Storicamente. Laboratorio di storia

Dossier

La corte dei papi e l’Oriente nel tardo medioevo. Parole introduttive

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Abstract

The introduction briefly outlines the research project from which the dossier emerged and presents the collection devoted to the cultural and diplomatic relations between the papacy and the East in the fourteenth and fifteenth centuries, which the essays examine by bringing together historical, art-historical and philological perspectives.

L’introduzione delinea brevemente il progetto di ricerca nell’ambito del quale ha preso forma il dossier e presenta la raccolta dedicata alle relazioni culturali e diplomatiche tra il papato e l’Oriente nel XIV e XV secolo, che i saggi indagano integrando prospettive storiche, storico-artistiche e filologiche.

Questo dossier raccoglie i contributi presentati in occasione di un workshop internazionale svoltosi a Bologna il 12 e 13 giugno 2025 nell’ambito di un progetto biennale dedicato allo studio delle connessioni diplomatiche, culturali e artistiche tra i territori di dominazione angioina, il papato e l’Oriente nel tardo medioevo [1]. Riunendo intorno a questi temi le unità di ricerca di quattro Università (Napoli L’Orientale, Chieti, Roma La Sapienza e Bologna), il progetto si è caratterizzato per una forte vocazione interdisciplinare: ha infatti coinvolto specialisti dell’Asia e dell’Occidente, con l’intento di integrare e mettere a confronto diverse competenze e prospettive di ricerca relative a contesti europei e vicino-orientali, attraverso l’analisi di un’ampia varietà di fonti iconografiche e materiali e di fonti testuali redatte in lingue orientali (persiano, arabo, georgiano) e occidentali (latino, lingue romanze). Intersecando percorsi di indagine che vengono solitamente approfonditi in maniera separata dall’interno dei singoli ambiti disciplinari, il gruppo ha così tentato di ricomporre, mediante ricerche individuali e collaborative, l’articolazione di questa complessa realtà, osservata soprattutto sul piano delle relazioni culturali e artistiche e della circolazione di notizie, elementi decorativi e modelli di rappresentazione. I risultati del progetto sono stati presentati anche attraverso un sito web (https://apeprin.unior.it/) che, oltre a consentire ampia diffusione alle pubblicazioni legate al progetto e alle manifestazioni organizzate dalle diverse unità, ha permesso di pubblicare alcuni prodotti in open access. Tra questi, in particolare, un database di opere selezionate per l’interesse storico-filologico dei testi rispetto ai temi del progetto, curato in collaborazione dalle unità di Bologna, Napoli e Roma; un’edizione critica digitale interattiva del primo libro della versione aragonese dell’opera di Het‘um da Korykos [2]; la mostra virtuale Images of the East in Illuminated Manuscripts of Paolino Veneto, Marin Sanudo and Opicino de Canistris, incentrata sui codici illustrati delle opere di questi tre autori [3].

L’incontro bolognese “The papal court and the East: Information, debates, images (14th-15th centuries)” – organizzato dalle unità di ricerca dell’Università di Roma La Sapienza (coordinata da Francesca Manzari) e dell’Università di Bologna (coordinata da Irene Bueno) – ha collocato al centro dell’indagine la corte dei papi, un polo di cruciale importanza nella formazione di conoscenze in materia d’Oriente nel periodo compreso tra il trasferimento della curia ad Avignone e la ricomposizione dello Scisma d’Occidente. I contributi qui raccolti indagano così la circolazione di scritti, immagini, oggetti e informazioni sulle regioni e sui popoli del Lontano, ma soprattutto del Vicino Oriente presso la corte pontificia e gli ambienti a essa prossimi. A partire da prospettive e metodologie di ricerca di ambito storico, storico-artistico e filologico, le autrici e gli autori si interrogano sull’impulso variamente conferito da fonti documentarie, narrative e iconografiche all’elaborazione di dispositivi di rappresentazione, strategie politico-militari, o modelli stilistici tesi a soddisfare un crescente interesse per i mondi orientali.

Speciale attenzione è dedicata alla corte avignonese, considerata come un vettore di primo piano delle politiche orientali trecentesche: il dossier analizza gli importanti stimoli offerti in tale contesto alle discussioni sulla crociata, ai viaggi, all’apostolato missionario, alla difesa di importanti avamposti strategici nel Mediterraneo orientale come i regni di Cipro e di Armenia, o ancora alla ricerca dell’unione delle Chiese e della conformità religiosa dei cristiani d’Oriente [4]. La storiografia non ha mancato di approfondire come il trasferimento della curia papale nella cittadella provenzale avesse inaugurato una fase di straordinario rilievo non solo nell’evoluzione istituzionale e amministrativa del governo pontificio (Guillemain 1962; Aux origines 1990; Jamme, Poncet 2005, 2007), ma anche nella promozione delle arti e della cultura alta (Hamesse 2006; Brilli, Fenelli, Wolf 2015). Ricerche importanti sono state dedicate alla promozione della riflessione teologica (Boureau 2004; Piron 2012; Anheim 2014), all’arricchimento della biblioteca dei papi (Jullien de Pommerol, Monfrin 1991), alla produzione manoscritta e artistica e alla circolazione di committenti, artefici e opere (Castelnuovo 1962 [1991]; Tomei 1996; Manzari 2006, 2014, 2015, 2022). L’intreccio tra la ricerca di una nuova affermazione dell’autorità pontificia nella nuova sede provenzale e la fioritura delle arti e delle pratiche culturali venne immancabilmente a riflettersi anche nel nuovo impulso conferito, soprattutto nella prima metà del XIV secolo, alla raccolta di notizie sui mondi orientali. Nel complesso, la varietà e la ricchezza delle testimonianze a noi pervenute, valorizzate in tempi recenti da nuovi lavori di edizione e traduzione, contribuì a fare di Avignone la nuova Roma universale, una vera e propria “porte pour l’Orient” [5]: si delinea così un cantiere di ricerca particolarmente fecondo nel quale tentare di ricostruire le modalità con cui le terre d’oltremare, che le crociate e le conquiste mongole avevano reso maggiormente accessibili, vennero ad inserirsi nelle percezioni, negli apporti intellettuali e artistici e nelle strategie politiche dell’Europa tardo-medievale.

Nel corso degli ultimi decenni, la storia delle relazioni tra il papato e l’Oriente è stata oggetto di un importante rinnovamento, di cui sarebbe impossibile tracciare in questa sede un bilancio esauriente. Un articolato panorama di studi ha esplorato la complessità di tali interazioni, arricchendo lo stato dell’arte di nuove prospettive. Ricomponendo l’ingente mole di informazioni scaturite da fonti che spaziano dalle corrispondenze ufficiali, alle cronache, alle relazioni di viaggio, si sono offerte nuove sintesi sugli scambi diplomatici tra il papato e i khanati mongoli e sulle testimonianze dei frati missionari, osservando l’impulso conferito da questi ultimi alla conoscenza della geografia, dei popoli e delle religioni asiatiche (Schmieder 1994; Richard 1998; Jackson 2005; Gadrat-Ouerfelli 2020; Tanase 2013; Di Bella 2026) [6]. Lo studio dell’apostolato mendicante negli ultimi secoli del medioevo si è altresì orientato verso altre direttrici: quelle comprese tra la Cilicia, la Palestina e l’Egitto, percorse da viaggiatori, pellegrini e missionari (Rouxpetel 2015); e quelle comprese tra la Grecia, l’Impero bizantino, il mar Nero e la Persia (Delacroix-Besnier 1997), che hanno richiesto nuovi approfondimenti relativi al confronto tra le Chiese, compiuto ora localmente, ora presso la curia papale. Questo filone di studi ha ben rilevato come i dibattiti tesi all’unione si intensificarono spesso in fasi particolarmente critiche per le comunità cristiane d’Oriente, pressate dall’espansione islamica, evidenziando così l’intreccio tra le motivazioni religiose e quelle difensive spesso soggiacenti alle trattative. Lo illustra in maniera efficace il caso dell’Armenia ciliciana, nella quale le esigenze strategiche sboccarono in ripetuti accordi di unione con la Chiesa di Roma, mentre la prossimità del regno alla Terra Santa rendeva urgente la sua difesa (Halfter 1996; Bundy 1992). Si tratta di considerazioni ben note ai pontefici del XIV secolo, riflesse nei loro carteggi e nella copiosa trattatistica scaturita da una stagione di intensi dibattiti intorno al recupero della Terra Santa. La storiografia non ha mancato di rilevarne l’interesse, relativo non solo agli aspetti politici e strategici delle crociate in età avignonese (Housley 1986; Setton 1969), ma anche ai molteplici risvolti religiosi, culturali, commerciali o finanziari della guerra santa sul finire del medioevo (Schein 1991; Leopold 2000; Paviot 2014; Musarra 2018) [7]. Né l’impresa d’oltremare venne meno, nelle sue tensioni ideali, con l’esaurirsi di questa trattatistica: si trattò di ricalibrarne obiettivi, prospettive e modalità comunicative, trasformando le “crociate tardive” in una guerra difensiva contro i Turchi (Housley 1992). In aggiunta ai principali filoni di ricerca sinora menzionati, non sono inoltre mancati progetti tematici trasversali, che hanno contribuito a riflettere, ad esempio, sulla trasmissione dei resoconti storici, sul concetto di “frontiera”, o sulla rappresentazione spaziale e cartografica come utili dispositivi analitici per lo studio delle relazioni tra Oriente e Occidente tra l’epoca avignonese e il Grande Scisma (Bueno, Rouxpetel 2019; Cappuccio, Collamati, in corso di stampa; Vagnon 2013).

Come questa produzione ha evidenziato, mentre la corte dei papi si configurava come uno degli ambienti culturalmente più dinamici dell’Europa tardo-medievale, il crescente flusso di notizie provenienti dall’Oriente vi trovò un humus particolarmente fertile. I saggi qui raccolti mettono a confronto evidenze testuali e iconografiche e integrano prospettive storiche, filologiche e storico-artistiche, offrendo nuovi elementi di riflessione circa i protagonisti di tali interazioni, gli oggetti, i materiali e le informazioni trasmesse, le lingue e le traduzioni che le veicolano, le immagini e i programmi illustrativi che le corredano. Attraverso casi di studio che guardano al rinnovato interesse per l’Oriente nutrito presso la corte papale e i milieux ad essa prossimi – come Napoli, Venezia e i regni di Aragona, di Cipro e di Armenia – si porranno così le basi per uno studio comparato delle relazioni diplomatiche e culturali tra questi ambienti e gli spazi transmarini, promosse ad esempio dalle attività del Gran Maestro degli Ospedalieri di Rodi, Juan Fernández de Heredia, importante committente di codici riccamente miniati. Di quest’ampia fioritura fa parte anche la trattatistica teologica, come nel caso di Richard Fitzralph e della sua opera sulle eresie degli Armeni, che da Avignone si diffonde anche nella penisola italiana. Autori come Het‘um (Hayton) da Korykos, Marin Sanudo e Paolino Veneto hanno ricevuto in questa raccolta un’attenzione particolare: spingendosi ben oltre la città dei papi, la loro attività intreccia diplomazia, crociata in Terra Santa e relazioni cristiano-mongole e i manoscritti delle loro opere, talora finemente miniati, hanno sollecitato nuove analisi storiche, filologiche e stilistiche. Né queste ultime sono state limitate ai soli testi in lingue occidentali. I papi del tardo medioevo e altri signori europei, infatti, lasciarono tracce, ancorché sporadiche, anche negli scritti redatti in regioni come l’Ilkhanato: basti pensare al resoconto del monaco nestoriano rabban Bar Sauma, che viaggiò dal Catai fino a Baghdad, per essere poi inviato come ambasciatore ilkhanide in Europa (Rossabi 1992; Borbone 2009); o alla cronaca universale dello storico persiano Rashīd al-Dīn, autore musulmano di origine ebraica attivo presso la corte dell’ilkhan Ghazan, che offrì una dettagliata trattazione sull’Europa, sui Franchi e sui papi (Morgan 2005).

I nuovi materiali portati alla luce in occasione del workshop bolognese, presentati nei saggi raccolti in questo dossier, aprono numerosi ulteriori percorsi di ricerca e arricchiscono il panorama delle relazioni tra Occidente e Oriente, evidenziando il ruolo centrale del papato avignonese nella costruzione di relazioni e nella disseminazione delle conoscenze derivate da tali contatti nella produzione storiografica, letteraria ed artistica dell’Europa tardo-medievale.

Bibliografia

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Note

1. Il progetto all’interno del quale è stato realizzato questo dossier è il PRIN 2022 “The Angevin World, the Papacy and the East, 1250-1450”, finanziato dall’Unione europea – Next Generation EU, Missione 4 Componente 1, CUP J53D23012920006. Le curatrici ringraziano tutte e tutti i partecipanti alle giornate di studio “The papal court and the East: Information, debates, images (14th-15th centuries)” (Bologna, 12-13 giugno 2025) per i contributi presentati e per le fruttuose e stimolanti discussioni.

2. L’edizione e la traduzione inglese sono stati realizzati da Diego Palombi, nell’ambito delle attività dell’unità di Roma, con lo strumento digitale innovativo StoryMapJS.

3. La mostra, organizzata in cinque sezioni tematiche – Authors; Manuscripts; Models and Copies; Narrative Illustrations; Mapping Worlds – è stata curata dall’unità di Roma, da Lola Massolo con la supervisione di Francesca Manzari e la collaborazione di Diego Palombi per la trascrizione di testi. Il percorso tematico digitale è stato progettato e realizzato con lo standard di descrizione internazionale IIIF (International Image Interoperability Framework). La mostra e tutti i materiali del sito sono stati pubblicati in open access con CC BY-NC-ND 4.0.

4. La bibliografia sul papato avignonese è molto vasta e ci limiteremo ad alcuni rimandi bibliografici essenziali. Per una visione d’insieme, si vedano Zutshi 2000; Rollo-Koster 2015; Beattie 2025.

5. Riprendiamo l’efficace espressione di Gadrat-Ouerfelli 2014.

6. A tal proposito è utile menzionare anche il progetto di ricerca “Lateinische Kirche im Sondermodus? Kommunikationssystem und Wissensformierung zwischen Lateineuropa und dem Fernen Osten im 13. und 14. Jahrhundert” (P.I. Prof. Jochen Johrendt): https://gepris.dfg.de/gepris/projekt/438821762 (ultimo accesso: 24-06-2026).

7. Si veda il repertorio di trattati de recuperatione e fonti odeporiche offerto nel database del progetto APE: https://apeprin.unior.it/database/.