – e, si badi, permettano tuttora – agli stessi curatori della banca dati di individuare delle piccole imprecisioni, la scritta 'Beta' che campeggia nella barra del titolo non indica inaffidabilità dei dati. E' stata collocata per scrupolo al fine di andare on-line con un servizio affidabile, ma che si voleva sottoporre a valutazione. E infatti è subito emersa l'opportunità di considerare l'implementazione di almeno due caratteristiche aggiuntive. La prima è un miglioramento delle funzioni di help, che, sebbene scarsamente frequentate, attualmente risultano eccessivamente laconiche nelle spiegazioni fornite; la seconda, strettamente connessa, è un migliore sistema della gestione delle parrocchie, implementando un menù a tendina con una lista normalizzata sulla base di quella prodotta da Daniele Beltrami nel 1954 [Beltrami 1954].

Ulteriore arricchimento del sito potrebbe derivare dalla pubblicazione in formato digitale di materiale documentario connesso alla vicenda della concessione dei privilegi di cittadinanza. In particolare i testi normativi potrebbero migliorare notevolmente la corretta contestualizzazione dei risultati delle ricerche condotte in CIVES.

Dal punto di vista della risorsa digitale, sarebbe quantomai opportuno un miglioramento del set di metadati (ovvero delle informazioni descrittive del contenuto inserite nel codice della pagina). Va sempre più consolidandosi infatti la tendenza a dotare le risorse digitali qualificate di metadati descrittivi, per esempio del tipo Dublin Core[9], che ne permettano una più rigorosa indicizzazione da parte di motori di ricerca e piattaforme esplicitamente dedicate alla ricerca scientifica. Attualmente CIVES presenta sì un set di metadati Dublin Core, ma purtroppo estremamente limitato, e che meriterebbe invece di essere arricchito.

Al di là dei miglioramenti sempre possibili, con la messa on-line la banca dati CIVES, nata su piccoli calcolatori stand-alone alla metà degli anni Ottanta, trova nuova vita nel mutato panorama tecnologico del World Wide Web, e si offre oggi alla comunità degli studiosi mantenendo inalterati i propri caratteri strutturali distintivi ma offrendo a un tempo, nelle speranze di chi ha partecipato al progetto, modalità di accesso e consultazione semplici e adeguate.

Bibliografia

Beltrami D. 1954, Storia della popolazione di Venezia dalla fine del secolo XVI alla caduta della Repubblica, Padova: CEDAM.

Codd E.F. 1970, A Relational Model of Data for Large Shared Data Banks, «Communications of the ACM», 13 (6), 377–387.

Itzcovich O. 1993, L'uso del calcolatore in storiografia, Milano: Franco Angeli.

Mueller R. 1989, Cittadini e 'oriundi' nella Venezia tardomedievale, «Rivista IBM», 25, 46-52.

- 1998, “Veneti facti privilegio”: stranieri naturalizzati a Venezia tra XIV e XVI secolo, in La città italiana e i luoghi degli stranieri, XIV-XVIII secolo, D. Calabi e P. Lanaro (eds.), Roma-Bari: Laterza, 41-51.

Note

[1] Questa articolo è la rielaborazione di un intervento di presentazione della pubblicazione on-line della banca dati CIVES tenuto il 27 maggio 2008 presso il Dipartimento di Studi Storici dell'Università degli Studi di Venezia nel corso della III Settimana di Studi medievali organizzata dall'Istituto Storico Italiano per il Medioevo.

[2] La banca dati CIVES è stata resa disponibile on-line nell'ambito delle attività dell'Unità di ricerca del Dipartimento di Discipline Storiche dell'Università degli Studi di Bologna, coordinata da Paolo Prodi, nel contesto del Programma di ricerca di Rilevante Interesse Nazionale (PRIN) "Bene pubblico e ricchezza privata: politica, economia e diritto nella teoria e nella prassi verso la modernità". La presentazione del prototipo di CIVES si è tenuta il 17 dicembre 2007 a Bologna, presso il medesimo dipartimento, nel corso del seminario conclusivo del PRIN. La banca dati CIVES è liberamente consultabile on-line: http://www.civesveneciarum.net.

[3] Per fare un esempio tratto dalla documentazione originale del progetto, il CAMPO 31: BULLA poteva avere uno dei valori controllati abbreviati: AU, AG, PB; laddove AU = AUREA, AG = ARGENTEA, PB = PLUMBEA. Come si vedrà oltre nel testo l'uso del maiuscolo è nel testo della documentazione e nei valori stessi della banca dati.

[4] I valori nella banca dati sono: NICOLAUS ET NICOLINUS ET BLASIUS ET BENEDICTUS ET
ECC. FRATRES, DE GONDOLA QD MARINI-NICOLINI

[5] Una rassegna bibliografica sul tema, curata da Reinhold Mueller, è disponibile sul sito web di CIVES: http://www.civesveneciarum.
net/index.php?tipo=
pagina&titolo=bibliografia.

[6] Un esempio è la SQL Search Interface del pionieristico e preziosissimo Catasto Online fiorentino, disponibile grazie agli sforzi di David Herlihy e Christiane Klapisch-Zuber sui server della Brown University di Providence in Rhode Island. L'interfaccia è consultabile qui: http://www.stg.brown.edu/
projects/catasto/newsearch/
sqlform.php3.

[7] Sebbene si sia dedicata particolare attenzione alla usabilità, purtroppo il sito non rispetta ancora le specifiche per l'accessibilità indicate dalla Web Accessibility Initiative (WAI) http://www.w3.org/WAI/. Esso risulta invece perfettamente adeguato per quanto riguardo l'uso dei fogli di stile Cascading Style Sheets CSS: http://jigsaw.w3.org/css-validator/validator?uri=www.
civesveneciarum.org.

[8] Il database scelto è MySql: http://dev.mysql.com. MySql ha permesso anche la facile realizzazione di ulteriori copie di sicurezza in formato XML.

[9] Per informazioni sul diffuso set di metadati Dublin Core si rimanda al sito ufficiale della iniziativa Dublin Core Metadata Initiative (DCMI): <http://dublincore.org>.