Storicamente. Laboratorio di storia

Dossier

E "non ci saranno estranei alla porta accanto". Ragionamenti sulle rappresentazioni del fenomeno migratorio elaborate dal "cartello" di estrema destra "Alternativa sociale"

L’Estrema Destra è una categoria-ombrello ormai codificata come rappresentativa di una realtà politica composita cui gli studiosi ascrivono, anche basandosi su criteri diversi, una miriade di movimenti - più o meno attivi -, di associazioni culturali – dagli istituti di storia alle associazioni musicali –, di gruppi di ultrà sportivi – più o meno politicizzati –, di vecchi e nuovi partiti dalle variabili fortune elettorali [1]. Il minimo comune denominatore di questi gruppi sta nell’assunzione di elementi ideologici, comportamenti, linguaggi, simboli propri del nazismo e dei fascismi europei. Ognuno di questi gruppi opera una selezione arbitraria tra i suddetti elementi, ovvero funzionale alle istanze identitarie dei propri membri. Ciò produce una varietà di “sfumature” non sempre facili da misurare e ricondurre alle tinte d’origine. Nel corso degli studi di tale fenomeno sono state pertanto elaborate categorie interpretative quali il neonazismo, il neofascismo, il postfascismo, il veterofascismo, il fascismo nostalgico, il negazionismo, il revisionismo, ciascuna con una precisa ragion d’essere, che non sempre rappresentano in maniera esauriente la natura sfaccettata di ogni singolo gruppo, ma che permettono di definire i rapporti di parentela e la natura dei legami che sussistono tra essi. Una volta sciolti nodi di ricerca complessi quali l’individuazione di tali gruppi, la loro attribuzione a categorie di riferimento, la scoperta dei collegamenti interni, resta comunque estremamente difficile misurarne la presenza e la capacità di intervento nella vita di tutti i giorni. 

In generale, si tratta di gruppi scarsamente visibili all’ “uomo della strada”, ma che divengono immediatamente raggiungibili se l’ “uomo della strada” inizia a percorrere le “autostrade” digitali di Internet [2]. La semplice digitazione di una parola come “destra” su un qualsiasi motore di ricerca ottiene l’indicazione, entro i primi 10 risultati di ricerca, del sito www.destrainitalia.it, autodefinentesi come primo motore di ricerca della Destra italiana. Trattandosi di un motore di ricerca, offre come strumenti di recupero delle informazioni anche una tassonomia dei siti afferenti alla Destra che, in questo caso, è così articolata:

Cattolici
Movimenti di Ispirazione Cattolica
Centrodestra
Liberali
Destra radicale 
Forza Nuova, Fronte Nazionale, M.S.F.T.,   Nazionalpopolari...
Irredentisti, esuli
Esuli dai territori "negati" agli Italiani
Italiani nel mondo
Una numerosissima comunità...
Militaria
Che spazia dagli anni dei conflitti mondiali,fino ai giorni nostri

Musica alternativa
Il vasto mondo della musica considerata" di Destra"
Polo per le Libertà
Alleanza Nazionale, Forza Italia, C.C.D.,...
Storia e cultura
La Storia rivista in modo obbiettivo e senza censure...
Sindacati
Collocabili nell'area di Centro-Destra
Altre realta'
Ambientalisti,  Associazioni,  Euroscettici, Monarchici,...

Selezionando la voce «Militaria», si apre l’indice di un vero e proprio atlante di parte dei siti di movimenti, associazioni, gruppi di interesse di Estrema Destra. Avviando la navigazione di alcuni di questi, si incontra, per ciascuno, una serie di link ad altri siti affini per svariate ragioni … così a seguire, in una vera e propria rete di cui è molto difficile, ma non impossibile, trovare i nodi e collegare le trame.

Di tutta questa ricca realtà, ci limiteremo, in questa sede, ad analizzare le posizioni verso il fenomeno migratorio di quattro soggetti precisi, vale a dire: “Alternativa Sociale”; “Lista Alessandra Mussolini - Libertà d’Azione”; “Fronte Sociale Nazionale”; “Forza Nuova”.

Tre sono le ragioni che ci guidano in questa scelta.

Ciascuno di questi soggetti è caratterizzato da un rapporto di reale continuità storica con il fascismo e allo stesso tempo tutti hanno avuto in passato o stanno stringendo ora, reciproci rapporti di parentela, spesso conflittuali. In secondo luogo hanno tutti velleità politiche ma raramente, prima degli ultimi sviluppi, hanno ottenuto consensi elettorali. Infine costituiscono il riferimento politico della miriade di gruppi di Estrema Destra presenti in Internet, luogo di contatti che si sta dimostrando nella strategia dei quattro soggetti qui considerati un valido strumento organizzativo più che propagandistico.

I leader di “Forza Nuova” (FN) e del “Fronte Sociale Nazionale” (FSN), rispettivamente Roberto Fiore e Adriano Tilgher hanno convissuto nel “Movimento Sociale – Fiamma Tricolore” (MS-FT) di Pino Rauti fin quando le frizioni con quest’ultimo non li hanno condotti per altre vie.

Roberto Fiore, tra i fondatori di “Terza Posizione” [3] – braccio politico dei NAR di Valerio Fioravanti –, nel 1997 costituiva, insieme a Massimo Morsello, “Forza Nuova”, movimento politico neofascista autonomo [4]. Nel medesimo periodo Adriano Tilgher fondava il movimento di Estrema Destra, “Fronte Nazionale” (FN), che si proponeva nell’ambito dello scenario politico italiano come la sola e vera alternativa nazional-popolare alla gestione capitalistica dello Stato.

Recentemente Alessandra Mussolini, in seguito alla scelta «dettata dal cuore, dalla coerenza e dal senso dell’onore» [5] di lasciare lo scranno parlamentare del nonno e il partito di governo “Alleanza Nazionale” (AN) a causa delle dichiarazioni di Fini sul duce, ha recentemente fondato “Lista Alessandra Mussolini - Libertà di Azione” (LAM), da subito finalizzata alle elezioni europee. Questa occasione ha riavvicinato le tre formazioni per la costituzione di un cartello,  noto come “Alternativa Sociale” (AS), che ha rappresentato una vera e propria svolta, dal punto di vista politico, nel mondo dell’Estrema Destra italiana.

In seguito alle elezioni europee del giugno 2004, Alessandra Mussolini è stata eletta al Parlamento europeo. AS ha ottenuto l’1,2% delle preferenze nonostante sia venuta meno, all’ultimo momento, l’adesione concordata del partito “Fiamma Tricolore” (FT) di Romagnoli. Il risultato elettorale è stato commentato dalla Mussolini come una «vittoria per qualche verso “mutilata” perché non si è riusciti, come si sperava, a creare per la prima volta un gruppo di “Destre Nazionali” europee» [6]. Secondo la stessa, poi, ad avere «una parte di responsabilità non indifferente» di questo risultato mancato sarebbe stata la “Lega Nord” (LN), «avendo rifiutato di costituire il Gruppo Parlamentare con forze dichiaratamente anti-immigrazione ma anche identitarie come il “Front National” francese o il “Vlaams Blok” fiammingo» [7].

AS, stando alle dichiarazioni della Mussolini, sarebbe una coalizione «che va al di là della strategia elettorale» [8], dotata di un manifesto comune, di «nuovo simbolo unitario» [9] e con una tangibile capacità di aggregazione.

Il simbolo pensato per le suppletive di ottobre è stato presentato in anteprima nazionale a Noceto in provincia di Parma, il 18 settembre 2004 nell’ambito della «prima festa di AS» [10], cui ha fatto seguito una seconda «prima festa di AS» [11] che prevedeva la presenza di Alessandra Mussolini nelle giornate del 9 e 10 ottobre a Verduro di Castenaso in provincia di Bologna. A queste si è aggiunta una terza «prima festa di AS» [12] tenutasi il 24 e 25 ottobre a Casali di Poggio Nativo in provincia di Rieti. La scelta, a simbolo di AS, di un diamante “tripartito” è stata ricondotta alle prerogative della pietra. Più precisamente sono quattro le dot» che hanno convinto FN, LAM, FSN, vale a dire: la durezza, lo scintillio, la purezza e l’unicità. A ciò si aggiunga il fatto che «il diamante, nelle tradizioni occidentali, è il simbolo della sovranità universale, dell’incorruttibilità, della realtà assoluta [e soprattutto è] la pietra della riconciliazione» [13].

Dal punto di vista delle strategie per il mantenimento del consenso da parte delle differenti formazioni politiche che costituiscono AS, la scelta di presentarsi unite alle europee ha comportato costi economici e cambiamenti non indifferenti nei rapporti con gli elettori delle realtà minori. Questo dato emerge con chiarezza da un comunicato stampa della Federazione FSN di Arezzo del 6 maggio 2004. In esso apprendiamo che la Federazione provinciale aretina con lo scopo di promuovere “Alternativa Sociale”, oltre che alle europee, alle provinciali, non avrebbe potuto partecipare alle elezioni comunali del capoluogo e dei principali comuni dell’Aretino,

«per l’enorme sforzo finanziario che la metodologia attuale partitocratrica e democratica impone per il quale non abbiamo risorse essendo, notoriamente, noi avulsi dalla pratica del malaffare evidentemente più consono ad altri soggetti»[14].

La pericolosità implicita nell’abbandono del campo elettorale veniva subito circoscritta rassicurando che «la pratica del voto amministrativo» avrebbe potuto «trovare, di volta in volta, sbocchi favorevoli grazie anche al diritto del voto disgiunto» così da favorire persone le cui capacità e «soprattutto onestà»[15] sarebbero state accertate dalle Federazione stessa.

Per ciascuna formazione politica il problema non è soltanto quello di mantenere il consenso ma anche quello di convogliarlo, senza perderlo, verso AS. Non esistono dati statistici in merito, ma vari sono gli indizi che ci inducono a ipotizzare che dopo il “tradimento” di AN, «che in modo vergognoso ha calpestato le sue radici storiche e morali»[16], molti dei gruppi italiani di Estrema Destra abbiano individuato in FN, FSN e AS nuovi punti di riferimento politici.

Illuminanti sono al riguardo le navigazioni nei vari news group dell’area dove, come dato di riconoscimento, si è diffuso l’impiego dei simboli dei gruppi e siti di appartenenza e dei gradi della Milizia a fianco di nickname indicativi delle posizioni ideologiche dei partecipanti.

In essi, da qualche anno, è invalso l’uso dei sondaggi. Nel forum di www.ilduce.net, molti sono i “sondaggi” che, pur presi con le dovute cautele, risultano indicativi per argomento, per data di avvio e per partecipazione, delle tendenze sopra ipotizzate:

«Cosa ne pensate del “ripensamento” di Fini in relazione al ruolo da statista svolto da Mussolini nel 900?».  Risultati del 18/09/2003

«In caso di elezioni anticipate chi voteresti dopo le dichiarazioni recenti di Fini?». Risultati del 13/10/2003

«An: Alessandra Mussolini lascia il partito». Risultati del 29/11/2003

«Camerati, vi sentite pienamente rappresentati dai partiti d’area?». Risultati del 12/01/2004

«Secondo voi, potrà rinascere una nuova dittatura fascista in Italia?». Risultati del 29/01/2004

«Alternativa Sociale vi convince?La coalizione dei partiti d’area, consacratasi con la leadership della Mussolini, è pensata per le europee e buona parte delle amministrative. In caso di un buon responso alle urne andrà nascere il partito unico. A voi questa “Alternativa Sociale” vi convince?». Risultati del 04/03/2004

«È giusto che la costituzione europea non faccia riferimento alle radici cristiane?». Risultati del 22/06/2004

Nel ottobre del 2001, durante le nostre prime ricognizioni tra i siti di Estrema Destra, entrammo nel “Mussolini Home Page Forum” all’epoca sito all’url http://www.mussolini-benito.com/pubblic. Tra i topic trattati vi era anche «Mettiamoci daccordo fandiamo (sic) un partito fascista». Autore della discussione era un anonimo con il nickname “Avigliano fascista”. Al suo messaggio rispondevano “Ordine e disciplina!!”, “Fiamma 72”, “Duce”, “Lux”, “ArditoTeo”, per citarne alcuni e “Galeazzo2” che così argomentava:

«Carissimo Avigliano fascista, io credo che non sia ancora il momento di creare un nuovo PNF; è vero, ne abbiamo tutto il diritto!!! Ma rischiamo di rimanere sempre in minoranza come tutti gli altri; per poter costituire un partito che porti avanti le idee di Benito e di fare aderire quanta più gente possibile, devono verificarsi dei presupposti: primo, l’opinione pubblica deve essere stanca e delusa della sinistra e già ci siamo o quasi; pooooi tra chi è al governo, ci dovrebbe essere qualcuno vicino al nostro pensiero a manipolare le cose in modo da modificare il metodo d’insegnamento della storia affinché la si racconti così come è e non deformata: infineee con tutti i mezzi CIVILI possibili bisogna modificare i pregiudizi della gente e farle capire o ricordare a chi se ne è dimenticato, che il ventennio è durato venti anni di governo positivo, nel quale si sono costruite le grandi infrastrutture e strutture che ancora oggi abbiano (e funzionano!!!) e che Benito Mussolini non è la seconda guerra mondiale o un pazzo sanguinario che ha portato la patria alla distruzione. Solo dopo aver fatto questo possiamo organizzare un partito vero e composto da fascisti veri. Ma credo che ci troviamo solo all’inizio e secondo me esiste già chi all’interno del governo odierno chi si sta già muovendo a tal proposito. W il Duce lo dico anche io e se si verificheranno i presupposti io sarò in prima fila per la nascita di un grande Nuovo Partito Fascista!!!»[17]

A questi indizi si aggiungono i recenti risultati elettorali delle suppletive. Dal dispaccio Ansa del 25 ottobre leggiamo le dichiarazioni di Alessandra Mussolini:

«siamo davanti ad un risultato clamoroso per Alternativa Sociale che con i dati di oggi nelle suppletive è nei risultati il terzo polo. Infatti - aggiunge - non solo in Campania, ma anche nel nord abbiamo ottenuto (in una campagna elettorale oscurata dolosamente dalla Rai, da Mediaset e da molti quotidiani nazionali) risultati che incrementano in termini percentuali del 30-40% il risultato delle europee di soli quattro mesi fa».

A Napoli, Antonio Venia, il candidato di AS, ha riscosso il 9,1%, mentre il candidato di Fiamma Tricolore ha ottenuto un settimo delle preferenze accordate ad AS.

Le rappresentazioni del fenomeno migratorio come base della strategia del consenso di “Alternativa Sociale”

Nel sito di FN, aggiornato al 24 settembre 2004, era possibile leggere la notizia, collocata al centro in evidenza, di una mobilitazione «per l’identità nazionale e contro l’immigrazione!» che si sarebbe tenuta il 25 settembre «dando luogo a presidi, megafonaggi, comizi e cortei». La giornata «di lotta» era un’iniziativa organizzata da AS e prendeva «spunto dall’aggravarsi della situazione e dal contestuale crollo di ogni difesa politica e sociale contro questa autentica invasione del nostro territorio. Pochi giorni fa lo stesso Ministero degli Interni dichiarava che sulle coste libiche vi sono due milioni di africani pronti a sbarcare nel nostro territorio»[18].

In una dichiarazione, pubblicata dall’«Indipendente» il 14 settembre sotto il titolo Contro l’invasione chiudiamo le frontiere, Alessandra Mussolini accusava di fallimento la politica del governo Berlusconi ed evidenziava la necessità «di prendere provvedimenti un attimino più duri, anche di fronte all’inerzia dei nostri cosiddetti partner europei».

Quattro giorni dopo la Mussolini, incolpata da Ida Magli di «tradimento» per aver scelto di sedere a un’Assemblea europea e non italiana, pubblicava, sempre sull’«Indipendente», l’articolo Perché sono in Europa in cui biasimava l’operato del Parlamento europeo in quanto conseguenza di «diffusi sentimenti nazionalisti che risiedono in storiche contrapposizioni etniche, politiche e religiose» che impedirebbero, a detta della Mussolini, una condivisione di intenti nella politica estera, soprattutto di fronte «ai gravi problemi che affliggono la nostra realtà continentale, quali in primis l’immigrazione clandestina, il pericolo di un pervasivo fondamentalismo islamico o la perdita delle identità culturali non tanto dei singoli Paesi ma dell’intera Europa». Secondo la Mussolini «il tradimento è quello di chi volta le spalle al proprio Paese: io – e, penso anche i miei colleghi – guardiamo negli occhi l’Europa e la sfidiamo e la stimoliamo a diventare la “nostra” Europa e, quindi, l’Europa dei popoli».

La «lotta contro l’immigrazione» e l’«Europa dei popoli» sono i collanti di quello sfiorato gruppo delle Destre Nazionali europee il cui boicottaggio è imputato alla Lega Nord.

Mettendo in relazione le singole posizioni e tenendo presente le strategie propagandistiche e i recenti risultati elettorali, è nata in noi l’ipotesi che proprio la «lotta contro l’immigrazione» possa rappresentare, oltre che un collante tra le diverse Destre, anche un cavallo di troia nei confronti della società civile, nell’intento di, - FN ci insegna -, «gettare le basi per una reale e decisa ricostruzione» funzionale tanto a, - FSN ci indica -, «una nuova forma di Stato» in Italia quanto a, - AS conclude -, un Nuovo Ordine europeo.

Ma chi sono gli interlocutori di questa politica? Quali le modalità operative? Quali le scelte propagandistiche? Alcune risposte sono emerse dai discorsi elettorali di Adriano Tilgher, Padre Tam, candidato di FN per AS nel collegio del Nord-Ovest, e Giorgio Vaccaro, candidato nelle elezioni amministrative del Comune di Roma del 2001 nella lista FSN ottenendo una preferenza e autore della proposta di legge 2344 (Mussolini et al.) [19],  tenuti il 18 settembre 2004, nell’ambito della «prima festa di AS», a Noceto di Parma. La festa è stata organizzata come piccola campagna elettorale per le suppletive di ottobre cui si sarebbe dovuta presentare Monia Caramma, candidata di AS al collegio 30 della Bassa Val Ceno. Abbiamo ritenuto tali discorsi significativi poiché sintetizzano i temi e le scelte comunicative sviluppate da AS e dalle singole formazioni aderenti riscontrabili sia nei diversi siti internet sia nelle interviste rilasciate dai loro leader. Inoltre significative sono le modalità con cui è stato pubblicizzato l’evento. Le prime notizie sulla festa sono state diffuse solo il 14 settembre dal portale “Alice non lo sa”. Nel comunicato si faceva menzione non del comizio ma del «dibattito sul tema Immigrazione» che, prevedendo anche la presenza del parmense don Luciano Scaccaglia, noto per le sue attività antirazziste,  «si annuncia[va] molto interessante considerate le posizioni piuttosto differenti tra gli interlocutori» [20]. Nell’annuncio stampato dalla «Gazzetta di Parma» il giorno stesso della festa, tale evidenza veniva portata a livello del titolo: La Mussolini a Noceto. Dibattito sull’immigrazione. Al fenomeno migratorio dunque AS riconosce quanto meno una capacità attrattiva superiore a quella del proprio programma politico. Alzando l’occhio oltre Noceto, scopriamo che nella medesima data era da tempo indetta, come annualmente accade, la celebrazione e la festa a ricordo delle barricate antifasciste che infiammarono Parma nel 1922. Volgendo poi l’occhio al passato recente degli eventi cittadini, scopriamo che l’Amministrazione provinciale di centro-sinistra era stata scossa dalla reazione del Comitato cittadino antirazzista oppostosi, con manifestazioni e mobilitazioni di residenti, allo sgombero di una scuola abbandonata, di proprietà della Provincia, occupata da alcune famiglie straniere in attesa di un alloggio, in quanto aventi diritto. La focalizzazione sul «tema Immigrazione», proprio per le controversie che genera anche laddove non dovrebbe, potrebbe risultare determinante per l’ottenimento di simpatie da parte di elettori finora posizionati in aree antifasciste. È nel primo intervento, quello più propriamente politico di Tilgher, che riceviamo le prime risposte. Il leader di FSN dà chiare indicazioni sull’identità dei nuovi possibili elettori di AS:

«[…] chi si viene iscrivere a noi io non gli chiedo se prima è stato iscritto al partito comunista, al movimento sociale o alla democrazia cristiana. Non me ne frega niente dove è stato ieri. Mi interessa dove sta oggi perché oggi è cambiata la politica. Ieri lo scontro era tra una sinistra vera, quella sinistra dei militanti comunisti che oggi si rivoltano nella tomba quando sentono parlare D’Alema. Ieri c’era una destra vera, quella destra dei nostri giovani che sono morti per le loro idee e che oggi si rivoltano nella tomba quando vedono quell’individuo [Fini] (Applauso intenso e prolungato) che ha portato la loro bara. Tutto questo non esiste più! Da una parte c’è un grande comitato d’affari di venduti che si fingono di destra e si fingono di sinistra, dall’altra parte c’è la gente, la nostra santa gente italiana, la nostra santa gente dell’Emilia, della Romagna, della Puglia, del Lazio, di tutta Italia che sta pagando sulla sua pelle questa svendita e questa vendita! E allora noi dobbiamo fare il partito di questa gente, della nostra gente della nostra Italia!» [21] 

La ricchezza metaforica di queste poche frasi è molto efficace e ci permette di sottolineare l’operazione che AS sta svolgendo.  Si tratta di una ridefinizione astorica del passato, pensata per la persuasione di tipologie diverse di elettori poiché capace, da una parte di “dar una voce” al “già noto” dei “fedeli” come il succitato “Galeazzo2”, perennemente “traditi” dall’interno, - ovvero dalla sola direzione da cui possa provenire il tradimento -, e perennemente in attesa della “riscossa” che porterà a un nuovo “regno”; dall’altra di “dar una voce” al senso di disorientamento politico diffuso tra la “gente comune”, soprattutto di centro-sinistra. Queste premesse, consentono a Tilgher di fare tabula rasa del passato della II Repubblica e di chiudere in un’esperienza finita, per mancanza di “degni eredi”, gli ideali della I Repubblica. L’appello, allora, può essere esteso trasversalmente a tutti, poiché, anche gli iscritti a un partito, alla luce delle premesse precedenti, non sono altro che «santa gente italiana», troppo a lungo ingannata da un «grande comitato d’affari». Tilgher non solo ha assolto da ogni peccato elettorale i cittadini italiani, ma li ha anche accomunati all’interno di una sfera divina che ne inibisce i peccati elettorali futuri. Allo stesso tempo ha costruito per loro una cerchia precisa di nemici, i politici, e una cerchia precisa di amici, la gente di AS, anch’essa santa, ma per due ragioni: non aver partecipato alla vita parlamentare italiana – provvidenziale al riguardo è l’uscita da AN della Mussolini, che di fronte al peccato, solitaria come i veri eroi, non si macchia –; essere italiana.

In sintesi è santo chi è un italiano tradito e che, proprio perché santo, non può tradire. Il “tradimento” è il filtro attraverso il quale viene rielaborato il rapporto con un passato lungo sessant’anni, è il “Caronte” di una continuità di «una concezione spirituale della vita [come da statuto di LAM]» prima che ideale.

In questo quadro, mentre gli italiani naturalizzati non sono italiani e nessun non-italiano potrà mai aspirare alla santità perché condizione propria solo «della nostra gente della nostra Italia», AS assurge a “comunità degli eletti” poiché, già santi in quanto italiani traditi che non tradiscono, divengono “ultrasanti” in quanto eletti da e tra italiani traditi che non tradiscono.

Nell’illustrare gli obiettivi programmatici di AS, Tilgher  utilizza la “metafora bellica” e più precisamente “resistenziale”, dato il nostro contesto culturale di cui non può non tenere conto. Il campo metaforico impiegato, infatti, è quello della “liberazione dall’oppressione dello straniero”. In questo caso si tratta di un’oppressione che dura sessant’anni poiché inizia, secondo la sua prospettiva, con l’“invasione” anglo-americana del 1945, argomento che potrebbe essere condiviso da una parte dell’elettorato di sinistra. Un’“oppressione violenta” i cui «nuovi carri armati si chiamano debito pubblico. Le cui nuove truppe di occupazione si chiamano multinazionali» [22]. Un’“oppressione” smascherata anche da Padre Tam, padre spirituale di Forza Nuova, che identifica nuovi carri armati nella televisione [23]. In questa politica di guerra Tilgher, “si erge”, attraverso la potenza evocativa delle metafore, “a condottiero della lotta di liberazione”:


«ed è di questo che ci dobbiamo liberare. Ecco perché le tre grandi liberazioni di cui il partito, di cui sono segretario, il Fronte Sociale Nazionale, ha fatto una dottrina: la liberazione sociale, la liberazione etnoculturale e la liberazione politica. Le tre liberazioni delle quali ha necessità la nostra gente» [24].

Le frasi fin qui citate fanno parte di quella che a tutti gli effetti potrebbe definirsi, secondo i termini della retorica classica, conclusio di un discorso deliberativo, con funzioni persuasive e dissuasive [25]. Allo stesso modo potremmo riconoscere nell’attacco del discorso di Tilgher la tecnica dell’exordium, che oltre a predisporre l’animo del pubblico all’ascolto, funge anche da indice degli argomenti trattati successivamente. Nell’aprire il comizio Tilgher ricorda il risultato delle elezioni europee di due mesi prima e rafforza il senso di successo, con la perentoria affermazione: «avevamo tutti contro», frase che oltre a catturare l’attenzione, per la sua veste di chiaro segnale d’allarme, funge da postulato necessario su cui Tilgher sviluppa i corollari del pensiero di AS. Vengono così introdotti tre temi cruciali, due dei quali, in quanto assi portanti dell’intera argomentazione, sono da subito abbozzati. Si tratta innanzitutto del tema identitario basato sull’opposizione noi/loro, sciolto ad un primo livello di sintesi nell’individuazione di nemici interni e nemici esterni. I primi sono tutti i politici, banalizzati nel soggetto collettivo negativo del «comitato d’affari»; i secondi sono i non-italiani, categoria gerarchizzata, al vertice della quale sono «l’Europa che ci ha tradito, l’Europa che si è venduta agli Stati Uniti d’America», e alla cui base sono gli “immigrati” di cui Tilgher tratterà ampiamente nella parte centrale del suo discorso.

Il secondo tema introdotto è quello del tradimento che, definendo i rapporti di amicizia e ostilità, non è mai compiuto dal “popolo” ma dai “novelli Giuda” di estrema destra che «ci hanno venduto un mese prima della presentazione delle liste», dagli altri politici italiani e di conseguenza dall’Europa.

L’ultimo tema affrontato è quello dell’ingombrante rapporto nostalgico con la figura di Mussolini. In merito Tilgher precisa che «non è nostalgia, […] nell’aula di questa Europa, noi, noi Italiani, noi Italiani di Alternativa Sociale, siamo riusciti a portare quel cognome». Ma Tilgher chiarisce che «se oggi Benito Mussolini fosse vivo, e noi ne saremmo molto lieti, avrebbe oltre cent’anni. E purtroppo l’età, voi sapete, crea degli scompensi fisici a tutti noi, per cui il problema non è: “Se ci fosse lui!”. Il problema è: “Cosa abbiamo da dire noi di nuovo e di diverso!”» [26]. Tilgher ha evidentemente bisogno di liquidare gli aspetti improduttivi del mito di Mussolini che impediscono la legittimazione di un suo successore. Il compito non è facile. Occorre da un lato offrire una consolazione, il surrogato di Mussolini, la nipotina che con l’impegno di tutti può anche vincere; dall’altro alimentare diffidenza e paura verso la realtà attuale, così nuova, ovvero sconvolta, che neppure Mussolini da solo saprebbe venirne fuori.

Reciso il cordone ombelicale, Tilgher capisce che occorre sostituire la conseguente nostalgia con una semplice e, per alcuni, famigliare descrizione della realtà attuale che, secondo Tilgher, è sconvolta da una guerra lunga sessant’anni.

Tilgher propone ai futuri sostenitori di AS un processo identitario che avviene innanzitutto per definizione/costruzione dell’ambiente circostante poi per differenziazione dal medesimo. Non si tratterà di un processo basato sul confronto, ma sulla semplice attribuzione arbitraria di nomi a cose. L’ambiente prodotto da Tilgher è fatto di tante ostilità, tra cui le più temibili provengono d’oltre oceano; tanti problemi, tra cui i più inquietanti sono la fame e la povertà; tanti inganni, tra cui i peggiori vengono da quei pochi che si arricchiscono alle spalle della gente.

Dato un ambiente, fatto di così tante diversità negative, da poter essere sintetizzato come caos – per Tilgher moralmente deprecabile –, è possibile innescare con efficacia il meccanismo delle polarizzazioni. Al caos attuale Tilgher oppone “Alternativa Sociale”. La sua identità sta nell’essere “l’alternativa”. AS sarà sempre “uno dei due” e, date le qualità dell’altro, sarà “il migliore dei due”.

Di fronte alla omogeneizzazione della cultura di massa, AS sostiene la ricchezza delle diversità culturali; di fronte alla perdita delle radici culturali, sostiene l’identità nazionale. La prospettiva però è evidentemente razzista:

«difendere la nostra identità nazionale vuol dire difendere tutte le identità nazionali in qualsiasi parte del pianeta e quando noi abbiamo la grossa tragedia, nostra e loro, degli immigrati, quel selvaggio fenomeno voluto, attenzione, voluto ad arte, perché noi per il Terzo e Quarto mondo abbiamo speso migliaia di miliardi in questi decenni.» [27]

Qualora poi si producano situazioni di condivisione di caratteristiche, come nel caso della “guerra tra poveri”, AS imposta tale relazione sul concetto di posizione. Tra poveri? «Prima gli italiani in tutto, perché siamo italiani. Poi gli altri se servono» [28]. Problemi da risolvere?

«Allora quando noi diciamo: “Il problema dell’immigrazione va risolto a casa loro”, diciamo delle grosse verità. Li dobbiamo rimandare a casa loro non perché criminali, delinquenti eccetera, perché scusatemi l’aberrazione, i criminali e i delinquenti sono i nostri governanti che invece di aiutare quella gente a casa loro, ne hanno fatto dei profughi a casa nostra, perché gli serve!! (applausi prolungati)» [29]

Siccome i fenomeni presentati come minacciosi hanno una loro contingenza che potrebbe generare percezioni individuali differenti, Tilgher crea una minaccia che va oltre la realtà individuale e che mette tutti d’accordo perché è «il mostro». Il mostro di AS è «la globalizzazione». Se AS le è nemica, la globalizzazione avrà degli amici, ovvero i sostenitori dei modelli di società multirazziale, che nel mondo reale sono gli avversari più temuti da AS:

«qua la grande contraddizione, la società multirazziale. Che è la società del genocidio!!! che è la società del crimine! Perché la bellezza del mondo è proprio la sua varietà, il mondo è bello perché è vario. Uno vuole girare da una città all’altra, da un paese all’altro del nostro stupendo pianeta per vedere culture diverse, per vedere civiltà diverse, per vedere storie diverse e non creare un unico omogeneo. Ecco perché riscoprire il campanile, perché è bellissimo ed è innato in noi!»[30].

Con il suo discorso Tilgher introduce i presenti a una prima alfabetizzazione politica secondo le nuove linee guida di AS. Diverso è il ruolo riservato all’intervento successivo, quello del ben più estremista Padre Giulio Tam, sacerdote lefebvreiano, vale a dire scomunicato poiché assertore del magistero tradizionale, in vigore al tempo del Concordato del 1929, poi “rivoluzionato” dal Concilio Vaticano II. Il suo intervento assume i toni della predica morale e lo scopo è quello di indicare le direttive spirituali di AS. Direttore responsabile della pubblicazione «Documentazione sulla Rivoluzione nella Chiesa» sostiene: «la difesa della nostra Civiltà [attraverso le] sante spedizioni che si chiamavano Crociate» [31]; la dottrina del Concilio di Trento; l’antimondialismo di Pio XII; l’antiecumenismo; l’ecclesiologia tradizionale; Roma come centro dell’unità cattolica; la regalità sociale di Gesù Cristo; la dottrina sulla struttura non democratica della Chiesa; «la condanna della libertà religiosa o di coscienza o di culto, dei principi di libertà, uguaglianza e fraternità e dei diritti dell’uomo» [32]. Alla domanda sulle motivazioni della sua candidatura, Tam rispondeva: «mi candido alle Europee perché contro un Islam forte serve un cristianesimo ancora più forte» [33]. «Padre Tam è un religioso politicamente molto attivo: dice spesso messa a Predappio davanti alla tomba di Benito Mussolini e nei cimiteri della Repubblica Sociale ed organizza corsi di formazione e ritiri per i militanti di Forza Nuova» [34].

Dalla home page dell’«Ajencia Patriótica de Noticias» del marzo 2003 scopriamo che: «El Padre Giulio María Tam, bien conocido de los españoles, animó la sobremesa desde la mesa presidencial con numerosas canciones fascistas, coreadas por todos con lágrimas en los ojos, sobre todo la “Giovinezza”, que se cantó en pie, como el “Cara al Sol”» [35]. Nel corso della predica del 18 settembre anche Tam segue la strategia dell’immediata individuazione del nemico in relazione al quale definisce le caratteristiche spirituali dei propri “fedeli”. Il nemico di Tam non è politico e sociale come quello di Tilgher, ma è ideologico e spirituale. Si tratta del «laicismo liberale e [dell’] ateismo marxista» [36]. Per opposizione le caratteristiche dei sostenitori di AS sono quelle dell’«uomo integrale che è politico, che è economico, che è religioso, che è santo, che è guerriero. Questa è la grande idea. Mussolini non poteva vivere cent’anni. La sua idea sì» [37]. Il quadro si completa. Mussolini non può più essere una guida politica in quanto spirito, ma proprio perché spirito è ancor più giuda spirituale. Quando Tam si presenta come «postulatore della causa di beatificazione di Benito Mussolini» [38], scoppiano applausi scroscianti. AS sopperisce all’inconsistenza della sua identità politica, con un’identità dalla consistenza spirituale. Il culto di Mussolini non è funzionale allo sviluppo di un’alternativa politica ma è ancora un indispensabile collante all’interno del variegato mondo dell’Estrema Destra. Il piano irrazionale che questa premessa consente a Tam di tenere diviene un efficace presupposto per veicolare affermazioni incoerenti e illogiche.

Nel commentare le pratiche politiche della democrazia parla di una sottomissione al relativismo contro la verità dell’«assoluto oggettivo»: «non esiste la verità dall’errore, è il divino 51% che in parlamento decide ciò che è vero, ciò che è sbagliato. I nostri figli rideranno» [39].

Padre Tam segue la linea concettuale di Tilgher spostandola sul piano “spirituale”. Anche per Tam vige lo stato di guerra:

«io da cappellano vi dico, pregate, perché certamente abbiamo bisogno di mettere a fuoco bene i punti sui quali poi si tratterà di lavorare nei prossimi anni. Vi esorto: coraggio fratelli, la battaglia è bella!» [40]

Nell’esplicitare il suo rapporto di continuità con i cappellani militari assegnati stabilmente alle forze armate in base alla Legge n. 417 dell’11 marzo 1926, si propone come prosecutore di «un’impostazione costantiniana» che Padre Ernesto Calducci, riferendosi all’esperienza fascista, […] ha bollato come ateismo cattolico, ovvero «forma religiosa in cui non respira né la coscienza libera né la libera parola di Dio: tutto è divorato da una retorica vuota di Vangelo e di ragione». Si tratta di una teologia che avvalora «la sfiducia nella coscienza dell’uomo, […] l’attaccamento all’istanza autoritaria, […] l’identificazione del regno di Dio ed egemonia della Chiesa» [41]

Il rapporto identitario dunque è di continuità con il passato. Alle “tre liberazioni” sostenute da Tilgher verso “un’oppressione” che dura sessant’anni si aggiunge la difesa delle radici e al riguardo Tam è certo:

«le radici ci sono, sono nel nostro programma, radici greche di filosofia, la verità oggettiva; radici romane, questa capacità del bene comune, che era propria del popolo romano, sapersi sacrificare per un bene superiore contro l’individualismo protestante liberale che invece è padre di tutti gli egoismi. Poi il bene comune è superiore al bene particolare. E per queste radici cristiane. Per cui le radici ce le abbiamo» [42].

Attraverso Tam riecheggia la retorica dell’imperialismo romano quale unico apportatore di civiltà tra popolazioni “barbare” [43].

«Dai legionari romani che sono riusciti a portare civiltà fin nell’Inghilterra, siamo gli unici, ai marinai di Lepanto, io lo ripeto, perché adesso abbiamo solamente gli islamici buoni, anche se ultimamente abbiamo visto che gli islamici sono crudeli, ammazzando anche i bambini nelle scuole. E vedrete quando saranno tanti, quando saranno forti, non sono come noi, non fate un trasfert, non trasferitegli le vostre la vostra carità cristiana, non sono come noi. L’islamico bacia la mano che non può tagliare, ma quando la può tagliare…» [44].

E ancora.

«Noi non siamo andati a vedere come sono loro oggettivamente. Arriverà l’islamico oggettivo non quello che ci sogniamo noi. Lui dice: “Io ho sentito le autorità mussulmane dire: ‘noi, con le vostre leggi democratiche, vi invadiamo e con le nostre vi domineremo’”» [45].

A conclusione del comizio, Giorgio Vaccaro chiude con un discorso di 566 battute in cui reitera un unico concetto attraverso le frasi: «Alternativa sociale esiste» [46]; «questo è un discorso concreto, esiste, già c’è»; «questo già esiste»; «è una realtà»; «è qualche cosa che già esiste»; «Alternativa sociale è già una realtà».

Vaccaro definisce il proprio intervento come: «un tipo di intervento che serve a rilassare e a sedare tutto quello che la richiesta immediata di raccogliere un frutto prima che sia maturo…» [47] e sente di dover sottolineare la necessità di «guardare alle differenze non come qualcosa che ci contrappone ma qualche cosa che ci migliora» [48]. Qual è dunque l’elemento che può fungere da minimo comune denominatore? A nostro avviso il tema dell’immigrazione, tema che può essere strumentalizzato nel modo più funzionale alle realtà locali cui AS si propone.

Nel corso del dibattito sull’immigrazione, per esempio, Padre Tam espone il suo pensiero in merito al fenomeno migratorio deprecando innanzitutto la legge Bossi-Fini che «d’un colpo ha legalizzato 700.000 immigrati» [49].

Coerente con la linea della definizione dei nemici e della loro collocazione in una struttura gerarchica, Tam traccia poi alcune significative distinzioni tra gli immigrati. Il cappellano è infatti favorevole all’arrivo in Italia solo di coloro che sono quasi italiani, come gli argentini, molti dei quali sono cattolici e discendenti da italiani emigrati. L’idea di Tam non è originale. Nel Nord-Est italiano era già stato varato nel dicembre 2001 dalla regione Veneto il “Progetto rientro” rivolto a «un primo contingente di 204 argentini di origine italiana. […]  finanziato dallo Stato e utilizzato da una grande impresa come la Zanussi-Electrolux» [50]. Si trattava di «un intervento di grande valore simbolico, visto che proprio in Sudamerica il Veneto ha esportato gran parte dei suoi emigrati» [51].

La strategia di AS che ha per oggetto il fenomeno migratorio sembra presentare gli aspetti di un’operazione di marketing politico basata sulla personalizzazione del razzismo: a ciascuno il suo stile razzista a seconda della propria limitata esperienza. E il terreno è fertile stando ad alcuni risultati dei numerosi studi [52] dedicati alle migrazioni in Europa e in Italia. Sciortino e Colombo, in uno studio sul discorso pubblico italiano relativo all’immigrazione [53] basato sull’analisi semantica dei principali settimanali e quotidiani della stampa italiana, evidenziano come sia a partire dagli anni Settanta che la stampa inizia ad affermare l’esistenza di un flusso di lavoratori stranieri e a diffondere, soprattutto dal 1975, notizie sui paesi d’origine, sull’area di insediamento e sul tipo di lavoro degli immigrati. In questo periodo pressoché inesistenti sono i riferimenti ad azioni criminali e terroristiche o ad eventuali interferenze negli affari interni del paese [54]. Con gli anni Ottanta le cose cambiano. Paesi quali l’Italia, la Spagna, il Portogallo e la Grecia, abituati a percepirsi come paesi di emigranti, diventano luoghi d’arrivo per consistenti flussi di persone alla ricerca di occupazione [55], processi rafforzati dalle politiche restrittive adottate dai paesi dell’Europa del Nord. Allo stesso tempo cambiano le dinamiche del mondo del lavoro. I mercati nazionali si “internazionalizzano” aprendosi «a nuovi attori economici e [a nuovi settori], per cui gli immigrati si collocano per lo più nel terziario, mentre fino agli anni Settanta la destinazione era la grande industria» [56].

Nel 1981 Barker annuncia, anticipando una tendenza che si produrrà anche in Italia, l’esistenza di un «Nuovo Razzismo» [57] che, sostenendo d’essere democratico e rispettoso, nega innanzitutto di essere razzismo. Quello reale, secondo le logiche del Nuovo Razzismo, esiste solo nell’Estrema Destra. Il Nuovo Razzismo non basa le proprie pratiche discriminatorie sulla attribuzione di un’inferiorità biologica alle minoranze, ma si alimenta delle «differenze» attraverso cui vengono etichette le minoranze e che spesso vengono declinate in «devianze». A dieci anni di distanza la Essed sviluppa tale concetto individuando il «Razzismo di tutti i giorni» [58] che si diffonde attraverso pratiche e discorsi quotidiani, propri del “senso comune”, come ad esempio: “io non ho niente contro gli immigrati, però…”.

Sciortino e Colombo registrano proprio negli anni Ottanta un radicale cambiamento nelle relazioni pubbliche con l’immigrazione, secondo loro attribuibile al fatto che quest’ultima diviene oggetto di controversie politiche, iniziative legislative, riflessioni accademiche e conflitti sociali. A partire dalla seconda metà degli anni Ottanta, l’immigrazione acquista una cruciale importanza per l’intera vita sociale del paese e alla fine del decennio il consenso relativo alla definizione del tema è rotto e le posizioni  antirazziste, assunte negli anni precedenti dalla maggioranza dei quotidiani, tendono ad indebolirsi considerevolmente [59].

È con il 1989 che gli italiani iniziano a percepire i lavoratori stranieri come una minaccia.

La rottura dell’ordine bipolare, infatti, concorre in maniera notevole al cambiamento nei flussi migratori e, pur influendo sulla totalità degli stati europei, comporta particolari effetti per l’Italia in relazione, soprattutto, alla sua collocazione geografica. Particolarmente significativo è l’attracco al porto di Bari del piroscafo albanese Vlora, l’8 agosto 1991, che trasporta profughi scappati al crollo del regime comunista albanese. Nel 1991, in Italia, scatta l’«emergenza immigrati» e si innesca, in ambienti diversi, l’associazione «immigrati/invasori». L’immigrazione diviene una priorità politica, visto che non è più possibile considerarla un fenomeno transitorio. Nel primo «Dossier statistico» della Caritas [60] del 1991 risultano regolarmente residenti 781.000 stranieri, mentre si stima un numero complessivo di stranieri pari a 1.144.000. Trattandosi di un aspetto strutturale del sistema italiano, inizia a ricevere sostanziali risorse finanziarie e comunicative. È di questi anni l’uso del termine «extracomunitario» e il codificarsi di aggettivi come «clandestino» e «irregolare» a ciò che di per sé avrebbe già un valore aggettivale quale il participio passato «immigrato». La differenza tra straniero e immigrato inizia ad esse codificata e intensamente rinforzata [61]. Sciortino e Colombo parlano di creazione di una nozione totalizzante di immigrazione, sempre più politicizzata e tematizzata all’interno di aree percepite come conflittuali [62]. Basti pensare che ancor prima di queste date si era consolidato l’uso del termine «immigrato» anziché il più appropriato «immigrante», un participio passato che connota nel tempo senza soluzioni di continuità il soggetto a cui si rivolge e che, nel tempo, lo sostituisce, contro un participio presente che esplicita realisticamente la natura transitoria di un’azione puntuale e non quotidiana. La percezione diffusa del fenomeno migratorio, nel corso degli anni, si connota in termini sempre più razzistici allineandosi ai toni del discorso pubblico. Vari studi [63] di natura sociologica, linguistica e psicologica, dall’inizio degli anni Novanta hanno affrontato l’intricata questione degli effetti delle rappresentazioni del fenomeno migratorio mediate dai mezzi di comunicazione di massa, quali stampa e televisione. Al di là della peculiarità delle singole ricerche condotte in diversi paesi europei, si può dire che è generalmente condivisa l’idea che i messaggi mediati dai mezzi di comunicazione abbiano forti influenze sulla percezione sociale del fenomeno migratorio [64], che attualmente è vissuto come una minaccia nei paesi d’ingresso europei, da quelli tradizionali come Gran Bretagna e Francia a quelli recenti come Italia e Spagna. La ricerca di Sciortino e Colombo dimostra che negli anni Novanta, le notizie riguardanti la partecipazione degli stranieri al mercato del lavoro e ancor più in generale all’economia italiana, praticamente non compaiono. Negli anni Novanta questa categoria rappresenta meno del 3% delle notizie sugli immigrati pubblicate nel decennio, il minimo storico dal 1969 [65].

Gli immigrati sono i protagonisti delle pagine di cronaca nera, dove viene reiterato il legame tra immigrazione e violenza, e delle pagine di politica nazionale, dove viene reiterato il legame tra immigrazione e invasione.

Che, come autoctoni non si abbia affatto le idee chiare sul fenomeno migratorio lo dimostrano i risultati del progetto Etnequal Social Communication pubblicati nel settembre 2003. I sondaggi sono stati condotti su un campione di cittadini romani, per il 20% dei quali (la maggioranza relativa), gli immigrati costituiscono tra il 16 e il 20% della popolazione romana, mentre per un terzo del campione (oltre il 30%) superano il 20%. «La sensazione generale è chiara: oltre l’80% degli intervistati – quattro persone su cinque – sovradimensiona la presenza di immigrati nella città. Sindrome da accerchiamento, come la si è sempre definita, e come è purtroppo inevitabile continuare a definirla: più immigrati; più clandestini; più criminalità» [66].

A Londra gli esperti parlano di «panico morale». L’ICAR, ovvero l’Information Centre about asylum and refugees in the UK, nel rapporto conclusivo della ricerca pilota «Media Image, Community Impact», commissionata dal Mayor di Londra ed edita nell’aprile 2004, premette che siccome il fenomeno migratorio delle persone è la caratteristica fondamentale del mercato libero, è possibile, per gli immigranti, essere incolpati delle più ampie incertezze e problemi associati ai cambiamenti economici [67]. I fattori politici combinati alla crisi generale relativa all’immigrazione produce un «panico morale» che «può essere definito come una fase critica nelle comunicazioni politiche dove l’attenzione è focalizzata su un problema ritenuto “fuori portata” che richiede un’urgente azione. In una situazione di “panico morale” ampie parti dello stato, i giudici e i media combinano il ritratto di una situazione incontrollabile nella quale un’accumulazione di rappresentazioni promuove la richiesta di severe ed eccezionali misure. Casi eccezionali sono costantemente usati per rinforzare stereotipi negativi» [68].

Quindi non solo i mass media, ma anche i politici sono determinanti nel diffondere formae mentis razziste, come nel caso di Mantovano che, al momento del varo della legge Bossi-Fini, non solo sosteneva l’opportunità di rilevare le impronte digitali a ogni extracomunitario richiedente il permesso di soggiorno, ma ne sottolineava la valenza razzista ipotizzando, una volta approvata la legge, lo studio di intese bilaterali con alcuni paesi occidentali «per non danneggiare gli stranieri socialmente poco pericolosi» [69].

La xenofobia confermata dal discorso pubblico può poi deviare in azioni criminali.

Così leggiamo nel «5° Rapporto sulla violenza contro gli stranieri in Italia» redatto dal Centro ricerche Studi culturali nel dicembre 2003 che «il 2001 ha visto una percentuale di violenze a sfondo razzista del 32,9%, mentre nel 2002 il valore si è attestato sul 34,8%. […] Rispetto agli anni precedenti, continua a decrescere la  tipologia  di aggressione gruppo  contro  gruppo, sebbene con un dato percentuale sostanzialmente stabile, che conferma quanto rilevavamo nel Rapporto del 2001: il fenomeno,  seppure  in  calo,  resta  un’emergenza  sociale di tipo sistemico (ovvero non congiunturale)» [70]. Quanto finora esposto ci aiuta a comprendere quanto poco si sappia del fenomeno migratorio e come tale disinformazione possa essere facilmente strumentalizzata a fini politici. In questo quadro si inserisce l’azione di AS le cui sfaccettate posizioni in merito all’immigrazione possono essere fraintese se proposte in assenza del suo complessivo quadro ideologico.

Prima di scrivere questo pezzo, abbiamo fatto una prova. Abbiamo letto a più persone la frase scelta come titolo: «non ci saranno estranei alla porta accanto». È stata condivisa dalla totalità dei nostri interlocutori e quando abbiamo chiesto: «perché?», si sono stupiti formulando commenti di questo tenore: «come perché? Non parla di fratellanza?». Allora abbiamo preso il testo di Fiore e Adinolfi e abbiamo letto le tre frasi precedenti e le tre successive.

«Tutto il nostro mondo era Amore: Amore per i Fratelli, per la causa, per la nostra Terra per la quale abbiamo fatto dei figli migliori, e per i nostri figli per cui avremmo creato una Terra migliore, un migliore destino. E amore per le nostre donne, le madri di un’umanità migliore e compagne di una lotta dura e faticosa, difficile e viva. Amore per la famiglia, per la nostra gente, per una comunità a venire dove “non ci saranno estranei alla porta accanto”. L’entusiasmo può esaurirsi come la gioventù o una miniera d’oro, ma l’Amore? L’Amore no. Non quello vero» [71].

Tutti, chi più e chi meno romantico, si sono fatti trascinare da questo amore imperituro, “l’unico vero”. Abbiamo dovuto raccontare la storia di “Terza Posizione” perché capissero cosa potrebbe “anche” significare “non avere estranei alla porta accanto”.

Dato il razzismo latente nella nostra quotidianità, riteniamo che la specificità del razzismo di AS non sia nelle sue forme, ma nelle sue ragioni. Ricordiamoci che gli AS sono “santi italiani traditi” e nell’affascinante rapporto tra realtà e menzogna, a nostro avviso, il “tradimento subito” è l’unico stato della menzogna che permette di ribaltare la realtà senza percepirsi o essere percepiti dei menzogneri. Il “tradimento subito” di AS non è quel «luogo esatto della menzogna» in cui è un morfema, un sì o un no a falsare la realtà [72], ma piuttosto il filo rosso della “vera storia di un popolo in cammino”. AS si inserisce con le sue narrazioni anche tra quelle forme di neopopulismo che Francesco Germinario fa discendere dalle idee contro lo Stato, le società multietniche e il mercato sviluppate da Alain de Benoist [73] e assunte da leader come Haider o Le Pen, con il quale ricordiamo Tilgher ha forti legami. Il razzismo di AS mostra i tratti del «Nuovo Razzismo», ma viene sviluppato all’interno di un’ottica politica che lo assorbe. Si tratta del «comunitarismo differenzialista» spiega Germinario, un modello politico che ricorda le idee dei collaborazionisti bretoni di Vichy, vale a dire «un Reich europeo plurale, gerarchico e differenzialista». AS dunque si inserisce a pieno titolo nel neopopulismo europeo, quello delle destre metapolitiche che si pongono oltre la distinzione destra/sinistra, in quanto “alternative” a un sistema più ampio, quello globale.

Note

[*] Il termine è tratto dal programma politico per le elezioni europee 2004 presente alla pagina «Programma politico» del sito internet della “Lista Alessandra Mussolini – Libertà d’azione” , url: http://www.libertadiazione.net/, rilevato il 10 ottobre 2004.

[1] Sull’Estrema destra esiste una vastissima letteratura di cui segnaliamo solo alcune delle pubblicazioni che hanno trattato il fenomeno nel corso dell’ultimo decennio: P. Ignazi, L’estrema destra in Europa, Bologna, Il Mulino, 1994; R. Chiarini, Destra italiana dall’unità d’Italia ad Alleanza Nazionale, Marsilio, Venezia, 1995;  M. Revelli, Le due destre. Le derive politiche del postfordismo, Torino, Bollati Boringhieri, 1996;  M. Coglitore, L'identità assente, Calusca edizioni, Padova 1997; W. I. Holzer, La destra estrema. Profili, caratteristiche, interpretazioni,  Trieste 1999; A. Roversi, Giovani di destra e giovani di estrema destra, in «Rassegna Italiana di Sociologia», n. 4, 1999; F. Germinarlo, L’altra memoria. L’Estrema destra, Salò e la Resistenza, Torino, Bollati Boringhieri, 1999; P. Ignazi, Le Destre postindustriali, in «Il Mulino. Rivista bimestrale di cultura e di politica», 2000, pp. 149-159; U. M. Tassinari, Fascisteria. I protagonisti, i movimenti e i misteri dell’eversione nera in Italia (1965-2000), Roma, Castelvecchi, 2001; G. Caldiron, La destra plurale. Dalla preferenza nazionale alla tolleranza zero, Bologna, Manifestolibri, 2001.

[2] Le ricerche sulla presenza dell’Estrema Destra in Internet sono, in Italia, al loro inizio e si limitano a riprodurre fotografie dell’esistente al momento della ricognizione mentre sarebbe fondamentale impostare l’analisi nei termini di un’archiviazione sistematica dei siti monitorati in momenti diversi. La necessità di un simile approccio è dovuta alla volatilità delle informazioni in Internet, che non solo possono scomparire da un momento all’altro anche per la semplice rottura di un link, ma che hanno la caratteristica di poter cambiare forma, senza lasciare traccia della precedente se non nell’hard disk del webmaster. Cfr. E. Cavina, Le “pagine nere”: informazione e comunicazione nel mondo unificato dal web, in Le Nuove Destre. Movimenti radicali in Europa, Ravenna, Moderna, 2002, atti del convegno di studi tenutosi a Ravenna il 17 novembre 2001 con allegata versione digitale su cd-rom, contenete un estratto dell’archivio digitale dei siti dell’Estrema Destra analizzati da Enrica Cavina; I siti della vergogna. Dossier Fiap sulle nuove destre europee in Internet, in «Lettera ai Compagni», dicembre 2002; A. Criscione, Fascismo virtuale. La storia della Rsi nei siti web della destra radicale, in «Zapruder. Storie in movimento. Rivista di storia della conflittualità sociale», settembre-dicembre 2003.

[3] Rifondata da Fiore in Gran Bretagna col nome di “Third Position” (TP) dopo la sua fuga dall’Italia per non rispondere del reato di associazione sovversiva nell’ambito dell’inchiesta svolta sulla strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980.

[4] Per maggiori dettagli sull’origine di FN e sul suo programma politico rinviamo a Enrica Cavina, Forza Nuova, ma la storia si ripete, in «Critica e conflitto», novembre e dicembre 2001.

[5] Intervista ad Alessandra Mussolini del 9 settembre 2004, url: http://www.aseuropa.it, rilevato il 10 ottobre 2004.

[6] Ibidem.

[7] Ibidem.

[8] Ibidem.

[9] Ibidem.

[10] Alternativa Sociale in festa,  in «Alicenonlosa. Settimanale on-line di Parma e provincia», 14 settembre 2004.

[11] Volantino del Circolo di Libertà d’Azione di Budrio “Vecchi Giannino”, della Federazione di Bologna di Forza Nuova, della Federazione di Bologna del Fronte Nazionale, raccolto personalmente all’incontro di Noceto del 20 settembre 2004.

[12] Sito di AS,  home page, sezione «Notizie e appuntamenti», url: http://www.aseuropa.it/, rilevato il 26 ottobre 2004.

[13] Sito di AS,  url: http://www.aseuropa.it/,  rilevato il 10 ottobre 2004.

[14] Comunicato stampa della Federazione aretina di FSN del 6 maggio 2004, url: http://www.gerarchia.it/
comstamp.htm
.

[15] Ibidem.

[16] Comunicato stampa dell’“Unione Nazionale Combattenti della Repubblica Sociale Italiana” e dal “Movimento Continuità Ideale Federazione di Arezzo” del 16 aprile 2003, url: http://www.gerarchia.it/
comstamp.htm
.

[17] Messaggio di Galeazzo2, replicato il 22 ottobre 2001 alle 13:44:49, in Mussolini Home Page Forum, url: http://www.mussolini-benito.com/public/,  conservato off-line in versione cartacea e digitale da Enrica Cavina.

[18] Sito di FN,  home page, url: http://www.forzanuova.org, rilevato il 24 settembre 2004.

[19] Genitori del quotidiano e genitori estivi, in «Il Tirreno», 27 agosto 2002.

[20] Sito di Alice non lo sa, url: http://www.alicenonlosa.it, rilevato il 14 settembre 2004.

[21] Prima festa di AS, intervento di Adriano Tilgher. Il testo proviene dalla sbobinatura della registrazione dell’intero comizio e del dibattito tenuto da Tilgher, Padre Tam e Giorgio Vaccaro, il 18 settembre 2004 a Noceto in provincia di Parma, durante la prima festa con cena di AS. Le registrazioni sono conservate da Enrica Cavina.

[22] Prima festa di AS, intervento di Adriano Tilgher, cit..

[23] Prima festa di AS, intervento di Padre Tam.

[24] Prima festa di AS, intervento di Adriano Tilgher, cit..

[25] Cicerone, La retorica a Gaio Erennio, (a cura di) F. Cancelli, Milano, mondatori, 1992, p. 5.

[26] Prima festa di AS, intervento di Adriano Tilgher, cit..

[27] Ibidem.

[28] Ibidem.

[29] Ibidem.

[30] Ibidem.

[31] «Documentazione sulla Rivoluzione nella Chiesa», n. 316 del 9 marzo 2001, p. 1.

[32] Ivi, p. 7.

[33] Intervista di Padre Tam rilasciata ad Andrea Marsiletti e pubblicata l’11 maggio 2004 su “Dillo ad Alice”, url: http://www.dilloadalice.it.

[34] Ibidem.

[35] Url: http://www.sereismistestigos.com

[36] Prima festa di AS, intervento di Padre Tam, cit..

[37] Ibidem.

[38] Ibidem.

[39] Ibidem.

[40] Ibidem.

[41] M. Franzianelli (a cura di), Il volto religioso della guerra. Santini e immaginette per i soldati, Faenza, Edit,  2003, p. 52.

[42] Ibidem.

[43] Cfr. I. Di Jorio, Nel giardino imperiale. Interiorizzazione e disumanizzazione dell’altro nella stampa fascista (1935-1939), in «Storia e problemi contemporanei», 2001.

[44] Prima festa di AS, intervento di Padre Tam, cit..

[45] Ibidem.

[46] Prima festa di AS, intervento di Giorgio Vaccaro.

[47] Ibidem.

[48] Ibidem.

[49] Prima festa di AS, intervento di Padre Tam, cit..

[50] C. Giustiniani, Fratellastri d’Italia, Bari, Editori Laterza, 2003, pp. 74-75.

[51] Ibidem.

[52] A titolo di riferimento, cfr. E. Pugliese, M.I. Maciotti, Gli Immigrati in Italia, Bari, Laterza, 1991; M. delle Donne, U. Melotti, S. Petrilli, Immigrazione in Europa, Roma Cediss, 1993; C. Bonifazi, L’immigrazione straniera in Italia, Bologna, Il Mulino, 1998; V. Cotesta, Sociologia dei conflitti etnici, Bari, Laterza, 1999; A. Golini, I movimenti di popolazione nel mondo contemporaneo. Dossier presentato al convegno internazionale “Migrazioni. Scenari per il XXI secolo”, organizzato a Roma dal 12 al 14 luglio 2000 dall’Agenzia romana per la preparazione del Giubileo; XI Dossier Statistico Immigrazione, 2001, a cura della Caritas; E. Pugliese, L’Italia tra migrazioni internazionali e migrazioni interne, Bologna, Il Mulino, 2002.

[53] G. Sciortino, A. Colombo, The flows and the flood: the public discourse on immigration in Italy, 1969–2001, in « Journal of Modern Italian Studies» 9(1) 2004, pp. 94–113,  http://www.tandf.co.uk/journals.

[54] Ivi, p. 98.

[55] S. Ognibene, Le parole dell’immigrazione. Studio semantico delle cronache politiche pubblicate sui maggiori quotidiani italiani durante la discussione della legge “Bossi – Fini”, tesi di laurea in Linguistica Italiana Moderna e Contemporanea, relatore prof. Massimo Fanfani, Università degli Studi di Firenze, p. 5.

[56] E. Pugliese, M. I. Maciotti, Gli Immigrati in Italia, cit., p. 56

[57] Cfr. M. Barker, The New Racism, London, Junction Books, 1981.

[58] P. Essed, Understanding Everyday Rasism, Newbury Park, California Sage, 1991

[59] G. Sciortino, A. Colombo, The flows and the flood: the public discourse on immigration in Italy, 1969–2001, cit., pp. 101-102.

[60] Caritas (a cura di), I Dossier Statistico Immigrati in Italia e nel Lazio, 2000.

[61] G. Sciortino, A. Colombo, The flows and the flood: the public discourse on immigration in Italy, 1969–2001, cit., pp. 102-103.

[62] Ivi, p. 107

[63] Per l’Italia cfr. C. Marletti si veda Mass Media e razzismo in Italia, in Democrazia e diritti, XXIX, n°6, 1989; V. Cotesta, Comunicazione e immigrazione in Italia, in Relazioni etniche: stereotipi, pregiudizi, fenomeno immigratorio e esclusione sociale, a cura di M. Delle Donne, Roma, EDIUP, 1998; V. Cotesta, Mass media, conflitti etnici e immigrazione in «Studi Emigrazione», XXXVI n ° 135; La semantica della differenza etnica. Globalizzazione e immagini dell’altro nei media italiani, 1999; M. Maneri, Lo straniero consensuale. La devianza degli immigrati come circolarità di pratiche e discorsi in A. Dal Lago (a cura di), Lo straniero e il nemico. Materiali per l’etnografia contemporanea, Genova, Costa & Nolan, 1998. In generale cfr. il sito “Mass Media e Immigrazione” in url: http://www.cestim.it.

[64] I. Marino, Analisi semiotica del discorso sull’altro. Come lo straniero viene rappresentato sulla stampa, tesina di ricerca per Sociologia della Cultura, Libera Università di Lingue e Comunicazione; M. A. García, Immigrazione, xenofobia focalizzata,movimenti di vicini e mass media (1997); Cittadini insicuri nell’Italia multietnica, a cura del Censis, 1999; M. Barbagli, Immigrazione e criminalità in Italia, Bologna, Il Mulino, 1998; M. Barbagli, Immigrazione e reati in Italia, Bologna, Il Mulino, 2002; in url:  http://www.cestim.it T. A. Van Dijk, The mass media today: discourse of domination or deiversity?  e  T. A. Van Dijk, New(s) racismo: a discourse analytical approach; T. A. Van Dijk, Elite Discourse and Racism, Newbury Park. CA, Sage, 1993.

[65] G. Sciortino, A. Colombo, The flows and the flood: the public discourse on immigration in Italy, 1969–2001, cit., pp. 108.

[66] Extraxommunication. Monitor su informazione e immigrazione,  progetto Etnequal Social Communication, settembre 2003, p. 5.

[67] ICAR,  Media Image, Community Impact. Assessing the impact of media and political images of refugees and asylum seekers on community relations in London, London, King’s College, aprile 2004, p. 9

[68] Ivi, pp. 9-10.

[69] Mantovano: “impronte per tutti gli extracomunitari. Occidentali forse esentati dopo un accordo con il loro paese”, in «La Stampa», 1 giugno 2002

[70] Questione di pelle La rappresentazione giornalistica dell’intolleranza. 5° Rapporto sulla violenza contro gli stranieri in Italia, Centro ricerche Studi culturali, dicembre 2003. Direzione della ricerca: Prof. Michele Sorice, Prof. Luigi Manconi,  Prof. Alberto Abruzzese, Coordinamento: Dr. Emiliana De Blasio, in collaborazione con A  Buon Diritto. Associazione per le libertà e Save The Children Italia, p. 4.

[71] G. Adinolfi, R. Fiore, Noi Terza Posizione, cit., p. 155.

[72] H. Weinrich,  Metafora e menzogna, Bologna, Il Mulino, 1976, p. 170. Nelle pagine precedenti Weinrich prende in considerazione le «menzogne peggiori» che la storia conosca: quelle di Hitler. Weinrich sostiene che non è sufficiente mostrare come le proposizioni del discorso pubblico di Hitler con cui rassicurò Chamberlain il 26 settembre 1938 sulle intenzioni pacifiche del popolo tedesco fossero inconciliabili con quelle della riunione segreta del 30 maggio in cui fu presa la decisione di abbattere la Cecoslovacchia. «Bisogna anzi osservare che il discorso di Hitler non fu pronunciato in un mattino politico vuoto; si trattava di un discorso per uomini in Germania e fuori, che ascoltavano nell’ansia, nel timore». I suoi interlocutori erano preinformati sui «problemi territoriali» e si chiedevano : guerra, si o no?

[73] Cfr. F. Germinarlo, La destra degli dei: Alain de Benoist e la cultura politica della Nouvelle droite, Torino, Bollati Boringhieri, 2002.