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Michela Nocita, “Epigrafia greca”

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Michela Nocita, Epigrafia greca. Milano: Monduzzi, 2025. IX-291 pp.

Il volume, redatto da Michela Nocita sotto la supervisione di Maria Letizia Lazzarini, già professoressa ordinaria di Epigrafia greca all’Università La Sapienza di Roma, intende essere un manuale di introduzione allo studio universitario della materia. Per questo motivo l’opera prende seriamente in considerazione, come proprio modello di partenza, il manuale in quattro volumi di Margherita Guarducci, il cui compendio L’epigrafia greca dalle origini al tardo impero (1987) rimane ancora oggi un punto di riferimento indispensabile. Il fine ultimo del volume, come dichiarato nella premessa di Lazzarini, non è dunque quello di sostituire il volume di Guarducci, ma quello di presentare le novità in campo epigrafico degli ultimi quarant’anni. Sono, infatti, presentati sia testi rinvenuti di recente, a cui si aggiungono riferimenti bibliografici aggiornati, sia quei supporti di carattere digitale che lo studio dell’epigrafia ha prodotto fino a oggi, di cui per evidenti ragioni Guarducci non aveva contezza. L’utilizzo di documentazione fotografica moderna e di apografi disegnati dall’autrice consente di visionare con dettaglio i documenti presi in esame, sia da un punto di vista materiale sia testuale. 

La struttura dell’opera si suddivide in tre parti principali, le quali trattano rispettivamente degli alfabeti arcaici, dei documenti epigrafici di età classica ed ellenistica, e delle epigrafi di età romana. Esse, inoltre, raccolgono le tipologie epigrafiche maggiormente rappresentate durante tali periodi. L’aspetto cronologico consente di seguire l’evoluzione e il cambiamento dei supporti, degli stili e delle modalità epigrafiche nel corso della storia dei Greci dall’età arcaica all’età romana, garantendo un maggiore legame tra l’epigrafia e l’ambito storico a cui afferisce. Ai tre capitoli è anteposta un’introduzione fondamentale: qui l’a. si sofferma su quegli aspetti generali dell’epigrafia greca indispensabili per comprenderne origine, sviluppo ed evoluzione, come la nascita dell’alfabeto greco e i suoi precursori (alfabeto fenicio, lineare A e lineare B), i differenti alfabeti arcaici suddivisi da Kirchhoff (azzurro, verde e rosso), le diverse direzioni della scrittura, da quella sinistrorsa (o retrograda) fino a quella progressiva, passando attraverso quella bustrofedica.

Nel primo capitolo l’autrice si sofferma sulla diffusione della scrittura durante l’età arcaica e a questo fine descrive le numerose varianti di alfabeto che nacquero in Grecia in questo periodo. Sono dettagliatamente prese in analisi le differenze che esistevano non solo tra i tipi di alfabeto greco, ma anche tra gli alfabeti delle singole località o poleis presenti all’interno di una stessa regione. Inevitabile è il confronto con Atene che, fin dall’età arcaica, pur non essendo il luogo che conta maggiori attestazioni epigrafiche, dimostra una produzione di particolare interesse e varietà. Altre località la cui produzione epigrafica durante l’arcaismo risulta peculiare sono alcune poleis dell’Asia Minore come Mileto o Eritre; l’isola di Creta, che spicca grazie alla numerosa presenza di epigrafi in alfabeto verde, molte di esse provenienti nel territorio di Gortyna; o ancora la Magna Grecia e Pithecusa, dove fu rinvenuta la cosiddetta ‘Coppa di Nestore’, una delle attestazioni più antiche di epigrafe in greco. Queste occorrenze evidenziano perfettamente l’origine e lo sviluppo non continentale della scrittura greca, senza che gli esempi provenienti dalla Grecia continentale vengano ignorati.

Il secondo e il terzo capitolo descrivono le varie tipologie epigrafiche che la disciplina distingue ma, a differenza del volume di Guarducci, in cui sono divise tra private, pubbliche e religiose, qui sono prese in considerazione all’interno di una divisione cronologica, che valorizza dunque il rapporto tra esse e il contesto storico: il secondo capitolo esamina le categorie più frequentemente utilizzate durante l’età classica ed ellenistica, tra cui trattati, decreti, epistole e rendiconti, le cui attestazioni provengono in buon numero da Atene – di cui conosciamo un elevato numero di documenti epigrafici pubblici, anche grazie al regime democratico che vigeva in città – e da altre poleis del continente, delle isole e dell’Asia Minore. Inevitabilmente, una delle tipologie che è analizzata con maggiore attenzione è il decreto, che dà oggi agli studiosi la possibilità di capire molti aspetti della pratica legislativa di una comunità. Gli arbitrati, d’altro canto, consentono di affrontare il tema delle relazioni internazionali intessute tra le poleis e i benefici che i Greci sentivano provenire da questo istituto.

Passando all’età romana (terzo capitolo), anche per quest’epoca sono studiate le tipologie epigrafiche più rappresentative, tra cui le iscrizioni monumentali, in numero molto maggiore rispetto all’epoca precedente a causa dell’influenza romana, o le manomissioni, anch’esse cresciute in numero grazie alla diffusione di tale pratica anche presso le comunità orientali dell’impero. Un caso particolarmente interessante, tra le iscrizioni di carattere pubblico prese in esame, è rappresentato dai sedili in marmo del teatro di Dioniso ad Atene, sulla cui base è solitamente scritto il nome e il rango del possessore di quel posto. Spesso, a quest’altezza cronologica, ad avere tale onore sono proprio i membri dell’establishment romano, come senatori o governatori. Due categorie altrettanto interessanti analizzate nei due capitoli, dal carattere evidentemente religioso, sono le lamine orfiche e le defixiones. Le prime erano lamine in materiale metallico, a volte in oro, spesso riconducibile alle dottrine orfico-pitagoriche che, inserite nelle tombe degli iniziati, li istruivano su come raggiungere l’aldilà; le seconde delle tavolette in piombo che venivano solitamente conficcate nel terreno e recavano una maledizione.

In linea generale il volume risulta organico e ben strutturato. La chiarezza dei contenuti e la meticolosa analisi dei singoli documenti consentono di enunciare in modo puntuale i tipi e le modalità di comunicazione dell’epigrafia greca dalla sua origine fino all’età romana. L’utilizzo anche di materiale di recente scoperta fa ben sperare sul futuro della disciplina e consente di dimostrare alla comunità dei lettori i cambiamenti e i passi avanti compiuti dalla materia negli ultimi anni. È oltremodo evidente come una bibliografia aggiornata possa essere di aiuto nella risoluzione di problematiche o nella creazione di chiavi interpretative che nell’opera di Guarducci potrebbero mancare. Ulteriore aspetto da mettere in luce è l’attenzione posta dall’a. a inserire, in tutte le schede epigrafiche presenti nel volume, una foto o un disegno del monumento, corredando il tutto di trascrizione critica e traduzione. Infine, la struttura data all’opera, fortemente indirizzata in senso storicistico, garantisce la possibilità di inserire il singolo documento epigrafico all’interno del periodo da cui proviene. Tali caratteristiche contribuiscono a rendere il manuale un agile strumento per la didattica, sia come base di partenza per lo studio dell’epigrafia greca, sia come antologia di supporto affiancabile a un altro testo teorico.