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Stefan Bauer, “The Invention of Papal History”

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Stefan Bauer, “The Invention of Papal History. Onofrio Panvinio between Renaissance and Catholic Reform”, Oxford, Oxford University Press, 2020, 288 pp.

Il 28 novembre 2020 non poca stampa quotidiana dava spazio a commenti sul concistoro celebrato in quella data nella Basilica Vaticana da papa Francesco – il settimo del suo pontificato –, in occasione del quale venivano elevati alla porpora tredici nuovi cardinali. In uno di questi articoli, pubblicato in “la Repubblica” (pp. 20-21), l’autore Miguel Gotor (in base al settore scientifico-disciplinare storico dell’età moderna, ma anche della nostra età contemporanea) evidenziava il nesso tra la scelta dei cardinali e il futuro conclave che eleggerà il successore di Bergoglio fin da titolo e sottotitolo, accattivanti e indubbiamente centrati: Porpora e popolo. La carica dei 101 cardinali del Papa, il titolo; Con il Concistoro di oggi Francesco nomina tredici nuovi principi della Chiesa. E aggiunge un tassello al futuro Conclave…, parte del sottotitolo. Nella introduzione agli argomenti sulla peculiarità delle scelte effettuate dal papa nei precedenti sei concistori e in questo ultimo, Gotor ricordava brevemente come il tema del rapporto tra nomine dei cardinali e conclavi costituisse oggetto di trattati da qualche secolo, rappresentando «un genere editoriale antico e sempre in auge».

Onofrio Panvinio (1530-1569), cui è dedicato il denso e profondamente documentato libro di Stefan Bauer, fu sostanzialmente il primo a redigere un elenco dei conclavi da san Pietro a Paolo IV e dei cardinali che vi parteciparono, e quindi a pubblicarlo nel 1557 (Epitome pontificum Romanorum a Sancto Petro usque ad Paulum IV, gestorum videlicet electionisque singulorum et conclavium compendiaria narratio; cardinalium item nomina, dignitatum tituli, insignia legationes, patria et obitus, Venetiis, Impensis Jacobi Stradae Mantuani, 1557). Non si limitò solo a questo, peraltro, l’opera di Panvinio. Prima e dopo di allora scrisse opere fondamentali per comprendere ancora oggi la storia della Chiesa cattolica nell’epoca in cui si doveva già necessariamente confrontare con la Chiesa luterana e con la sua storiografia, cioè con le note Centurie di Magdeburgo, pubblicate a partire dal 1559. Per diversi motivi, però, il nome di Panvinio e la sua opera non sono stati fino ad ora così noti come quelli di altri, tra i quali soprattutto Cesare Baronio, l’autore degli Annales ecclesiastici (1588–1607).

Il perché di questo oblio è, appunto, molto ben chiarito da Bauer nella sua monografia. Si tratta del frutto di una vasta indagine, che offre al contempo una ricostruzione della biografia e del lavoro di Panvinio, una erudita prestazione di storia della storiografia, una criticamente attrezzata ricerca di storia culturale del secondo Cinquecento europeo, una attenta analisi di storia della censura, una acuta osservazione di diverse – a volte contrastanti – concezioni della riforma della Chiesa romana attraverso lo specchio delle storie che se ne andavano scrivendo.

Nell’impossibilità di riportare la ricchezza di informazioni e di riflessioni che si intrecciano nei quattro capitoli del libro, oltre che nell’introduzione e nell’epilogo, l’attuale lettrice presenta solo alcuni elementi che possono dar conto della biografia intellettuale di Panvinio e della rilevanza della sua opera nel clima culturale e religioso del tempo.

Il primo scritto di Onofrio Panvinio, appartenente all’ordine degli Agostiniani, fu una cronaca del suo ordine (1551). Prima di allora i suoi interessi si erano incentrati sulla cronologia e sull’antiquaria romana, alle quali il suo protettore cardinale Marcello Cervini – poi papa Marcello II per sole tre settimane nell’aprile 1555 – lo incoraggiò ad aggiungere la storia ecclesiastica. Tale campo di studi fu affiancato inizialmente da ricerche genealogiche su importanti famiglie romane. Un periodo di decisiva importanza nella vita di Panvinio fu legato al suo successivo protettore, il cardinale Alessandro Farnese, anche nelle vicende che sotto papa Paolo IV costrinsero Farnese all’esilio da Roma e a muoversi tra Parma e Venezia negli anni 1557-1559. Panvinio seguì il cardinal Farnese, riuscendo in quegli anni a continuare le sue ricerche sulle antiche magistrature romane, sulla antica Roma repubblicana e sugli imperatori romani.

Un anno di svolta tanto nella ricerca quanto nella vita di Panvinio fu il 1559. Tra luglio e agosto poteva visitare alcune biblioteche tedesche grazie al permesso dell’imperatore Ferdinando I, al quale era stato raccomandato dal cardinal Farnese. La morte di papa Paolo IV riportò Panvinio a Roma per assistere al conclave che ne avrebbe eletto il successore, come aveva promesso al cardinal Farnese. Da allora, dal 12 settembre 1559, Panvinio non si sarebbe mai più mosso da Roma. Il successore di Paolo IV, Pio IV, eletto dopo uno dei più lunghi conclavi nella storia del papato, favorì gli studi di Panvinio forse proprio per la sua partecipazione al conclave e la descrizione che ne aveva fatto, come parte del lavoro in corso sulla storia delle elezioni papali. Nel 1565, anno finale del pontificato di Pio IV, Panvinio fu nominato correttore e revisore dei manoscritti nella Biblioteca Vaticana.

Dal 1562 le sue relazioni con la Germania si erano considerevolmente intensificate grazie anche alla protezione di Hans Jakob Fugger, la cui passione per libri, manoscritti e patronage artistico-culturale prevaleva notoriamente sulla sua attività di mercante. Da Fugger Panvinio ricevette i volumi dal VII al XII delle Centurie di Magdeburgo, dopo avere già ricevuto dal cardinale Rodolfo Pio da Carpi quelli dal I al VI. Refutare quella storia della Chiesa da parte cattolico romana fu un progetto nel quale anche Panvinio fu coinvolto, essendo chiamato a far parte della commissione allo scopo istituita dal Sant’Ufficio nell’agosto 1565, qualche mese prima della morte di Pio IV.

L’opera cui Panvinio lavorò in quella direzione, una sua Historia ecclesiastica concepita come storia del papato attraverso la storia delle elezioni papali non vide però la luce lui vivo, e fu ripetutamente censurata dopo la sua morte, avvenuta nell’aprile del 1568. Quali i motivi? In sostanza, per Panvinio la storia delle elezioni papali mostrava una serie di continui mutamenti, mentre i teologi cattolici controvertisti sostenevano che dogma, liturgia, pietà e istituzioni che avevano caratterizzato la Chiesa delle origini non erano mai stati modificati nel corso del tempo. Questo tipo di argomentazione era l’unico, per loro, che potesse controbattere le Centurie di Magdeburgo. E la tesi della continuità fu quella su cui insistettero gli Annales ecclesiatici di Cesare Baronio, composti a partire dagli anni Settanta del secolo. Si trattava di due diverse concezioni della riforma della Chiesa che producevano due diverse narrazioni della storia della Chiesa.

Papa Pio V, inizialmente favorevole a Panvinio, fin dall’inizio del 1569 impedì di fatto la stampa della sua opera. Le diverse letture censorie cui fu sottoposta fecero sì che la storia di Panvinio fosse sacrificata a favore della storia di Baronio. E per giustificare e legittimare quel sacrificio fu anche ‘inventato’ un sogno premonitore di Baronio, retrodatato alla fine degli anni Cinquanta del Cinquecento, di cui Stefan Bauer dà conto nel quarto capitolo (Church History, Censorship, and Confessionalization, pp. 178-181), riproducendo anche una immagine estremamente significativa.

Baronio pretendeva di credere di essere ispirato a scrivere per missione divina la vera storia della Chiesa, i suoi Annales ecclesiatici, pubblicati in dodici volumi tra il 1588 e il 1607. In base a un suo stesso racconto, aveva conversato con Panvinio in sogno, sollecitandolo a concludere la sua storia della Chiesa. Improvvisamente, però, aveva sentito una voce che gli diceva che avrebbe dovuto essere lui stesso a intraprendere quel compito. Quella voce era stata quella di Filippo Neri, in base a quello che lo stesso Baronio testimoniò nel 1607, nel corso del processo di canonizzazione di Neri, a dimostrazione dei poteri profetici del fondatore dell’ordine degli Oratoriani.

Anche la ripresa di questo sogno legittimatore fa parte del modo in cui la monografia di Stefan Bauer apre le porte al laboratorio di Panvinio (p. 212) e, più in generale al laboratorio della storiografia ecclesiastica cattolica in un periodo pieno di contraddizioni, che Bauer offre facendo interagire tre storie: quella di Panvinio e delle sue fortune/sfortune personali; quella dell’invenzione di una storia del papato basata sull’uso critico delle fonti; quella della confessionalizzazione e dogmatizzazione della storia della Chiesa.